4/ I politici che hanno fatto grande il Veneto

Per quanto ogni scelta sia sempre personale e dolorosa, è sembrato doveroso ricordare alcuni di quei parlamentari veneti che, pur provenendo da una professione (e molto spesso anche conservandola) hanno di fatto passato gran parte della vita alle Camere, finendo con il comparire come dei politici di professione (che poi non sarebbe comunque niente di male) agli occhi dell’opinione pubblica.

 Dopo i cinque della precedente puntata, eccone altri cinque che hanno ben meritato nella storia del Parlamento.

 ​Tre volte deputato e tre volte senatore (dal 1948 al 1976), Eugenio Gatto, trevigiano di nascita ma veneziano di adozione, avvocato democristiano, è ricordato come il “padre delle Regioni”. Rappresentante della Dc nel Comitato di liberazione di Venezia, trattò personalmente l’accordo per la resa dei tedeschi e la loro evacuazione dalla città. Due volte ministro per la riforma della pubblica amministrazione, nel 1970 fu nominato ministro per i problemi relativi alla attuazione delle Regioni, incarico di nuova istituzione, e ricoprì quel ruolo in tre governi: con il suo primo mandato, si svolsero le prime elezioni delle regioni a Statuto ordinario

Già ricordato tra i padri costituenti, il democristiano veronese Guido Gonella, giornalista e docente universitario, fu eletto cinque volte alla Camera e tre al Senato (dal 1948 al 1982, quando morì). Quattro volte ministro di Grazia e Giustizia, fu anche ministro alla Pubblica Istruzione e alla Riforma della pubblica amministrazione, e presidente della prima Commissione per la riforma del Concordato; sua è la legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, del quale fu il primo presidente nazionale.

Giovane deputato alla Costituente, il democristiano Luigi Gui, insegnante padovano, considerato uno dei padri della Repubblica, fu eletto sette volte alla Camera e una volta al Senatodal 1948 al 1983. Ministro della Pubblica istruzione con cinque governi, portò a compimento la riforma della scuola media, con l’istruzione obbligatoria per otto anni, fino ai 14 anni di età; fu anche ministro della Difesa con tre governi, del Lavoro, della Sanità, dell’Interno, delle Regioni. Coinvolto nello scandalo Lockeed (una vicenda di tangenti nella fornitura di aerei), fu assolto dalla Corte costituzionale, cui il processo era stato assegnato.

Nel corso della cosiddetta prima Repubblica, il Partito comunista fu sempre all’opposizione, pur con alcuni momenti di solidarietà nazionale. Nessun parlamentare comunista ebbe quindi incarichi di governo: ma nel 1989 il Pci costituì un “governo ombra” composto da 23 persone, il cui coordinatore era il deputato Gianni Pellicani, commercialista veneziano. Vice sindaco di Venezia dal 1975 al 1983, considerato il “doge rosso”, fu eletto alla Camera cinque volte, dal 1972 al 1994. Tra i “ministri” del suo governo ombra, personalità come Giorgio Napolitano agli Esteri, Stefano Rodotà alla Giustizia, Ettore Scola e Giulio Carlo Argan alla Cultura. Dal 1994 fu presidente della Save e realizzò il nuovo aeroporto Marco Polo a Tessera.

Avvocato, dirigente d’azienda, imprenditore, il trevigiano Bruno Visentini, che era stato tra i fondatori del Partito d’azione e sottosegretario alle Finanze nel primo governo De Gasperi, ancora nel 1945, appena trentenne, diventò deputato quasi sessantenne nelle file del Partito repubblicano nel 1972 e tra Camera e Senato fu al Parlamento fino al 1995. Tre volte ministro delle Finanze e poi del Bilancio, fu autore di leggi e di normative fondamentali, come l’introduzione dell’Irpef, l’emissione dello scontrino fiscale, le nuove norme per i bilanci societari. Per quasi vent’anni, dal 1977 alla morte nel 1995 fu presidente della Fondazione Cini. 

Chi ha sostenuto il luogo comune del Veneto come gigante economico e nano politico, non aveva tenuto conto di queste personalità.

  (4, fine)


fototweet * giornalista

 

 

 

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