Michielli: “Il successo di un buon albergatore? Saper essere cliente”

di Daniela Boresi

Marco Michielli nasce nel 1956 a Padova da una famiglia di albergatori. Laureato in giurisprudenza inizia una carriera professionale come specialista in diritto commerciale. È presidente di Federalberghi Veneto dal 2006, presidente di Confturismo Veneto e vicepresidente di Confcommercio Veneto dal 2007. È vicepresidente nazionale di Federalberghi dal 2014 e vicepresidente nazionale di Confturismo dal luglio 2013.


“Il successo di un buon albergatore? Saper essere cliente. Le donne? Non avrei mai portato a cena Marilyn. Fedez? So che ha tanti tatuaggi, ma non mi chieda cosa canta”


Una delle chiavi del successo del comparto turistico è l’accoglienza. Cosa significa accogliere i turisti in Veneto?

“Significa fare un mestiere in linea con quella che è stata la storia degli osti del ‘700 con una iniezione di  novità non di poco conto.  Fino a 20 anni fa tutti gli albergatori conoscevano la tipologia della clientela che poteva arrivare. Penso al mio albergo che ospitava italiani, tedeschi, qualche nordico. Adesso vedo 60 passaporti diversi, con usi e costumi diversi e quindi anche esigenze e richieste. Immaginiamo semplicemente cosa significhi trattare con i cinesi che hanno una cultura lontana dalla nostra, o con  gli arabi. Oppure immaginiamo tutte le divergenze alimentari. E’ una grandissima sfida. A questo si aggiunge la difficoltà nel reperire il personale”.

Quello del personale non è un problema nuovo

“Non lo è, ma oggi lo si sente in modo particolare. I nostri camerieri sono bravi e ce li portano via. Provate ad andare in un qualsiasi grande albergo all’estero, sicuramente il maitre è italiano: ce ne sono a Londra, New York, Parigi. Una diaspora”.

Anche la moda delle prenotazione online vi penalizza?

“E’ diventato un businness creare siti dove si prenota online, come lo è diventato quello dei commenti. Diciamo la verità, hotel e ristoranti sono sempre stati nel mirino dei giudizi, ma ora si assiste ad un vero e proprio dilagare. Il nostro è il settore che sta facendo da apripista al giudizio online. Mediamente i commenti  corrispondono alla verità,  ma a volte basta un giudizio pesante per inficiare un percorso specchiato. E poi se proprio vogliamo a nessuno che fa il lavoro con passione e dedizione piace essere giudicato pubblicamente magari da chi non ha esperienza e professionalità per farlo”.

Difficile anche fidelizzare la clientela…

“Quasi impossibile. Mia mamma aveva il 90 per cento di clientela che ritornava sempre. Adesso faccio fatica a vederla tornare per la 4-5 volta. Tante le opportunità che ci sono in giro, la gente cambia, guarda fuori dall’Italia, non si sofferma”.

Ipotetica bacchetta magica, che cambierebbe?

“Quello che frena molto è la preparazione della politica a gestire i temi del turismo. Siamo un popolo di 60 milioni di esperti di turismo, una volta in vacanza ci siamo stati tutti e pensiamo di conoscere il settore. Chi amministra poi fa il resto: un piano regolatore cambiato di punto in bianco, può uccidere turisticamente un territorio. Una strada sbagliata o non fatta può diventare deleteria. Paradossalmente fatico più a dialogare con i sindaci che con la Regione dove i funzionari sono preparati, magari non hanno l’occhio come ce l’ha albergatore, ma c’è una possibilità di dialogo, accettano di ascoltare. Dote rara”.

Turismo senza futuro?

“No, un futuro esiste, ma dobbiamo cambiare rotta: non inseguire gli 80 milioni di presenze che non servono, ma puntare su un turismo di qualità. Bisognerebbe perseguire gli abusivi, i numeri sono raddoppiati. Il Veneto è in Europa  e viaggia con costi europei non si può permettere di fare concorrenza a Egitto o all’Arabia Saudita che sta pensando di aprire altro lato del Mar Rosso. Con 300 euro, volo e soggiorno ci si può fare unaa bellissima vacanza. Da loro il personale non costa nulla, sono competitivi:  un cameriere egiziano prende 20 dollari al mese, 25-30 dollari costo aziendale. A me costa 3mila. Abano Terme si trova come concorrenti le Terme dell’Est, dove i prezzi sono decisamente diversi.

Vogliamo fare la differenza? Attiriamo clientela di qualità. Venezia aveva la più bella clientela del mondo, deve tornare ad averla ancora, senza farsi fagocitare dal turismo di massa”.

Turismo per lavoro e turismo per svago, la sua vacanza ideale?

“Adoro il mare. La mia passione è girare il Mediterraneo per visitare gli scavi archeologico. Le più belle cose che ho visto sono le città abbandonate. La Tunisia ha posti da urlo, la Turchia non è da meno”.

Che tipo di turista è?

“Sono un turista che si ricorda di essere anche un albergatore, quindi guardo tutto con occhi professionali. Sa qual è la mancanza più grave di un imprenditore del settore? Non testare lui il prodotto. Io vivo in albergo e se alla mattina l’acqua non è così calda come vorrei, lo segnalo. Se l’aria condizionata non è all’altezza, intervengo. Ci sono cose che non puoi delegare al personale. Faccio io il giro delle camere e mi rendo conto delle cose che non vanno”.

E’ un turista che ama il fiore sul cuscino?

“Il fiore sul letto è una procedura, molto gradevole per altro. Apprezzo però di più il sorriso spontaneo, la chiacchiera, la battuta, l’ammiccamento. Non strabordante, però”.

C’è un grande dibattito sugli animali in hotel

“Adoro gli animali. Ricordo una vecchia battuta: il cliente che chiede se può portare il cane in vacanza. L’albergatore risponde: non ho mai visto un cane arrabbiarsi o ubriacarsi. Se il suo cane garantirà per lei, sono felice di ospitarvi. Battute a parte, bisogna stare attenti a non calpestare i desiderata di nessuno. Per cui mi sento di dire, dipende. Dipende dall’hotel e dal tipo di animale, c’è un limite che non si deve travalicare. Penso piuttosto che laddove esiste una grande offerta di hotel ci possa essere una specializzazione estrema. Non parlo di ghettizzare, ma di offrire strutture che possano dare agli amici cani tutto quello di cui loro hanno bisogno per una vacanza serena”.

Andiamo a tavola. Il piatto preferito?

“Bollito con la pearà. Mia mamma era veronese e la faceva in modo straordinario, con il vero midollo, con tanto pepe, cotta lentamente nel coccio. Accompagnato da un buon rosso, pinot nero, o un un Chianti giovane: per me è un pranzo sublime. Non amo i cibi strutturati: mi piacciono i formaggi freschi, anche i salumi con il giusto invecchiamento, quando un prosciutto ha 18 mesi per me è già vecchio”.

Se volesse sparire dove andrebbe?

“Non molto lontano, farei fatica a nascondermi. Adoro il Mediterraneo, è banale dirlo ma è la culla della civiltà. Al massimo potrei andare in Sud America. Diciamo che ho una sufficiente intelligenza per fare le cose appropriate alla mia età”.

 La cosa che non ha fatto e che vorrebbe fare

“Bella domanda, quanto spazio ho? Diciamo, prendermi un anno sabbatico, barca a vela e navigare a vista. Però vorrei un caicco turco, mi piace viaggiare comodo. Un po’ vecchio stile”.

Passiamo alle cose più frivole. La donna che l’ha fatta sognare?

“Se intendiamo come donna di spettacolo Ava Gardner, molta classe e poi è mora, come piace a me. Vuole che le dica la verità? Non avrei mai invitato a cena Marilyn Monroe”.

Passione per il calcio?

“Non sono un fanatico, un tiepido interista”

Il libro sul comodino che non sfratterebbe mai?

“Ne ho tanti, sono onnivoro, leggo di tutto. Prendevo in giro mio padre che li accumulava, ma poi sono diventtao uguale. E oggi lo capisco: se impresto un libro e non mi torna indietro, lo ricompro. Ma mi spiace perché nuovo non ha mai il fascino di quello già letto”.

Ama la musica?

Moltissimo, dalla classica al jazz, al latin jazz alla Bossanova. La musica degli anni Cinquanta mi affascina!.

Sa chi è Fedez?

“Umm, un signore con tanti tatuaggi, ma non mi chieda cosa canta e suona. E’ un rapper? Se proprio vuole riportarmi ai giorni nostri mi piacciono  Vasco e Ligabue, Conte e l’intramontabile De Andrè”.

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