IL DOPO REFENDUM / Appello di Zaia al Consiglio: insieme per essere come il Trentino Alto Adige

“Sono qui nella convinzione della centralità del Consiglio regionale in una nuova partita che apriamo oggi, dopo aver chiuso quella del referendum attraverso il quale i veneti ci hanno detto a gran voce che vogliono l’autonomia”. Parole del presidente del Veneto Luca Zaia che ha iniziato il cammino legislativo del dopo referendum, con una chiamata alla collaborazione di tutti i consiglieri regionali che dovranno dire la loro sul disegno di legge statale di iniziativa regionale, approvato dalla Giunta il giorno dopo il referendum con il quale si chiederà l’attribuzione alla Regione di 23 competenze, con relativi finanziamenti, oggi nelle mani dello Stato.

Di fronte al “parlamento” del Veneto, Zaia ha confermato la sua intenzione di avviare la trattativa con il governo perché “lo ha chiesto il popolo veneto” attraverso il referendum di domenica, garantendo il pieno “rispetto della Costituzione e degli articoli 116-117-118-119” con “forza e determinazione, ma anche con la serietà istituzionale richiesta da una prospettiva storica per il Veneto e per i Veneti”. Bandita “l’arrendevolezza, perché chiediamo tutto quello che ci è consentito dagli articoli 116 e 117: la competenza esclusiva su 23 diverse materie, le risorse per gestirle, e la specificazione dettagliata delle competenze”. Obiettivo? “Arrivare alla stessa situazione del Trentino Alto Adige, anche se di fatto e non di diritto”. Chiaro il riferimento che Zaia fa in aula a seguito delle polemiche, non solo da parte del centrosinistra, dopo avere annunciato l’approvazione della Giunta regionale di un disegno di legge teso a modificare la Costituzione per inserire anche il Veneto nell’elenco delle Regioni a Statuto Speciale. Per parare il colpo delle polemiche, in più interventi post-referendari, il leghista ha ripetuto: “Abbiamo approvato anche questo disegno di legge statale di iniziativa regionale, ma questo prevede un cammino diverso e disgiunto da quello indicato nel disegno di legge per l’autonomia. Sarà il Consiglio regionale a decidere se e come proseguirlo”. Infatti, oltre al voto dell’assemblea veneta, il cammino legislativo-istituzionale è

assai diverso, più complesso il secondo. Ecco perchè, il leghista ha parlato di arrivare alla situazione del Trentino Alto Adige, anche se di fatto e non di diritto. Perché, è il suo ragionamento, riuscire ad incassare 23 materie con relativi trasferimenti questo sarebbe. Per la specialità, se ne parlerà con il prossimo governo dopo le elezioni politiche del 2018, ma, almeno, il disegno di legge del Veneto è già pronto.

Il governatore ha poi ufficialmente informato il consiglio sui contenuti del disegno di legge: 58 articoli con i quali si entra nello specifico di ognuna delle 23 materie. Lo ha definito un testo “equilibrato e preciso, ma senza compromessi”. E ancora un appello: “Ora conto molto sul confronto a 360 gradi che si terrà con tutte le espressioni della società civile veneta e sul contribuito che verrà dalle audizioni degli stakeholders da parte delle Commissioni consiliari. Per fare sintesi mettiamo a disposizione anche la Consulta del Veneto per l’Autonomia”. L’auspicio: “Sono certo che sarà un percorso serio e approfondito, com’è tradizione di questa Regione e di questo Consiglio, che porterà l’aula all’approvazione di un atto attraverso il quale nulla sarà come prima, e non solo in Veneto”. Di qui l’esortazione “a non considerare questa partita come patrimonio politico o personale di qualcuno: sarà l’autonomia del Veneto e dei Veneti, del popolo, non della politica”. La dimostrazione la si troverà nella composizione della delegazione che andrà a Roma a trattare con il governo: sarà composta, garantisce il governatore, “da eminenti tecnici e costituzionalisti, non da politici. Chiedo alla politica di accettare l’invito a creare su questa vicenda una sorta di no fly zone, nella quale tutto il Veneto sappia fare squadra e non si divida o differenzi a seconda dei diversi credo politici”. E stia certo il Consiglio regionale: ad ogni passo, ha assicurato Zaia “sarò a disposizione per venire in aula a informare e illustrare, perché questa è una partita che si concretizzerà nel tempo, passo dopo passo, contando di poter arrivare, alla fine del cammino, a un intero Paese davvero federale e autonomista, come Stati Uniti e Germania, solo per citare due grandi Nazioni che prosperano su questa organizzazione statuale, ma anche come indicarono i Padri Costituenti nell’articolo 5 della Costituzione originaria, che riconosceva e promuoveva le autonomie locali e indicava la strada del più ampio decentramento”.

I COMMENTI

Piero Ruzzante (Articolo 1- MDP): “In Lombardia come in Veneto abbiamo portato avanti la campagna per l’astensione dato che non condividevamo l’idea di un Referendum non necessario in quanto non previsto dalla nostra Costituzione. Ho comunque pieno rispetto per la volontà popolare che si è chiaramente espressa. Ma la richiesta di Statuto Speciale del Veneto non c’entra nulla con il quesito referendario e lei, presidente, va così al di là del mandato popolare. Il referendum non va usato in modo strumentale”.

Stefano Casali (CDV): “Oggi in Veneto abbiamo fatto scendere in campo la Costituzione nella sua forma perfetta, con i riferimenti all’art. 5, 116 e 117. In particolare l’articolo 5, che è quello su cui si basa la nostra carta costituzionale, è rimasto inattuato fino a oggi, dopo 70 anni. La Costituzione è la madre di tutte le leggi. Credo che i soldi per la consultazione popolare di domenica scorsa siano stati spesi bene, dando finalmente voce ai cittadini. Dispiace solo che con l’’Election Day’ avremmo risparmiato importanti risorse che sarebbero state destinate ad altre priorità. Bene il richiamo alle 23 competenze da rivendicare e noi del Centro Destra Veneto sosterremo con forza e convinzione questo progetto di autonomia”.

Stefano Fracasso (PD): “Zaia ha depositato tre proposte, oltre a quella sull’indipendenza che va stralciata perché va oltre la volontà espressa dai cittadini. Non era poi il caso di reiterare la richiesta di modifica della Costituzione per introdurre lo Statuto Speciale, in quanto ci rende meno credibili e non rispetta le indicazioni date dai veneti. In merito alla proposta di autonomia, finalmente dobbiamo iniziare un reale e ampio confronto, anche con le parti sociali, sulle competenze in ordine a 23 materie. Non possiamo basarci tuttavia sulla richiesta di trattenere in Veneto i nove decimi delle tasse, perché in merito devono essere portati avanti studi seri”.

Jacopo Berti (M5S): “Ringrazio i veneti per questo grande segnale che ci hanno dato: vogliono l’autonomia e noi abbiamo una enorme responsabilità per dare attuazione alle istanze dei nostri corregionali che si sono recati alle urne in numero maggiore rispetto alle Regionali 2015. O noi portiamo a casa il risultato, o saremo additati come la peggiore Legislatura di tutti i tempi. Dobbiamo toglierci la maglia dei rispettivi schieramenti politici e indossare la divisa della nazionale di tutti i veneti, dobbiamo sull’autonomia fare squadra e attuare una ‘Pax Veneta’ per ascoltare la volontà di più di due milioni di corregionali. Le nostre priorità da raggiungere in tempi certi sono l’istruzione, le infrastrutture tecnologiche e un ambiente pulito. Chiedo al Governatore di coinvolgere pienamente tutti coloro che vorranno fare parte della squadra che giocherà per portare a casa l’autonomia, lasciando fuori la politica”.

Franco Ferrari (AMP): “Il voto referendario è una grande risposta del popolo veneto, a tutti i livelli. Al di là dei costi affrontati, abbiamo fatto un investimento che avrà delle ricadute positive per il nostro territorio”.

Pietro Dalla Libera (Veneto Civico): “Ringrazio i veneti per questo voto che restituisce la piena sovranità al popolo, nel pieno spirito dei principi fondamentali della nostra Costituzione. I veneti hanno scritto una pagina importante per la Regione e per l’Italia, dando esecuzione dopo 70 anni a parti del nostro testo costituzionale che erano rimaste inattuate, ad iniziare dall’articolo 5 che, nell’affermare l’indivisibilità della Repubblica, riconosce e promuove le autonomie locali. Bene che il presidente Zaia abbia chiesto tutte le 23 materie che la Costituzione ritiene possibili, assieme alle relative competenze e alle risorse necessarie”.

Stefano Valdegamberi (Gruppo Misto): “Per troppi anni abbiamo sopportato in silenzio chi ci depredava delle nostre risorse, subendo un’ingiustizia evidente ma pagando regolarmente le tasse. Ora basta, e questo referendum rappresenta il punto di svolta per rivendicare le legittime istanze dei veneti che vanno ascoltate e rispettate. Lo Stato non deve rimanere silente in tema di autonomia”.

Marino Zorzato (Area Popolare): “Questa battaglia è importante per i veneti, ringrazio quindi il presidente Zaia e tutti coloro, soprattutto afferenti all’area popolare, che si sono battuti, anche in passato, per concretizzare questa proposta di legge sull’autonomia che è alternativa alle rivendicazioni indipendentiste. I veneti, d’altra parte, hanno rivendicato più autonomia, non altro. Sono favorevole alle 23 materie richieste, a patto che siamo in grado di assumerci la responsabilità di gestirle correttamente. Voglio portare a casa il risultato, senza sotterfugi ma con la massima trasparenza e regolarità istituzionale”.

Sergio Berlato (FdI- AN- MCR): “Dobbiamo far prevalere il senso di responsabilità che ci impone di dare piena attuazione al mandato che i cittadini veneti ci hanno affidato con grande chiarezza. I nostri corregionali ci chiedono di assumere maggiori responsabilità per offrire loro servizi migliori, attraverso una più efficace gestione e utilizzo degli strumenti a disposizione. L’esito referendario deve rappresentare non tanto un punto d’arrivo, bensì di partenza per dare concretezza al diritto dei cittadini di potersi esprimere liberamente. Sull’autonomia noi giochiamo nella stessa squadra di chi vuole realizzarla, nel pieno rispetto tuttavia dell’unità nazionale, quindi al bando l’indipendenza. Ora Zaia può pretendere l’autonomia trattando con il Governo in una posizione di forza”.

Massimiliano Barison (FI): “La partita per realizzare l’autonomia è ancora lunga e complessa, ma rispetto alla quale il Gruppo consiliare di Forza Italia è stato protagonista. E’ indispensabile definire una cornice chiara al cui interno lavorare tutti assieme, rispettando alcuni principi: l’autonomia non è contraria all’unità del Paese, è sussidiarietà e quindi la Regione deve esercitare solo le materie rispetto alle quali può fare meglio di altri Enti. La Regione Veneto, in quanto virtuosa, può legittimamente reclamare maggiore autonomia per offrire ai cittadini servizi migliori e contribuire ad abbassare le tasse”.

Silvia Rizzotto (Zaia Presidente): “Anche all’interno del Consiglio regionale c’è stato un forte impegno trasversale per sostenere il Referendum per l’Autonomia. E’ stato inoltre importante aprire un dibattito nel territorio in ordine a scelte che coinvolgono il futuro di tutti i veneti. Ora ci sentiamo tutti responsabili per attuare ulteriori forme di autonomia come prevede l’articolo 116 della Costituzione”.

Maurizio Conte (Veneto per l’Autonomia): “Il Referendum ha rappresentato un grande esercizio di democrazia che ha coinvolto tutto il popolo veneto, al di là degli schieramenti politici. Chiedo tuttavia a Zaia più chiarezza in ordine ad aspetti che non sono stati oggetto del quesito referendario, come l’indipendenza. Il Veneto non deve infatti isolarsi dal resto del Paese, ma collaborare con le altre Regioni nell’ambito di una ampia riforma dell’organizzazione statale in senso federale e autonomista, che consenta di ridurre la tassazione locale e contestualmente migliorare la qualità dei servizi erogati nel territorio”.

Antonio Guadagnini (Siamo Veneto): “Dobbiamo incrementare le competenze che deve gestire la Regione a parità di spesa statale. L’esito del voto referendario ha detto chiaramente che lo strumento – Stato non funziona e quindi che i veneti sono liberi di cambiare il proprio futuro attraverso una trattativa che la Regione dovrà fare con il Governo. La comunità veneta ha deciso di mettere in discussione l’apparato – Stato, nell’ottica che un popolo sia un plebiscito quotidiano e che possa legittimamente pretendere le migliori condizioni di vita possibili, senza vincoli indissolubili con lo Stato italiano”.

Nicola Finco (Lega Nord): “Il Veneto da sempre storicamente ha rivendicato importanti forme di autonomia e ora guarda al Nord Europa e a un determinato modello positivo di sviluppo socio- economico. L’architettura dello Stato non funziona e i veneti chiedono a gran voce un deciso cambiamento. Abbiamo iniziato un percorso che ora deve essere alimentato nel segno dell’autonomia. Il Veneto deve diventare un nuovo laboratorio di elaborazione politica, coinvolgendo tutte le parti sociali”.


giorgio gasco Giorgio Gasco – giornalista

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