Berti M5s: “Referendum, le priorità: istruzione, innovazione, ambiente”

di Daniela Boresi * 

Un “sì”, ma con tanti distinguo. Jacopo Berti, capogruppo del “Movimento 5 stelle”, il 22 ottobre depositerà la scheda nell’urna. “Non poteva essere altrimenti – spiega – M5S  si dichiara per il sì perchè è stato lo stesso movimento a porre in Lombardia l’esigenza di fare un referendum per l’autonomia. E poi perché per noi il momento referendario è l’apoteosi della democrazia diretta. Siamo per la filiera corta e quindi ben venga questa autonomia che chiediamo fin dai tempi non sospetti, era il 2009 quando Beppe Grillo sosteneva gli Stati Uniti d’Italia, come modello svizzero”.

Cosa rappresenta per lei l’autonomia?

“Responsabilità,  perché adesso è il momento di dimostrare quello che per troppi anni abbiamo sentito essere solo slogan: esiste urgente la necessità di dare una risposta ai bisogni del territorio. Le cose come stanno andando adesso non possono più funzionare”.

Quindi siete d’accordo con la Lega?

“Anche con Pd, se è per questo.  Non serve guardare i sondaggi per capire di cosa la gente ha bisogno. Non possiamo pensare di continuare a fare sempre le stesse cose e sperare che il risultato cambi. Per risollevare il Paese si deve sbloccare questa situazione, credo che nell’alveo della costituzione ci siano elementi su cui operare”.

Re per un giorno. Cosa cambierebbe?

“Partirei dall’Istruzione e dall’innovazione. Il Veneto è diventato grande per la sua capacità innovativa, per le menti scientifiche. Sono cose che funzionano bene e vanno lasciate in mano alla Regione. Se vogliamo salvare i nostri distretti, serve un rapporto con il territorio, serve autonomia. Poi ci sono le infrastrutture che sono strategiche: per dare modo ai ragazzi di colloquiare con il resto del mondo ed essere competitivi dobbiamo fornire loro strumenti: banda larga, interconnessioni. Non ultimo l’ambiente: oggi abbiamo problemi enormi con l’acqua inquinata dai Pfas, e poi 22 discariche abusive scoperte in poco tempo. Abbiamo l’obbligo di consegnare ai giovani un ambiente sano”.

Per buona parte dei cittadini però la vera autonomia sono meno tasse  e più risorse che restano sul territorio.

“E’ una bugia. Non saremo mai come l’Alto Adige , loro hanno un sistema che si fonda su un trattato del ’46.  Non è vero che potremo trattenerci il residuo fiscale.  Come altrettanto bisogna dire in modo chiaro che se vincerà il sì non cambierà nulla nell’immediato. Inizierà però un percorso che sarà duro e serio e che metterà alla prova la  determinazione e la voglia di fare squadra. Solo così i veneti potranno portare a casa un risultato. Ma ci vorranno anni”.

Pronostici?

“Voto non è solo un diritto e se sei un cittadino devi esprimerti. Votare quello che si vuole, ma andare al seggio. E non è bello vedere ex primi ministri che reiterano di non andare a votare. Un esponente della politica non può non incitare ad esprimere il proprio diritto-dovere”.

Al di là del referendum cosa chiederebbe per il Veneto?

“Chiederei chiarezza per le banche. La storia deve ancora iniziare, con 3mila vertenze aperte su Treviso e Vicenza e ancor peggio con i responsabili non ancora toccati. Troppo deve ancora emerge. E’ una vicenda che ha distrutto il Veneto, ne ha leso la reputazione, ha ucciso il  tessuto economico. Serve un fondo di ristoro. Ho chiesto al ministro Orlando due magistrati in più per Treviso e una task force per accertare le responsabilità.  Se noi non puniamo chi ha commesso questi ladrocini , diciamo che è lecito rubare. Invece si deve dimostrare che chi prova  a fregare i cittadini non ha scampo”.


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