2/ I politici che hanno fatto grande il Veneto

di Leopoldo Pietragnoli*

A una rapida scorsa della edizione speciale della “Navicella”, l’annuario del Parlamento, per i 50 anni della Repubblica, sono più di centotrenta i nomi di deputati e senatori veneti che balzano alla memoria di chi ha seguito per mestiere le vicende politiche della regione; e questo, peraltro, scegliendo di fare stop alla cosiddetta prima Repubblica, per mantenere la “giusta distanza” tra la memoria storica e l’attualità (e chiedendo ovviamente subito venia per le involontarie dimenticanze). Non potendo fare una enciclopedia, per rimanere nei termini di un articolo, due sono le “categorie” di primo impatto: quella di chi, pur provenendo da una professione (e spesso anche conservandola) ha di fatto passato la vita alle Camere, e quella di chi, provenendo dagli alti livelli della società civile (come si usa dire) alle Camere ha fatto soltanto una rapida capatina. Cominciamo, anche perché non di tutti è nota (o ricordata) la presenza parlamentare, da questi ultimi, quasi sempre motivata appunto dal loro ruolo nella società veneta.

Ed ecco, allora, seguendo il più possibile un rigoroso ordine alfabetico, Luciano Benetton: l’imprenditore trevigiano, fondatore del Gruppo, mecenate d’arte, dirigente sportivo, è stato senatore per il Partito repubblicano per un biennio,  dal 1992 al 1994. Identica sorte, negli stessi anni e nello stesso partito, per il veneziano Alfredo Bianchini, avvocato, uno dei più noti amministrativisti veneti. In altre file, quelle dei Verdi, visse quel biennio alla Camera anche il veneziano Gianfranco Bettin, sociologo e scrittore, che peraltro sarebbe tornato alla Camera nel 2006, ancora una volta per due soli anni.

Deputato per una sola legislatura, dal 1948 al 1953, nelle file del Partito socialista, fu il rodigino Roberto Cessi, docente di Storia all’Università di Padova per quasi trent’anni (1927-1955), e autore, tra l’altro, di una grande Storia della Repubblica di Venezia, ancor oggi in auge. Sedette invece al Senato per una sola legislatura (1987-1992), sui banchi della Democrazia cristiana, il padovano conte Umberto Emo Capodilista, grande imprenditore agricolo, che fu a capo di Confagricoltura veneta e vice presidente nazionale. Era invece soltanto ancora un avvocato con una significativa presenza nella Resistenza, il socialista padovano Giovanni Giavi, eletto deputato (1948-1953), che sarebbe poi stato, come direttore dell’Ente zona industriale di Porto Marghera, uno dei protagonisti dello sviluppo della regione. Si è già accennato nella precedente puntata a Concetto Marchesi, comunista, eletto alla Costituente, rettore dell’Università di Padova e autore di una famosa Storia della letteratura latina: la sua presenza alla Camera fu però più duratura, dal 1948 al 1957.

Simile alla esperienza di Giavi fu quella di Emilio Rosini, anconetano di nascita e padovano d’adozione, proveniente dalla Resistenza nelle file comuniste, deputato trentenne per una sola legislatura (1953-1958) e poi avviato a una carriera di docente e di magistrato che lo avrebbe portato alla presidenza del Tribunale amministrativo del Veneto. Aveva invece superato i settant’anni Giuseppe Samonà, uno dei maggiori architetti italiani, palermitano di nascita e veneziano d’adozione,  docente universitario per 35 anni allo Iuav del quale fu anche rettore, quando fu eletto al Senato nella lista unitaria Pci-Psiup, nel 1972 per un solo mandato.

Breve, una sola legislatura (1948-1953) fu l’esperienza al Senato del bellunese socialista Attilio Tissi, alpinista di altissima levatura, scalatore di prime vie sulle Dolomiti – a lui è intitolato un rifugio sul Civetta – e capo della Resistenza. E di una sola legislatura alla Camera (1953-1958), per il Partito comunista fu l’esperienza parlamentare di Bruno Trentin, segretario generale del sindacato dei metalmeccanici e poi dei marittimi, che poi optò per l’impegno sindacale fino a diventare segretario generale della Cgil.

continua…


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