LEGGE ELETTORALE. Feltrin: con il Rosatellum Nordest al centrodestra. Cinquestelle a rischio

di Giorgio Gasco *

Rosatellum. Termine nazional-popolare, latineggiante. Un vezzo (o un vizio) tutto italiano:

Mattarellum, Porcellum, Consultellum, Italicum, Democratellum, Verdinellum, Speranzellum, Grechellum, Provincellum, Legalicum, fino all’ultimo nato che si richiama all’ideatore Ettore Rosato, di Trieste, capogruppo del Pd alla Camera e renziano doc. A ogni legge elettorale o proposta di legge elettorale un soprannome con suffisso in “um”. Sicuramente si facilità il lavoro dei titolisti dei giornali, ma altrettanto sicuramente si fa sorridere gli elettori.

E come sempre, ad ogni riforma elettorale che interessa più agli addetti ai lavori che il semplice cittadino ormai disincantato di fronte a questi giochetti numerici per accaparrarsi un posto al sole (seggio), iniziano le valutazioni sulla bontà o meno del testo di legge, su cosa accadrà dopo il voto (la legge sarà testata il prossimo anno alle elezioni politiche), cioè quali partiti ci guadagnano e quali no. Non può mancare per il Rosatellum. Per farlo ci affidiamo a Paolo Feltrin, trevigiano, politologo, docente di Scienze politiche e sociali all’Università di Trieste, profondo conoscitore delle logiche elettorali.

Intanto il riassunto. La legge elettorale (Rosatellum), approvata dalla Camera con il voto di fiducia, passa ora al Senato dove quasi sicuramente il governo farà altrettanto per azzerare la raffica di emendamenti di Cinquestelle e altri partiti minori.

Qual è la “filosofia” della legge? Le parole chiave sono semplificazione e coalizioni Sapendo che è stata approvata con i voti di Pd, Forza Italia, Lega e Ap è chiaro che i beneficiati saranno proprio questi partiti. Per contro, chi ci rimetterà sarà soprattutto Cinquestelle (di qui le proteste davanti a Montecitorio) e altre piccole formazioni. Poi, si favorisce il “matrimonio” (coalizione) tra partiti (un bene), il che sarà più abbordabile per il centrodestra (Fi, Lega, Fratelli d’Italia), più complicato per il centrosinistra spaccato (Pd, Mdp, Pisapia). E ancora una volta la rogna maggiore è per il movimento di Beppe Grillo: con chi si può coalizzare? Risposta: con nessuno.

La legge è così ingarbugliata (nell’articolato si usano termini come maggioritario, proporzionale, collegio uninominale e plurinominale), che è un’impresa capirci qualcosa. Ma una certezza pare esserci: il giorno dopo il voto potrebbe esserci la sorpresa di una affermazione del centrodestra (anche in Veneto e in Friuli Venezia Giulia), un arretramento del centrosinistra e una debacle per M5S. Ma di maggioranza non c’è ombra. E allora, chi farà il governo? L’ipotesi più gettonata  è quella  della Grand Koalition, nonostante in questa  lunga campagna elettorale sia Renzi che Berlusconi negano addirittura di pensarci. Non esclusa una ciliegina sulla torta: la prossima legislatura durerà al massimo due anni, giusto il tempo di riscrivere (ancora?!) la legge elettorale.

A queste conclusioni è arrivato Paolo Feltrin. Che premette: “Non ho la sfera magica, ma leggendo attentamente il Rosatellum mi sono fatto queste opinioni”.

Professor Feltrin, andiamo con ordine. Cos’è il Rosatellum?

“Alle urne ci sarà una sola scheda con un riquadro dove sono riportate le coalizioni. Nella singola coalizione è riportato un nome in alto ed è quello del candidato nel collegio uninominale. In tutta Italia sono 231 per la Camera e 109 per il Senato. Nel riquadro ci sono i simboli di partito e accanto ad ogni simbolo dei nomi in ordine alternato di genere dei candidati (da un minimo di tre ad un massimo di otto) nei collegi cosiddetti plurinominali”.

Cosa sono i collegi plurinominali?

“E’ una somma di collegi uninominali. Un esempio: avrò un collegio plurinominale con cinque candidati il che vuol dire che ho sommato insieme quattro-cinque collegi uninominali”.

E’ possibile il voto disgiunto come alle elezioni comunali?

“No, alle prossime politiche posso mettere la “x” sul nome in testa e poi sul singolo del partito interno alla coalizione ma non posso votare il candidato di un collegio uninominale e poi il partito di un’altra coalizione”.

Quindi?

“ I 213 collegi uninominale sono circa il 35% di 607 seggi alla Camera (a cui vanno aggiungi il seggio all’estero e della Valle d’Aosta). Quindi chi prende un voto in più vince”.

Questa è la semplificazione?

 “Non solo, è anche un consistente premio ai grandi partiti-coalizioni”.

Perché sono stati previsti 231 collegi uninominali?

“Fondamentalmente per tagliare le gambe ai piccoli partiti, da un lato, e a quelli che non fanno coalizione, dall’altro”.

Una ghigliottina per Cinquestelle?

“Appunto. Per questo i grillini hanno protestato. Se fosse stato confermato il divieto di coalizione come nell’Italicum, i Cinquestelle prenderebbero un sacco di collegi. Mi spiego: se i collegi fossero tutti proporzionali e i Cinquestelle prendessero il 25%  incasserebbero tanti collegi. Ma con il Rosatellum, con lo stesso 25% rischiano di non prendere neppure un collegio uninominale, tant’è che per incassarlo si dovrebbero salire oltre il 35% dei consensi: cosa improbabile. Questo perché il confronto non è con Pd o Forza Italia, ma con intere coalizioni di centrosinistra e centrodestra”.

Per questo Renzi si è accorto che ha bisogno di Pisapia e di Bersani-D’Alema.

“Sì, tutti dentro, tutti dentro. Anche perché Renzi, se vuole vincere, non può  fare a meno dei fuoriusciti dal Pd visto che contano nelle Regioni-Rosse”.

Salvo un ciao, ciao dopo il voto.

“E’ probabile. Prendendo come esempio Venezia e Rovigo oppure le aree dove il centrosinistra può giocarsi e vincere il collegio uninominale, se un pezzo della coalizione va per la sua strada come fa il Pd a conquistare il collegio?”.

Prevedibili ossa rotte per Cinquestelle?

“Nella mia ipotesi, il movimento può avere una cinquantina di seggi nella parte uninominale in tutta Italia. Ed è tantissimo. Ma soprattutto, con questo sistema elettorale si evita anche (con buona pace di Pd e Fi-Lega) la preoccupazione di una eventuale, assai lontana, alleanza di governo Lega-Cinquestelle: il Rosatellum non permetterebbe loro di avere i numeri”.

Questo per la parte uninominale dove si assegnano 231 seggi. Nel proporzionale cosa avviene?

“I rimanenti seggi (607-231 uguale 376) vengono distribuiti con metodo proporzionale calcolato a livello nazionale: se io ho il 3% dei consensi incamero il 3% dei 376 seggi rimanenti. Ma si tratta di un valore depotenziato perché la base non è più 607. Quindi il 3% previsto come sbarramento dal Rosatellum, “costa” di più, cioé bisogna prendere più voti per centrare un seggio. Un altro particolare che conferma come a trarre vantaggio dalla nuova legge elettorale saranno i partiti più grossi (Pd, Forza Italia, Lega e nella parte proporzionale Cinquestelle) e nella parte maggioritaria Pd, Forza Italia e Lega”.

Al Senato cosa succederà?

“A Palazzo Madama vanno distribuiti 315 seggi ai quali aggiungere sei per eletti all’estero. I senatori vengono eletti su base regionale. E l’effetto maggioritario è ancora più forte”.

In Veneto?

“Nella suddivisione nazionale, al Veneto spetterebbero 24 senatori: 9 nei collegi uninominali dove vince chi arriva primo, 15 nei collegi plurinominali dove, per ottenere un seggio bisogna raggiungere il 3%”.

A chi andrebbero i 9 seggi uninominali?

 “A Lega e Forza Italia più qualcuno dei minori con i quali, magari, si è fatto qualche scambio di favori”.

Pare di capire che in Veneto, se alla Camera Cinquestelle può portare a casa qualcosa, al Senato non se ne parla.

“Portare a casa qualcosa? Voglio vedere se per i collegi uninominali riesce a superare il 34-40% in Veneto”.

Restano i 15 seggi nella parte parte proporzionale.

“Per ottenerne uno basta il 3% dei voti. Ma facendo la semplice proporzione 15 sta a 100  come X sta a 3, il risultato è 0,45 seggi, quindi molto lontano da un seggio. Per essere sicuri di prendere un posto al Senato in Veneto, il grillini dovrebbe ottenere almeno il 6-7 per cento”.

Quindi in Veneto, Lega e Forza Italia faranno man bassa al Senato?

“E’ così, per mancanza di altri contendenti. E così sarà nel Lazio, in Sicilia e Campania grandi regioni. Qualche speranza potrebbe esserci in Lombardia dove si distribuiscono il doppio dei seggi, altrove la soglia è più alta. Si evince che il Rosatellum  favorisce i grandi partiti ancora di più al Senato che alla Camera”.

Semplificazione centrata.

“Esatto, nel prossimo Parlamento ci sarà un numero inferiore di partiti e più grandi, direi al massimo 4 grandi e un paio di quelli beneficiati da qualche scambio di qualche collegio. E’ evidente che un proporzionale puro sarebbe stato una iattura: su 607 seggi sarebbe bastato lo 0,6% per avere un seggio. Sia che affollamento”.

Punti neri del Rosatellum?

“Si tratta di una legge elettorale utile a votare solo questa volta…”.

Sta dicendo che con il nuovo parlamento ricomincerà la giostra? Perché?

Risata: “Perché le coalizioni sono finte. Con queste coalizioni è certo che nessuna di loro avrà la maggioranza dei seggi: nelle Regioni rosse, vince il centrosinistra nei collegi uninominali; il centrodestra vince al Nord e in parte al Sud; nelle città un po’ di mistomare. Quindi, nessuno avrà la maggioranza. Nella parte proporzionale ci sarà una divisione per tre: centrosinistra, centrodestra

Cinquestelle”.

E chi farà il governo?

“Si farà mettendo assieme due grandi partiti più qualche patatina di contorno di coalizioni diverse”.

Prevede un governo Pd-Forza Italia?

“Non lo prevedo, lo do per certo. Ma non verrà detto all’elettorato durante questa lunga campagna elettorale, altrimenti l’elettore potrebbe fare brutti scherzi. Lo ha fatto anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel: in campagna elettorale diceva vinceremo noi, ma dopo ha dovuto fare coalizione con qualcuno”.

Per mutuare la Germania, ci troveremo la Gran Koalition?

“E’ certo. Sempre che si consideri la Gran Koalition  come soluzione per garantire la governabilità”.

Non trova almeno impropria la possibilità delle pluricandidature, cioè candidarsi alla Camera in cinque diversi collegi plurinominali e uno nell’uninominale? Riecco le preferenze.

“Diciamo che mi lascia molto perplesso. Se i candidati in lista sono 70, moltiplicati per 6 pluricandidature fa 420: così si coprono tutte le posizioni utili. Obiettivamente non è simpatico. Ma ho impressione che sulle preferenze (nonostante gli italiani abbiano votato due referendum favorevoli alla loro abolizione) alla fine vada bene a tutti i partiti perché sistemano un po’ più di persone”.

 Alla fine il Rosatellum non è la legge più bella del mondo come la vogliono fare passare?

“No, è servita solamente per trovare un accordo per votare questa volta. Ma comunque, meglio questa del sistema proporzionale puro”.

Tornando al Nordest, la riforma elettorale avvantaggia il centrodestra in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige?

“In Veneto conviene molto al centrodestra. Mentre il centrosinistra potrebbe risultare penalizzato nei collegi uninominali dove vincerà il centrodestra. Nel 2013 con l’Italicum, in Veneto il Pd arrivo al 21% pari a 30 seggi grazie anche al premio di maggioranza nazionale. Con il Rosatellum ne otterrebbe meno di metà: lacrime e sangue”.

E il centrodestra?

“Se nel 2013 fu ultra penalizzato anche per il mancato premio di maggioranza nazionale, alle prossime elezioni potrebbe raddoppiare i seggi. Idem in Friuli anche se i rapporti tra Fi e Lega sono diversi, rovesciati rispetto al Veneto come in Trentino. E 5Stelle nei collegi uninominali di Veneto e Friuli rischiano di non prendere un seggio, se invece avverrà sarà per caso”.

Le politiche 2018 saranno anche la resa dei conti tra Forza Italia e Lega?

“Il prossimo anno si voterà anche per i consigli regionali di Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Molise. Quindi, nella partita nazionale delle coalizioni entrano anche le regionali. Domando, in Lombardia è possibile che la Lega rinunci a ricandidare a presidente uno dei suoi alla Regione a favore di un forzista? Non credo proprio. Quindi, per le politiche ci sarà uno scambio di favori e questo renderà facile trovare un accordo anche in ottica regionale. E questo vale anche per il centrosinistra”.

Quanto durerà la prossima legislatura?

“Credo al massimo due anni”.

Lo si diceva anche nel 2013, invece si è arrivati alla scadenza naturale.

 “Ma allora c’era il premio di maggioranza del 55%, cioé 340 seggi andati al centrosinistra nonostante avesse preso il 31% dei voti alle elezioni. Ora è un’altra musica. E prima o poi si dovrà tornare a discutere di ius soli, di tasse e di altri temi e torneranno a galla le divaricazioni tra Forza Italia e Pd che non consentiranno di reggere cinque anni. Per questo si cambierà anche la legge elettorale”.

Per fare cosa? Modello tedesco?

“Credo che per evitare i pasticci degli ultimi 20 anni, bisogna cambiare in modo condiviso la Costituzione per evitare che la Corte Costituzionali ricordi ad ogni occasione che la Carta è basata su un impianto proporzionale parlamentare e qualunque legge che va in segno opposto sarà bocciata. Insomma, invertire gli ordini dei fattori: prima condividere la a costituzionale sulla forma di governo  (presidenziale o semi-presidenziale), poi la legge elettorale. Non il contrario come fatto finora”.


giorgio gasco*

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