Autonomia. Il Pd chiede chiarimenti al Governatore. Non si fa attendere la risposta di Zaia

“Oggi ho scritto al presidente Zaia una lettera contenente quattro semplici domande in ordine alle risorse necessarie per realizzare l’autonomia del Veneto – spiega il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto Stefano Fracasso – in particolare sui nove decimi del gettito Irpef/Iva/Ires generati nel territorio regionale che il Governatore vorrebbe fossero trattenuti per la gestione delle 23 competenze richieste allo Stato”.

“Si tratterebbe – esordisce Fracasso – secondo le stime della Direzione Bilancio della Giunta regionale, di un fabbisogno di 24,5 miliardi di euro, che diventano 18,8 al netto della quota Iva già devoluta al Veneto. Innanzitutto, chiediamo a Zaia di spiegare come, rispetto ad analoga Proposta di Legge per l’autonomia presentata dallo stesso nel 2012, ed elaborata dal prof. Luca Antonini, si stimava per le stesse 23 materie, con poche trascurabili differenze, un fabbisogno di ‘solo’ 5,4 miliardi di euro. Quali elementi di novità sono nel frattempo intervenuti per far lievitare più del triplo il costo stimato e, in particolare, perché 6 miliardi in più per la sanità, come hanno stimato i tecnici della Giunta?”.

“Poi – continua l’esponente dei Democratici – il dieci per cento del gettito Irpef/Iva/Ires generato nel territorio regionale avrebbe un valore di 2,7 mld di euro e sarebbe trattenuto dallo Stato per finanziare le sue materie di competenza esclusiva. Ma allora i conti non tornano, in quanto solamente il deficit previdenziale del Veneto è stato calcolato in 3,78 mld di euro (dati Istat 2015) e quindi l’1/10 trattenuto dallo Stato non sarebbe certo sufficiente per coprire tale deficit”.

“Terza domanda – incalza il consigliere regionale – le spese sostenute dallo Stato per garantire la difesa nazionale (forze armate), l’ordine pubblico (polizia, carabinieri, guardia di finanza, ecc…), la giustizia (penale, civile, amministrativa) e la Politica estera, ammontano a 60 mld di euro, rispetto a cui i veneti sarebbero chiamati a contribuire in misura proporzionale al loro numero (8% del totale dei cittadini italiani) e quindi per 4,8 mld di euro. Come si vede, anche in questo caso, i conti non tornano proprio rispetto ai 2,7 mld che andrebbero allo Stato”.

“Ultima domanda, ma non certo la meno rilevante – sottolinea il capogruppo PD –  gli interessi sul debito pubblico (dati MEF 2015) ammontano per l’Italia a 68,4 mld, rispetto a cui, sempre per quanto su esposto, i veneti sarebbero chiamati a contribuire per 5,4 mld di euro. Quindi, il dieci per cento del gettito generato nel Veneto che dovrebbe essere trattenuto dallo Stato, in base alle richieste di Zaia, non sarebbe sicuramente sufficiente, anzi si attesterebbe molto al di sotto della soglia necessaria per l’integrale copertura delle spese”.

“Il punto decisivo che determinerà il nostro voto in aula consiliare, la settimana prossima – chiosa Stefano Fracasso – verte proprio sulla norma finanziaria della Proposta di Legge per l’autonomia del Veneto: Zaia deve dare risposte chiare ed esaurienti alle nostre quattro domande. Ricordo che oggi il Gruppo consiliare PD della Lombardia voterà a favore dell’autonomia, che verte più o meno sulle stesse materie richieste dal Veneto ma senza pretendere di trattenere nel territorio regionale i nove decimi, ma neppure un gettito inferiore. Chiediamo semplicemente a Zaia di fare chiarezza in ordine alla completa copertura finanziaria delle 23 materie di cui si chiede la gestione. 2,7 mld per le materie di competenza esclusiva dello Stato sono infatti troppo pochi. Per me l’autonomia è una cosa seria, per questo ho sostenuto il Referendum del 22 ottobre. Zaia ora ci deve rispondere in modo serio e credibile e, possibilmente, con sollecitudine visti i tempi serrati imposti all’iter legislativo consiliare”.

Gli fa eco il Vicepresidente del Consiglio regionale Bruno Pigozzo, che spiega come: “Il nostro obiettivo politico è quello di inserire la partita dell’autonomia del Veneto in un contesto nazionale, in quanto il tema dell’autonomia rappresenta una occasione preziosa per la crescita e lo sviluppo non solo della nostra Regione, ma dell’intero Paese, e non va quindi sprecata, bensì affrontata con molta responsabilità”.

Graziano Azzalin: “Ricorro a una metafora: Zaia sostiene che vuole sedersi al tavolo delle trattative per mangiare antipasto, primo, secondo e dolce…ma chiedo se il Governatore accetterebbe di pagare il conto in anticipo, senza sapere cosa mangerà esattamente e con quale qualità… In realtà i conti si fanno solo alla fine, una volta trasferite le materie e le relative competenze, altrimenti ci troveremo di fronte a una manovra propagandistica, che sbandiera cifre aleatorie, non certo a cospetto di una trattativa seria e responsabile. Ricordo che le categorie audite hanno chiesto di prestare la massima attenzione ai costi dell’autonomia e a definire le priorità che si vogliono perseguire”.

Orietta Salemi: “Zaia, da una parte dichiara di voler restare nell’ambito istituzionale, dall’altra vuole ricevere trattamenti compatibili solo con l’autonomia speciale, questo è il paradosso in cui si dibatte. Ma allora non può presentare una semplice Proposta di Legge, bensì cambiare la Costituzione. Con il suo atteggiamento, una preziosa opportunità rischia di trasformarsi in una iattura. Bisogna gestire la trattativa con Roma con grande senso di responsabilità in quanto dobbiamo ricordare che poi la palla passerà al Parlamento, dove sarà necessario conseguire una netta maggioranza. E i parlamentari veneti sono numericamente in minoranza, quindi non bisogna toccare il tema della solidarietà nazionale, pena il naufragio della trattativa stessa”.

Francesca Zottis: “Siamo sicuri che per le 23 materie richieste da Zaia ci sia la completa copertura finanziaria per garantire ai cittadini veneti effettivamente servizi migliori rispetto a quelli assicurati loro fino a oggi, in particolare con riferimento alla ricerca e allo sviluppo? Perché la norma finanziaria non è certo chiara in merito!”.

Claudio Sinigaglia: “Chiediamo a Zaia di fare chiarezza sui costi effettivi dell’autonomia, in quanto non ci convince affatto la volontà del Governatore di trattenere i nove decimi del gettito Irpef/Iva/Ires generati nel territorio regionale. Ma il punto della questione è soprattutto politico: Zaia vuole veramente aprire con il Governo una trattativa seria, finalizzata a portare a casa un risultato concreto in termini di autonomia rafforzata per il Veneto, oppure spara alto ben sapendo che tutto finirà in una bolla di sapone? Ci chiediamo se il Governatore stia facendo solo propaganda politica, oppure intenda portare avanti un discorso politico – amministrativo responsabile. E siamo stufi di ascoltare bufale su una materia delicata come la sanità veneta: non è vero che dal 2011 al 2016 sono stati tagliati 971 milioni, in realtà il bilancio consultivo è in positivo per circa un miliardo”.

Non si è fatta attendere la risposta dallo staff del Governatore Zaia. 

In relazione a dichiarazioni rese oggi dal capogruppo del PD in Consiglio regionale, l’Ufficio Stampa della Giunta, sentita la dirigenza tecnica a supporto della trattativa ex articolo 116, III comma, della Costituzione, puntualizza quanto segue:

Il Capogruppo del Pd sostiene che nel 2012, per il finanziamento a sostegno del progetto di maggiore autonomia allora presentato a seguito del lavoro di una specifica commissione, furono richiesti soltanto 5,4 miliardi di risorse aggiuntive, mentre oggi, sempre secondo Fracasso, a fronte di una proposta analoga, verrebbero chiesti i 9/10 delle principali imposte statali riscosse nella Regione, quindi una cifra di diversi miliardi in più. Il Consigliere non ha verosimilmente colto un particolare che riveste un peso enorme nel sistema finanziario di una Regione e non ha approfondito una realtà:

  1. a differenza della proposta del 2012, infatti, quella attuale non si limita a chiedere la regionalizzazione di tutta l’istruzione, ma richiede anche e soprattutto la regionalizzazione dell’intera sanità regionale, ovvero della voce più pesante (ne rappresenta circa l’80 per cento) del bilancio regionale.

Per dare un’idea delle cifre in campo, basti ricordare che oggi lo Stato finanzia per 113 miliardi il Fondo sanitario nazionale. Quello stesso fondo è stato tagliato, dal 2012, di circa 30 miliardi, attraverso tagli lineari che non distinguono fra Regioni coi bilanci in ordine e Regioni in piano di rientro. La nuova proposta di maggiore autonomia mira, quindi, a proteggere il modello di sanità del Veneto da questo trend penalizzante che ha effetti devastanti sul servizio reso ai cittadini.

Chiedendo la regionalizzazione dell’intera sanità, la Regione si pone quindi al riparo dalle politiche di taglio lineare, nella stessa posizione protetta che hanno oggi le province autonome di Trento e Bolzano, che siccome la sanità se la pagano loro, sono escluse dal sistema dei tagli. La regionalizzazione dell’intera sanità ha dunque un impatto enorme, dal punto di vista finanziario, sulla proposta del Veneto che giustifica pienamente la richiesta, con cui ci si vuole sedere al tavolo della trattativa, dei 9/10.  Tale richiesta da sola (escluse quindi le altre materie ulteriori rispetto al 2012), infatti, può variare da un minimo di circa 6 miliardi fino a arrivare a molto di più, a seconda di come viene quantificata la spesa, ovvero se si internalizzano o meno i tagli draconiani degli ultimi anni che hanno silenziosamente smantellato il sistema di welfare. La richiesta di maggiore autonomia è l’occasione per riportare equità nel sistema, anche considerando che il Veneto confina con due regioni a Statuto speciale.

  1. per quanto attiene alla spesa per pensioni¸ servizi di difesa nazionale, ordine pubblico, giustizia e politica estera, il Capogruppo Pd non ha evidentemente riflettuto su come riesca lo Stato a pagare le pensioni dei residenti nelle province autonome di Trento e Bolzano che hanno un Prodotto interno lordo pro capite più alto di quello del Veneto e trattengono i 9/10 di tutte le imposte, e non soltanto delle principali.

I Veneti ogni anno non versano infatti soltanto Irpef, Ires e Iva, ma anche imposte di registro, ipotecarie, catastali, ecc, ecc… che il disegno di legge attualmente all’esame del Consiglio regionale lascia all’Erario, a differenza di Trento e Bolzano che le incamerano tutte.


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