Verso le elezioni/2 Santini (Pd): obbligatorio un centrosinistra unito

di Giorgio Gasco*

Al secondo tentativo in pochi mesi, Forza Italia, Lega e Pd ce l’hanno fatto a varare la nuova legge elettorale con la quale gli elettori il prossimo anno, probabilmente a cavallo tra inverno e primavera, sceglieranno il nuovo parlamento al quale seguirà il nuovo governo. Ma il “Rosatellum”, come è stata chiamata la riforma in “onore” di Ettore Rosato, triestino, capogruppo del Pd alla Camera, sicuramente non garantisce la governabilità, perché, pur spingendo per la costruzione di coalizioni, non prevede più il premio di maggioranza e a conti fatti dalle urne non uscirà un vincitore con una percentuale di consensi necessari per governare in solitudine.

Giorgio Santini, anche il “Rosatellum” non è il massimo.

“E’ il risultato del confronto tra forze politiche parlamentari che hanno modelli e ipotesi diverse. Si doveva scegliere tra due strade: proporzionale e maggioritaria. Noi come Pd, continuavamo a dire di riprendere la vecchia legge, il Mattarellum, basata sui collegi uninominali per ¾ e il 25% di recupero proporzionale” risponde il senatore vicentino del Partito Democratico” commenta il deputato vicentino del Partito Democratico.

Ma nessuno vi ha dato ascolto.

“Non è stato possibile: troppe differenze. Si è poi cercato un altro accordo, due mesi fa, sul cosiddetto sistema tedesco, che metteva insieme i due principi riferiti al territorio, in pratica un sistema proporzionale su collegi relativamente piccoli, con soglie di sbarramento molto alte (5%) che davano un effetto maggioritario perché i consensi sotto quel limite venivano redistribuiti premiando chi aveva più voti”.

Anche qui nulla di fatto.

“Tutto è saltato durante il dibattito parlamentare con il meccanismo del voto segreto, legittimo per salvaguardare il voto di coscienza, ma che viene usato per altri motivi come quello di usare il malcontento che ci può essere in una delle due Camere per far saltare i provvedimenti”.

La terza mediazione è stata quella che ha funzionato?

“Il Rosatellum, appunto, che in pratica mantiene il meccanismo dei collegi uninominali (il 36% del totale, cioé 231) e redistribuisce proporzionalmente sia alla Camera che al Senato”.

E’ in linea con le obiezioni sollevate dalla Corte Costituzionale?

“Sì, come nel caso della dimensione dei collegi che devono essere abbastanza piccoli, come nel caso dei candidati che devono essere riconosciuti”.

Secondo lei la quota di proporzionale è quella giusta per garantire la governabilità?

“Forse ce n’è poco. Vede, tutto può garantire la governabilità, ma in un sistema come quello italiano tripolare, dove esistono con forze che sono abbastanza restie ad allearsi dopo le elezioni, con il proporzionale la governabilità è impossibile, invece, con una parte di maggioritario, che è stata introdotta, può aiutare la stabilità ma bisognerebbe prendere tanti e tanti voti. Il che, con tre forze che hanno più o meno lo stesso “tesoro” di consensi … questa è la mediazioni. Comunque la governabilità dipende dagli elettori e dalle forze politiche che in caso di una maggioranza in entrambe le Camere devono trovare quell’accordo che oggi dicono di non volere”.

Quindi, anche il Rosatellum non garantisce la governabilità in presenza di un sistema tripolare.

“Un po’ verrà corretto dal maggioritario: nei collegi uninominali chi vince avrà per un terzo dei seggi. Il che avrà declinazioni diverse in giro per l’Italia: al Nord è più forte la coalizione di centrodestra, al centro il centrosinistra, nel Sud probabilmente Cinquestelle. Quindi l’effetto del maggioritario ci sarà, ma sarà limitato. Certamente, in prospettiva della governabilità non è sufficiente perché la quota maggioritaria è troppo piccola”.

Effetti in Veneto?

“Rientra tra quelle aree in cui essendoci la maggiore concentrazione di consensi su tre forze, può essere che nei colleghi uninominali il centrosinistra faccia un po’ più fatica”.

Cioé, teoricamente il centrosinistra non riuscirà a recuperare il gap che lo divide dal centrodestra?

“ Molti collegi uninominali sono contendibili, altri sarà difficile conquistarli. Noi siamo più forti nei capoluoghi di provincia e nelle cinture urbane, di meno nelle aree più diffuse. La democrazie è anche questo, dovremo convincere gli elettori a votarci ricordando quello che è stato fatto in questa legislatura”.

Domanda secca: non considera perso il Veneto?

“Cosa significa… Nelle passate elezioni abbiamo ottenuto il premio di maggioranza alla Camera con un numero di parlamentari al di sopra dei voti presi. Al Senato saremo come nel 2013, alla Camera è matematico che faremo qualche deputato in meno poiché il Rosatellum non prevede il premio di maggioranza”.

In Veneto, l’ipotesi di incassare meno deputati dipende anche dalla divisione che avete avuto con l’uscita di alcuni dem ora in Mdp e vi creerà altri problemi l’iniziativa di Pisapia?

“Potrebbe pesare, ma siamo fiduciosi. Noi non ci presenteremo da soli: penso che ci sarà Pisapia; mi auguro che si concluda positivamente il discorso con Mdp che comunque deve capire dove vuole andare, ricordando che se non sarà della partita aiuterà l’affermazione del centrodestra. Noi le coalizioni le vogliamo e le cerchiamo”.

I Cinquestelle sono la “scheggia impazzita” e per loro qualcuno parla anche di avvicinamento con la Lega.

“Questa ipotesi fa parte del non detto, che eventualmente avrà valore solo dopo il voto. Per ora i tre schieramenti pensano solo ad essere più convincenti nei confronti degli elettori. Il limite di Cinquestelle è la corsa solitaria, quello nostro e del centrodestra che siamo coalizioni variegate. Accordo Berlusconi-Renzi? Accordo Salvini-grillini? Tutte cose di cui si parlerà dopo le elezioni, sperando di avere soluzioni concrete”.

Lei teme di più il Movimento Cinquestelle o il centrodestra?

“Ricordando i risultati delle amministrative e delle regionali, in Veneto i grillini hanno un impatto diverso: tantissimi voti alle politiche, meno nelle amministrative e alle regionali. Il centrodestra, se trova il modo di unirsi, anche se deve ancora risolvere il problema della leadership (Berlusconi vuole uno di Forza Italia per tenere vicino il centro moderato, Salvini propone se stesso), dispone di un bacino elettorale più ampio”.

Non essendo garantita una maggioranza, è prevedibile ipotizzare una grande coalizione alla guida del Paese?

“Il politologo Roberto Dalimonte ha evidenziato che per avere la governabilità attraverso la maggioranza in tutte e due Camere ci vorrebbe il 60% nel maggioritario e circa il 45% nel proporzionale. E chi ci riesce!!! Se la spartizione sarà quasi omogenea in tre… sarà un bel problema e bisognerà provare il dialogo anche tra diverse aeree il che creerà non poche frizioni-spaccature all’interno delle coalizioni. Bisognerà essere molto responsabili, trovare una scaletta di programma con tre-quattro punti condivisi per non bloccare il Paese.

In quei tre-quattro punti, ci sarà anche l’ennesima riforma della legge elettorale?

“Per forza, quello che è uscito dalla porta rientrerà dalla finestra. Sono indispensabili un sistema elettorale e istituzionale stabili… siamo gli unici in Europa ad avere ancora il bicameralismo paritario”,

Lei starebbe al governo con Forza Italia e Lega?

“Per ora è una domanda astratta. Quella vera è: qual è l’alternativa? Ricordo la frase-aforisma di Churchill: la democrazia è la peggiore forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.


giorgio gasco*giornalista

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