Ciambetti: “Votare sì, i dati economici che ci spiegano perchè”

di Giorgio Gasco*

Un residuo fiscale di 15,5 miliardi (3.137 euro pro capite), cioé la differenza tra quanto i veneti pagano in tasse e quanto lo Stato e le pubbliche amministrazioni spendono a loro favore in termini di servizi e provvidenze.

Semplificando: il Veneto è creditore dello Stato. E ancora: dalla metà in su dell’Italia, lo Stato spende 3.048 euro per ogni cittadino che ci abita; dalla metà in giù, isole comprese, 4.020 euro. slide_AUTONOMIA_Ciambetti-speciali 8.jpgPer il Veneto 2.816 euro, per la Calabria 4.150 euro per abitante. Il dettaglio: per il Veneto 2.816 euro, per la Campania 3.679 euro sempre pro capite. Rispetto alla media delle Regioni a Statuto Ordinario, lo Stato spende in Veneto -627 euro pro-capite. Evasione fiscale?

Fatto cento la fedeltà fiscale media in Italia, in Trentino Alto Adige il valore è 159,2, subito dopo il Veneto a 130,8, in coda alla classifica Sicilia 77,9 e la Calabria 73. Sono molto di più le slide che Roberto Ciambetti, leghista, presidente del Consiglio regionale del Veneto ha memorizzate nel computer. “Ma bastano queste – quasi sillaba – per fare convincere i veneti a votare sì domenica al referendum per chiedere maggiore autonomia”.slide_AUTONOMIA_Ciambetti-speciali 5

Presidente Ciambetti, cifre eloquenti. Però i vertici della Lega nazionale remano contro: il vostro leader Matteo Salvini e il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti non credono molto in un risultato a “valanga”.

“ Ma no, non è così. Quando vengono sul territorio parlano di argomenti nazionali e non conoscendo magari le leggi o le situazioni diversificate tra Lombardia e Veneto, ogni tanto c’è un po’ di confusione. E magari vengono riportate loro frasi estrapolate dal discorso concreto. E e le cose si complicano”.

Soliti giornalisti, vero! Però non è bene che i capi non conoscano le situazioni delle uniche due regioni che vanno alle urne per un referendum così importante per i due governatori della Lega.

“C’è gente che in questo momento è completamente immersa nel dibattito sulla elettorale Rosatellum e non segue quanto avviene sul territorio”.

Concediamo la giustificazione di parte. Detto ciò, come convincere i suoi capi e gli elettori sulla utilità del referendum?

“Votè desso o tasè per sempre. E’ il momento per i veneti, che hanno a disposizione uno strumento per vincolare in modo pressante la classe politica sia regionale che nazionale. Tra l’altro speravo che il referendum si potesse fare prima, con un election day nel 2016 con il referendum perso sonoramente da Renzi e di conseguenza mi aspettavo che questo Parlamento andasse a casa dopo quel risultato. Invece ci troviamo al 22 ottobre 2017 con alle viste le elezioni politiche del prossimo 4 di marzo”.

Cosa vuol dire?

“Con il referendum i veneti daranno un avvertimento, porranno un vincolo a chiunque verrà in regione a chiedere il voto per le politiche, di esprimersi e garantire l’applicazione in chiave legislativa del risultato del referendum stesso. Futuri candidati parlamentari e futuro candidato premier sono avvisati. Per questo il referendum è uno strumento strategico dal punto di vista istituzionale-politico”.

Per questo vi augurate che il quorum, per altro imposto dal governatore Luca Zaia senza che ce ne fosse bisogno, sia abbondantemente superiore al fatidico 50% più uno?

“Certo, sai che bel malloppo si troveranno sul tavolo quelli che verranno a fare campagna elettorale. Anche quelli della mia parte politica.

Comunque c’è molto scetticismo anche da parte di chi appoggia il referendum, da Forza Italia a Cinquestelle. Ancora di più da parte di Fratelli d’Italia della vostra alleata Giorgia Meloni

“C’è qualcuno che sta grattando la pancia all’elettorato di altre regioni, vedi la Meloni, in chiave di elezioni politiche. Ma c’è anche chi si sta impegnando in modo massiccio. Però è soddisfacente un aspetto: il nostro referendum ha riaperto di dibattito sul regionalismo, abbiamo riportato all’attenzione della politica il tema delle competenze e delle deleghe, la possibilità che le Regioni hanno di fornire servizi ai cittadini. Cioé si riparla di tutto ciò che fino al 4 dicembre 2016 sembrava essere un tabù”

E’ sicuro che il prossimo governo vi ascolterà, aprendo la trattativa per definire materie e competenze da trasferire al Veneto?

“Dovrà farlo. Avere di fronte milioni di voti che chiedono l’autonomia, sicuramente influenzerà il legislatore, gli organi centrali dello Stato e il governo di qualunque colore sarà. Lo aveva già scritto la Corte Costituzionale nel 1992 nella sentenza con la quale bocciava il referendum. E non va dimenticato che la procedura istituzionale che sta alla base dell’azione referendaria è prevista dalla riforma delle Costituzione del 2001, per altro mai applicata. Si dice sempre che la nostra è la più bella Costituzione al mondo, salvo poi non attuarla per mancanza di forza politica e di volontà. Noi lo facciamo, nei confini della legittimità”.

Resta l’incognita del quorum.

“Abbiamo inserito noi questo limite, la Lombardia ha deciso il contrario, proprio per dare una valenza alle conseguenti trattative romane. Non si può andare a Palazzo Chigi con il solo sostegno di una parte marginale della popolazione. E’ questo il momento in cui i cittadini veneti possono fare pesare con il voto ciò che chiedono: più qualità dei servizi, maggiore possibilità di gestione sul territorio. E’ una responsabilizzazione”.

Ci saranno altre Regioni che seguiranno la strada di Veneto e Lombardia?

“Alcune potrebbero farlo avendo la possibilità di governarsi meglio di come fa ora lo Stato, Altre, invece, andrebbero commissariate quindi è meglio ci sia più Stato”.

Sul tavolo della trattativa che numeri porterà il Veneto?

“Già siamo a livelli di eccellenza nelle competenze che abbiamo. Dimostreremo di saper spendere bene i soldi pubblici come in sanità, nella formazione,, dando più qualità dei servizi al minor costo rispetto ad altre realtà italiana. E siamo anche innovativi, come nel caso della legge per il consumo zero del suolo che sta sollecitando l’interesse del Parlamento e di altre Regioni”.

Cosa vuole di più il Veneto?

“Gestire meglio l’istruzione perché il “Buono scuola” di Renzi sta facendo disastri; la possibilità di avere competenza sulla giustizia di pace per sgravare i tribunali che non riescono a dare risposte certe e rapide a cittadini e imprese; vogliamo avere competenza piena sul governo del territorio e dell’ambiente (non è possibile che per combattere i Pfas ci vogliano mesi per ottenere una risposta dal governo che poi ci dice “ fate voi” quando era evidente che la competenza era già della Regione), sulla protezione civile. Avere competenza sul credito cooperativo e sulle casse rurali perché possiamo fare meglio di Bankitalia. E non escludiamo la possibilità di gestire i rapporti con la Ue e di intrattenere relazioni internazionali evitando l’imbuto della Farnesina, il ministero degli Esteri”.


 

*giorgio gasco

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