Cosa vuol dire carie

di Giulia Paladini*

A prima vista sembra una piccola macchia nera, ma in realtà è più simile a una caverna.

Di cosa sto parlando? Della carie, la malattia del dente più diffusa al mondo.

La macchiolina che vediamo sul dente non è altro che la porta d’ingresso di una caverna: la carie infatti continua dentro il dente, in profondità, proprio come una caverna o una miniera.

Ma come si forma una carie? Sui nostri denti vivono dei batteri, di solito innocui; la loro “casa” è la placca, quel deposito bianco e molle che si forma sulla superficie dei denti. Se dopo aver mangiato, soprattutto caramelle o cioccolata, non ci laviamo bene i denti, i batteri della placca si nutriranno degli zuccheri rimasti sui denti, e a quel punto inizieranno a fare danni.

Quanto più zucchero hanno a disposizione per nutrirsi, tanto più velocemente i batteri si sviluppano e producono degli acidi: proprio come dei minatori, gli acidi “scavano”, corrodono i nostri denti. E così si crea la carie, che prima colpirà la superficie del dente (lo smalto) e poi, se non viene fermata, continuerà nella parte più interna (dentina), iniziando a farci male.

Niente paura, perché evitare la carie è molto semplice: basta lavarsi i denti dopo ogni pasto e per almeno cinque minuti. Quando ci laviamo i denti infatti la corrosione degli acidi si ferma perché la saliva, insieme allo spazzolino e al dentifricio, li sconfigge, aiutando a riparare la superficie del dente danneggiata.

Attenzione però: se lasciamo trascorrere troppo tempo dopo ogni pasto (o caramella) i batteri avranno modo di produrre acidi e di corrodere i denti in totale libertà. Di questo passo, la carie diventerà sempre più profonda, e solo il dentista potrà salvare il nostro dente.


* file copia 2 Pecora nera di una famiglia medica al 100%, ho preferito andare controcorrente e dedicarmi alla scrittura e alla comunicazione, così mi sono laureata in Lettere. Tra le mie passioni, la narrativa, la musica e anche la scienza, che sto iniziando a divulgare proprio in quest’ultimo anno grazie al Master in Comunicazione delle scienze dell’Università di Padova.

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