De Poli: “La Sicilia laboratorio in vista delle politiche 2018”

* Giorgio Gasco
Le elezioni siciliane sono state il banco di prova per molti partiti in vista delle elezioni politiche del 2018, quando si testerà per la prima volta il “Rosatellum”, la legge elettorale riformata.
Con la tornata elettorale di domenica nella regione a statuto speciale hanno ripreso forza i partiti di centro. Come l’Udc, da tempo orfana di Casini, che ha scelto di tornare nella coalizione di centrodestra superando così la soglia di sbarramento del 5%. “Il 7% che abbiamo ottenuto è la dimostrazione che  abbiamo intrapreso la strada giusta – spiega il sen. Antonio De Poli, Presidente nazionale dell’Udc – una strada coerente”.

Il Parlamento ha approvato di recente il Rosatellum. Quale il suo giudizio?
All’indomani della sentenza della Consulta sull’Italicum, in più occasioni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva invitato le forze politiche in Parlamento a superare uno scoglio: la necessità di due sistemi elettorali omogenei tra di loro. Con il Rosatellum è stato raggiunto questo obiettivo. Detto questo, non è la legge elettorale migliore a mio modesto avviso, non l’abbiamo votata: c’erano dei margini per renderla migliore, reintrodurre le preferenze e restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, tanto per fare l’esempio più importante,  ma il Governo ha deciso di andare avanti con la fiducia.
Sen. De Poli, il risultato delle Regionali in Sicilia avrà un impatto a livello nazionale. Ci può spiegare perché?
Il risultato della Sicilia è importante perché prepara il terreno delle prossime Elezioni Politiche che si svolgeranno nel 2018. L’UDC ha fatto una scelta di campo precisa, coerentemente con la sua storia e i suoi valori: stare nel campo del PPE, nella coalizione del centrodestra.
 
E’ una scelta che oggi è stata premiata con il 7% dei consensi. E’ un centrodestra più moderato?
E’ un centrodestra che viene trainato da quelle forze che aderiscono Partito popolare europeo come UDC e Forza Italia che, insieme, in Sicilia prendono il 25% dei consensi, un quarto dei voti in totale. Questo vuol dire che c’è un elettorato che crede nei valori democratici e cristiani che quando viene presentata un’offerta politica chiara e precisa si mobilita, va alle urne e promuove un progetto politico forte.
La Sicilia è un laboratorio politico vincente?
Sì, la Sicilia è un modello che va proiettato a livello nazionale. Nel centrodestra il pallino resta in mano al Centro, a quelle forze che come l’UDC credono nei valori del popolarismo di De Gasperi e Don Sturzo. Siamo convinti che questo modello verrà premiato anche alle prossime Politiche perché , a differenza di chi ha scelto, come Alfano e Casini,  altri percorsi politici e di giocare nella metà campo opposta insieme al Pd e al centrosinistra, noi abbiamo scelto di giocare nella metà campo che rappresenta la nostra storia politica.
In Veneto e nel Nordest quali sono le prospettive?

In vista delle prossime Politiche abbiamo il dovere di ripetere il modello Sicilia: un centrodestra unito e coeso con il pallino in mano al Centro e a quelle forze che si richiamano ai moderati. Mi viene in mente una frase di Alcide De Gasperi: per noi la politica è realizzare. In un momento in cui c’è una crisi di culture politiche forti, dobbiamo riscoprire questi valori. E’ l’unico modo per rispondere ai populismi targati M5S e soprattutto dare risposte ai bisogni di giustizia sociale dei cittadini che, da Nord a Sud, vivono sulla propria pelle il problema della disoccupazione, della povertà, della crisi delle piccole e medie imprese e della tutela delle fasce più deboli. C’è spazio per il Centro, carpe diem!


giorgio gasco*giornalista

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