Veneto in ripresa, ma il commercio arranca

di Giorgio Gasco*

Basta percorrere l’autostrada A-4 da Trieste a Milano, e viceversa, per rendersi conto che forse l’economia, almeno del Nord Italia, sta ripartendo. L’autostrada, nerbo viabile dell’intera Pianura Padana, è tornata super trafficata di camion; gli indicatori economici nazionali e internazionali sono tutti in crescita e fanno ben sperare.

Un segnale registrato anche dalla Cgia (artigiani) di Mestre, secondo la quale, in questo rimettersi in marcia, anche il Veneto ha agganciato la ripresa e per quest’anno il Pil dovrebbe attestarsi attorno al 2%. E già si può parlare di record, perché questo livello non veniva rilevato dal 2010, cioè a due anni dall’inizio della crisi che ha flagellato tutte le economie occidentali. Ma piccolo commercio e artigianato stentano ancora.

Paolo Zabeo, la “locomotiva” d’Italia si è rimessa in moto?

Diciamo che gli indicatori sono positivi. A questo punto del 2017, a dare un contributo più rilevante sono stati l’export (+6,1% nei primi 6 mesi dell’anno), gli investimenti (superiori al 2%), e i consumi interni che dovrebbero seguire la dinamica del Pil” risponde il coordinatore della Cgia.

Quali i settori più in evidenza?

Macchinari, occhialeria, gomma/plastica, siderurgia e mezzi di trasporto”.

Però restano molte ombre, soprattutto per quanto riguarda il comparto artigiano.

I piccoli commercianti e le botteghe artigiane sono ancora in affanno, il loro numero è ancora in calo”.

Qualche numero.

Dal giugno 2009 ai primi 6 mesi di quest’anno, le aziende artigiane in Veneto sono diminuite di 14.888 unità (-10,3%). A metà 2017 se ne contavamo poco più di 129.000. La caduta, purtroppo, è continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2016 lo stock è sceso di 1.567 attività (-1,2%). La provincia più colpita è stata Rovigo che negli ultimi 8 anni ha perso il 12,8% delle imprese artigiane”.

tab2 cgia

Non stanno meglio i piccoli negozi.

Purtroppo, anche qui ancora un segno meno, seppure in modo meno marcata: trgiugno 2009 e lo stesso mese di quest’anno risultano 840 unità in meno (-1,7%). Nell’ultimo anno (giugno 2017 su giugno 2016) il numero complessivo dei piccoli negozi è sceso di 740 unità (-1,3%). A metà 2017 il numero totale delle imprese del commercio al dettaglio era pari a 48.243”.

Però le vendite al dettaglio sono aumentate.

Però… botteghe artigiane e piccoli negozi commerciali vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie. E nonostantsiano tornati a crescere, le vendite al dettaglio sono positive sia in termini di volumi sia in termini di valore solo per la grande distribuzione organizzata, mentre per i negozi di vicinato il dato è ancora negativo. Se aggiungiamo l’eccessivo peso delle tasse, l’impennata avvenuta in questi anni del costo degli affitti e la mancanza di credito, questo mix di criticità ha costretto moltissimi autonomi a chiudere definitivamente la saracinesca della propria bottega”.

Si chiude, quindi scende l’occupazione?

C’é una controtendenza: il numero degli occupati è tornato a livello pre-crisi toccando quota 2 milioni centomila. Ma questo livello è stato ottenuto con un forte aumento della quantità di precari. Quanto alla disoccupazione, per quest’anno si dovrebbe attestare al 6,4%. In termini assoluti il numero dei senza lavoro a fine anno sfiorerà le 150.000 unità. Sebbene sia quasi il doppio del dato che avevamo nel 2007, in Italia solo nelle province autonome di Trento e di Bolzano si registra un tasso di disoccupazione inferiore al nostro”.

Ciliegina sulla torta, la stretta del credito, i “rubinetti” sono con il conta gocce, anche a seguito del crac di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Due brand ormai scomparsi. E’ sempre più pesante la preoccupazione per una ancora prolungata stretta creditizia. Sebbene la domanda di credito non sia in calo, nell’ultimo anno, infatti, gli impieghi all’intero sistema delle imprese venete sono diminuiti di 6,3 miliardi di euro. Per un territorio come il Veneto fatto prevalentemente di piccole e micro imprese storicamente a corto di liquidità e sottocapitalizzate, il perdurare della contrazione del credito potrebbe minare la tenuta finanziaria di molti settori”.

Avete rilevazioni sugli effetti del decreto “impresa 4.0” sugli investimenti?

L’utilità del provvedimento non è in discussione, ma rimane tarato sulle esigenze delle medie e grandi aziende. Non è un caso, infatti, che la stragrande maggioranza degli incentivi sia stata utilizzata da queste ultime. E’ necessario, inoltre, che in questa rivoluzione digitale non siano coinvolte solo le aziende, ma anche la Pubblica amministrazione, la scuola e i lavoratori”.

Lavoratori, molti dei quali stanno anche soffrendo per i mancati rinnovi dei contratti.

Infatti. Senza mettere in discussione i diritti dei lavoratori dipendenti, le parti sociali devono tornare a metter mano ai contratti, superando, ad esempio, i livelli di inquadramento che, alla luce dei cambiamenti in atto, costituiscono un ostacolo alla flessibilità sempre più richiesta dal mercato del lavoro”.

tabellacgia


*giorgio gasco

Rispondi