IL DOPO REFERENDUM/ Opposizione: via indipendenza e specialità poi pronti a trattare con Zaia

di Giorgio Gasco*

Pronti a collaborare, tutti. Ma ad una condizione dettata ieri: il governatore Luca Zaia deve ritirare qualunque progetto di legge presentato o ancora nei cassetti, che si richiama all’indipendenza del Veneto e, soprattutto, quello statale di iniziativa regionale per la modifica della Costituzione che ha l’obiettivo di introdurre il Veneto tra le Regioni a Statuto Speciale.

Fronte compatto degli stessi partiti che, seppure con molti distinguo, avevano invitato i rispettivi elettori a votare sì al referendum sull’autonomia. Poi, però, il presidente della Regione, il giorno dopo la consultazione popolare, aveva ufficializzato, non solo il progetto di legge per ottenere dallo Stato le 23 competenze previste dalla Costituzione attivando le consultazioni con tutte le categorie sociali, ma aveva anche messo sul tavolo un disegno di legge indirizzato alla specialità del Veneto come Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Sicilia e Sardegna. Subito l’altolà dell’opposizione: non si faccia, confusione, la specialità della Regione non era oggetto del referendum consultivo, quindi Zaia lo ritiri. La replica del governatore che ricalca quanto già aveva precisato il giorno dopo il voto: “Il referendum non mascherava qualcosa d’altro, come l’indipendenza. Quel progetto di legge l’ho presentato per evitare che un giorno o l’altro qualcuno venga fuori a dire perché non l’hai fatto?”. Allarme rientrato, dunque.

Comunque, i partiti di opposizione (Pd, Movimento Cinquestelle, Articolo 1 – Mdp, Alessandra Moretti Presidente, Veneto del Fare e Area Popolare) non si fidano. E per chiarire ancora meglio qual è la loro posizione e che non intendono lasciare Zaia come unico attore-interlocutore del governo nelle trattative che si apriranno, hanno voluto mettere un paletto ben visibile. Attacca il capogruppo Pd, Stefano Fracasso: “Formalizzeremo al Consiglio regionale due richieste già presentate al presidente Zaia: il ritiro dei tre progetti di legge depositati, due a firma di Guadagnini (Siamo Veneto) e uno con primo firmatario Finozzi (Lega), che hanno per oggetto l’indipendenza del Veneto, nonché l’accantonamento del progetto di legge Statale, di iniziativa regionale, per la modifica della Costituzione finalizzata all’adozione dello Statuto Speciale per la Regione Veneto”. Due le ragioni politiche della pressante richiesta: “Oggetto del referendum è stata solo l’autonomia, non lo Statuto Speciale, peraltro richiesta già cassata a suo tempo dalla Corte Costituzionale, né tantomeno l’indipendenza, altrimenti si va oltre il mandato che gli elettori veneti hanno voluto dare al Consiglio regionale e noi non lo permetteremo”. Incalza il pentastellato Manuel Brusco: “A urne chiuse, Zaia ha proclamato a gran voce che si tratta della vittoria di tutti i veneti, quindi ora sia coerente e rispetti il mandato datogli dagli elettori, parli solo di autonomia e lasci perdere indipendenza e autonomia speciale”. Ricordando che anche Fratelli d’Italia, alleati della Lega, con il loro capogruppo Sergio Berlato, hanno confermato che si parla solo di autonomia, il grillino ha ribadito che la sua parte politica vuole essere “brava portavoce dei cittadini e tradurre in atti concreti esclusivamente la volontà espressa chiaramente dai nostri corregionali”.

Sempre dal fronte della sinistra, per Piero Ruzzante (Articolo 1 – MDP) “si rischia non di andare in meta (l’autonomia), ma solo stare in mischia, ingenerando confusione ed equivoci pericolosi”. Ammettendo di aver fatto campagna referendaria per l’astensione, ora Ruzzante si schiera “volentieri e con convinzione a favore di questa giusta battaglia che vuole mettere al bando autonomia speciale e indipendenza in nome di quanto previsto dall’articolo 5 della Costituzione, che afferma che l’Italia è unica e indivisibile”. Quindi, caro Zaia “dobbiamo discutere solo sulle materie previste dagli articoli 116 e 117 della carta costituzionale. Anche perché, se da una parte è legittimo avanzare una proposta normativa di riforma costituzionale, dall’altra è pur vero che sono necessari quattro passaggi parlamentari, quindi non ci sarebbero i tempi tecnici necessari entro la fine di questa legislatura, e inoltre sarebbero necessari i 2/3 dei voti in Parlamento per una questione che è solo veneta… capite quindi l’assurdità della cosa. Dobbiamo invece avere il massimo rispetto per la volontà degli elettori che hanno chiesto solo una maggiore autonomia per la nostra Regione, non certo lo Statuto Speciale o l’indipendenza”.

Ancora il dem Graziano Azzalin rincara la dose: “Devono essere ritirati tutti i progetti di Legge sull’indipendenza, nei quali il Veneto viene messo in relazione a regioni ex balcaniche, ex russe, e con alcuni stati africani, peraltro con una evidente contraddizione politica, mentre appare decisamente inopportuno il riferimento fatto alla Catalogna”. Anche per lui, il progetto di legge per lo Statuto Speciale “ingenera confusione in quanto non si capisce quale sia la forma di autonomia che si vuole realmente realizzare per il Veneto”. Sempre dalla parte dei democratici, per Bruno Pigozzo se “Zaia ha detto che l’esito del referendum rappresenta un Big Bang”, in realtà, è il ragionamento del dem “il vero fatto epocale sarebbe rappresentato dall’eliminazione di ogni riferimento a indipendenza e Statuto Speciale”. Orietta Salemi (Pd) la butta sullo sportivo: “Il governatore deve smettere di stare sull’asse di equilibrio: da una parte, quando viene in Consiglio regionale, assume un atteggiamento istituzionale e parla solo di autonomia, dall’altra spesso strizza l’occhio alla sua parte politica che conserva uno spirito secessionista. Ma ormai i tempi sono cambiati e l’indipendenza non è più considerata una virtù, nemmeno per la Lega”. Infine, sempre del Partito Democratico “a noi interessa solo portare a casa il risultato dell’autonomia del Veneto attraverso una trattativa seria e responsabile con Roma, nel pieno rispetto del mandato che gli elettori veneti”. E dunque “Zaia ragioni con noi in ordine all’ambito di competenze che potrebbero essere esercitate meglio dal Veneto, con il solo fine di offrire un concreto beneficio per i cittadini e ricadute positive per il territorio. Il governatore assecondi le nostre richieste, altrimenti sarà chiaro a tutti che ben altri erano i veri obiettivi della consultazione popolare del 22 ottobre”.


giorgio gasco*giornalista

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