Autonomia, sì del Consiglio regionale. Ora si parte per le trattative con Roma

di Giorgio Gasco*

Il Veneto è arrivato al secondo gradino della scala che dovrà salire per arrivare fino in Parlamento passando per Palazzo Chigi. Ora il dossier viene spedito a Roma e inizia l’attesa della risposta.

E’ la sintesi di quanto avvenuto dal 22 ottobre fino a oggi, cioè dal referendum per una maggiore autonomia della regione fino al voto del consiglio regionale che in pratica dà il via alle trattative con il governo per ottenere competenze sulla gestione di 23 materie (quelle previste dall’articolo 117 della Costituzione) e relativi finanziamenti. Nè più, né meno di quanto si prevedeva dal quesito del referendum voluto dal governatore Luca Zaia. Il quale, il giorno dopo la consultazione, ha aggiunto il carico ricordando, sempre in base alla attuale Costituzione, che il Veneto avrebbe anche chiesto di trattenere nelle proprie casse i 9/10 della tasse pagate dai cittadini veneti, proprio per “governare” e finanziare le prossime competenze senza più spedire l’incasso fiscale a Roma per poi vedersene restituire assai poco, e anche meno. Sintetizzando: il federalismo fiscale.

Così ieri, l’assemblea veneta si è ritrovata per decidere se approvare o meno il progetto di legge statale di iniziativa regionale numero 43 contente che ha l’obiettivo di incassare l’autonomia. Una strada più complessa e lunga, che il governatore leghista ha preferito percorrere ottenendo piena legittimazione da parte dei veneti, a differenza dell’Emilia Romagna che ha scelto di sedersi al tavolo con il governo per cercare di “incassare” le competenze solo di alcune delle 23 materie previste dalla Carta.

Il provvedimento di legge di iniziativa della Giunta regionale è stato approvato con 40 voti, 10 consiglieri, compresi quelli del Pd e uno di Cinquestelle che di fatto ha spaccato il partito, hanno preferito non partecipare alla votazione perché in disaccordo sui contenuti del provvedimento, in particolare sulla norma fiscale dei 9/10. Ora Zaia dovrà inviare il fascicolo a Roma, destinazione Palazzo Chigi chiedendo di inserire il progetto di legge all’ordine del giorno dell’esecutivo. Sarà il governo a decidere quando convocare il tavolo delle trattative con il Veneto e solo al termine del confronto le scelte, se concordate, saranno inviate al Parlamento che avrà la parola definitiva sulla cessione di autonomia alla Regione. Ma sul cammino ci sono le elezioni politiche del prossimo anno: è quasi matematico, quindi, che Zaia e i costituzionalisti da lui scelti per fare da contraltare allo Stato, se la dovranno vedere con un nuovo governo nazionale.

“Ora abbiamo il mandato. Al governo e al sottosegretario Gianclaudio Bressa chiediamo di attivare subito il tavolo della trattativa. Questo dibattito e questa iniziativa legislativa non ci sarebbero stati se non ci fosse stato il referendum, il voto di due milioni e 300 mila veneti e in percorso che dura da 5 anni”. Il governatore ha incassato il via libera dopo aver fatto la dichiarazione di voto, unico rappresentante della maggioranza ad eprimere, ovviamente, parere favorevole al progetto di legge.

“I consiglieri – ha detto Zaia – mi hanno dato ampia libertà di mandato, approvando uno specifico ordine del giorno. Tra le votazion, forse questa è la più importante di tutte. Certo, non basterà un governo per portare a casa il risultato. Ma il Veneto di oggi non è più quello di ieri. E’ merito del referendum del 22 ottobre scorso, nel quale i veneti hanno espresso un grande senso di partecipazione: non si raggiunge il 60% di partecipazione alle urne sotto un diluvio universale, se non c’è una vera convinzione”. Proprio questa partecipazione ha spinto il governatore a dire che “forse la vera modifica della Costituzione da fare in Italia è rendere obbligatoria la consultazione referendaria, perché anche il popolo si assuma le proprie responsabilità. Il referendum toglie ogni imbarazzo a chi dovrà trattare con il governo”. In merito alla richiesta di trattenere in Veneto i 9/10 del gettito fiscale del Veneto, Zaia non vuole pensare che anche un solo cittadino veneto consideri eccessiva questa richiesta: “Nessun veneto si scandalizza per questa richiesta, caso mai i veneti si scandalizzano per i 33 miliardi di sprechi nel bilancio dello Stato. Lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni ci ha detto che chiedere l’autonomia non è una eresia, ma una richiesta di efficienza. Noi conosciamo bene i nostri conti, nella legge e nei nostri studi abbiamo esploso e contabilizzato ogni competenza. Quelli che non conosciamo in realtà sono i veri conti dello Stato, e in questo mi confortano anche i pareri autorevolissimi dei membri della nostra delegazione trattante che del bilancio italiano e della fiscalità conoscono ogni meandro”.

In prospettiva, il leghista, che ha annunciato l’intenzione di pubblicare tutti i documenti della trattativa in uno apposito spazio nel sito web della Regione, si aspetta che il governo “faccia una controproposta seria. La trattativa sarà un processo in progress e dovremo capire se il popolo veneto sarà rappresentato anche da un ‘popolo’ di parlamentari. Tutti gli eletti in Veneto saranno misurati, indipendentemente dal loro colore politico”.

Zaia si troverà al tavolo romano in compagnia di colleghi di altre regioni come Lombardia ed Emilia Romagna? Lui, il leghista veneto, vuole un percorso ‘su misura’, perché “a differenza delle altre due regioni abbiamo già ‘sgrezzato’ l’argomento e definito materie e funzioni. Nella trattativa sono disposto a sedermi con tutti, ma il Veneto ha le sue specificità: per esempio abbiamo 90 mila bambini che frequentano la scuola d’infanzia paritaria e 20 mila allievi delle scuole di formazione professionali. Sarà un lavoro da Catone il censore: dovremo fare in modo di portare a casa competenze e risorse vere, perché l’autonomia senza soldi non serve a niente. Non andiamo a Roma col coltello fra i denti o soltanto, come dice qualcuno, per farci dire no. Ma se la controproposta del governo (qualunque esso sia) non sarà dignitosa e rispettosa dei veneti, siamo pronti anche a dire di no. Credo che il presidente Gentiloni e il sottosegretario Bressa abbiano una grande opportunità di passare alla storia rendendo possibile una intesa. Ma una intesa fatta su misura del Veneto, costruita su misura come un abito sartoriale”.

Certo, non sarà un’impresa facile, ma l’importante “è crederci, così incasseremo qualcosa”, Un avviso ai naviganti: “Siamo l’unica regione incastrata tra due regioni a statuto speciale, siamo stanchi di essere accomunati in un indefinito Nordest. Siamo un popolo di imprenditori eroici che lavorano in condizioni non facili e di comunità di confine che si ritrovano a guardare a Trento e Bolzano e al Friuli come alla valle dell’Eden. Pensare di risolvere il problema di Sappada e degli altri comuni di confine dando il via libera al cambio di regione significa non conoscere i problemi del Veneto. Dopo Sappada ci sarà un’altra Sappada. La soluzione è una sola: l’autonomia. La Costituzione ci dà questa opportunità e finché c’è questa Costituzione noi siamo nell’alveo della legalità. La legge referendaria del Veneto aprirà un nuovo corso anche per altri. Una cosa è certa, non si torna più indietro. Il Veneto ha aperto la strada, spianandola per altri”.

DALL’AULA

Marino Zorzato (Area Popolare): “Ringrazio innanzitutto quelli che sono stati i promotori di questa Legge, che hanno consentito lo svolgersi del referendum del 22 ottobre. E’ necessario ora fare gioco di squadra e remare dalla stessa parte per portare a casa il massimo risultato possibile, ovvero maggiori competenze da esercitare in modo corretto nell’interesse dei cittadini, con la presunzione che la nostra Regione è efficiente nell’amministrare le risorse pubbliche, quindi merita di ricevere forme di autonomia rafforzata. Possiamo e dobbiamo essere una Regione di riferimento per tutte le altre”.

Stefano Casali (Centro Destra Veneto): “Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per questo importante risultato. La procedura migliore dal punto di vista giuridico l’ha seguita il Veneto. E’ stata coinvolta infatti tutta la Politica regionale, si è seguito un percorso che non ha tralasciato nulla. Ringrazio anche i miei colleghi di Gruppo. Auspico che questo Progetto di Legge, frutto di un iter pienamente democratico e istituzionale, non venga svilito da sterili ostruzionismi. E’ necessario, inoltre, tenere sotto controllo la spesa pubblica. L’autonomia sarà utile anche in questo senso e infonderà maggiore fiducia nei cittadini veneti”.

Pietro Dalla Libera (Veneto Civico): “Sono contento che venga approvato oggi questo progetto di legge al termine di un iter veloce, dopo l’esito favorevole del referendum del 22 ottobre. Abbiamo chiesto il massimo che si poteva, ma nel pieno rispetto della Costituzione, nell’interesse esclusivo dei veneti, senza voler favorire nessuna categoria in particolare. Questa Legge sull’autonomia merita ora il massimo sostegno, da parte di tutti, in vista della trattativa con Roma. Noi daremo un voto convinto”.

Maurizio Conte (Veneto per l’Autonomia): “Siamo favorevoli a questo percorso sull’autonomia che porterà risultati concreti nell’interesse dei veneti, i quali, con il referendum, hanno dimostrato maturità politica e dato un mandato chiaro chiedendo maggiori forme di autonomia. Il Veneto deve dimostrare di essere in grado di offrire una gestione migliore a quelle competenze che fino a ora sono state di esclusiva competenza dello Stato, per rilanciare i territori, anche in ottica del risparmio di risorse pubbliche”.

Franco Ferrari (AMP): “Chiedo al Presidente Zaia di voler rappresentare tutti i cittadini veneti nella trattativa con il Governo, in modo serio e responsabile. Sono convinto che porteremo a casa un risultato concreto, non voglio porre limiti in merito, ma i veneti hanno bisogno di nuovi impulsi per rilanciare il territorio. Voterò quindi a favore”.

Simone Scarabel (M5S): “Il referendum è la massima espressione della democrazia diretta, frutto della partecipazione di tutti i cittadini. Il presidente Zaia ha ricevuto quindi un mandato che va al di là dei confini rappresentati dalla stretta maggioranza, e quindi ha assunto una grande responsabilità nei confronti di tutti i veneti per trattare con Roma. L’obiettivo di questo Progetto di Legge è ambizioso, i nostri cittadini non accetteranno che la trattativa non produca un risultato concreto, altrimenti si sentirebbero traditi nel preciso mandato che hanno voluto affidare alla Politica con il referendum del 22 ottobre us. Il Movimento 5 Stelle vigilerà a riguardo e faremo la nostra parte sull’autonomia. Oggi voteremo quindi a favore”.

Giovanna Negro (Veneto del fare): “La politica ha bisogno di credibilità, ora più che mai; dobbiamo confrontarci seriamente aprendo un dialogo costruttivo tra tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio regionale, per portare a casa un risultato concerto nell’interesse di tutti i veneti”.

Stefano Fracasso (PD): “Anche noi abbiamo offerto il nostro contributo fattivo durante l’iter seguito. Ora la proposta che porteremo a Roma deve essere concreta, seria e responsabile, in vista del voto parlamentare. Il Parlamento nazionale, infatti, è grande e i nostri parlamentari sono solo un decimo del totale. La proposta che verrà portata in trattativa con il Governo dovrà essere quindi modificata per poter essere più credibile e avere quindi maggiori probabilità di portare a casa un risultato concreto. Non ci convince affatto la volontà di trattenere i nove decimi del gettito Irpef/Iva/Ires generati nel territorio regionale. Non parteciperemo quindi al voto finale: non approviamo la norma finanziaria, pur favorevoli a ottenere un’autonomia rafforzata in ordine alle materie indicate”.

Patrizia Bartelle (M5S): “Per il rispetto che devo ai cittadini veneti e italiani, mi differenzio dalla posizione del mio Gruppo e non parteciperò quindi al voto, in quanto questo Progetto di Legge non mi convince nella sua impostazione generale”.

Jacopo Berti (M5S): “Votiamo sì perché il Movimento 5 Stelle è stato favorevole fin dall’inizio a questo fondamentale percorso. I veneti si sono espressi in modo chiaro e definitivo, mettendo nelle mani della politica veneta un mandato molto importante. La volontà dei cittadini, espressa con lo strumento del referendum domenica 22 ottobre, è sacra perché rappresenta la democrazia diretta e il nostro voto in aula conferma l’impegno che ci siamo presi. Noi abbiamo fatto la nostra parte con senso del dovere e in modo chiaro. Ora la palla passa a Roma e alla delegazione veneta che andrà a trattare con lo Stato. Fra pochi mesi ci sarà un nuovo governo e il Movimento 5 Stelle ha già dichiarato, prima di tutti e in maniera molto chiara, di essere pronto una volta alla guida del Paese ad aprire i tavoli delle trattative per l’autonomia. I nostri parlamentari hanno confermato di essere disponibili fin da subito a fare la propria parte nelle aule del Parlamento perché la volontà dei cittadini si trasformi subito in una realtà. Lo dobbiamo ai veneti”.

Cristina Guarda(AMP): “Dissento dalla posizione assunta dal mio capogruppo e voterò quindi in modo differente. Chiedo maggiore razionalità nell’affrontare il problema dell’autonomia, non voglio mortificare le speranze dei veneti, contesto solo il metodo seguito. Manca infatti il confronto e la chiara indicazione degli obiettivi concerti che il Veneto vuole raggiungere nei prossimi anni, soprattutto in materia di agricoltura e commercio estero. Voglio un Veneto autonomo ma rispettoso delle esigenze nazionali e pienamente rispettoso della Costituzione. Io non voterò quindi il progetto di legge”.

Roberto Ciambetti (Lega) presidente del Consiglio regionale: “E’ stata una giornata importante: oggi il Veneto trova una straordinaria unità, non hanno vinto alcune forze politiche su altre, ha vinto il Veneto. Cogliendo il mandato che i cittadini del Veneto hanno dato il 22 ottobre scorso, il Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge accelerando al massimo i tempi, con un intenso dibattito nelle Commissioni e quindi con il confronto in aula dando, inoltre, ampio mandato al presidente Zaia per la trattativa. Tutti i consiglieri regionali e quanti hanno contribuito, ad iniziare dai tecnici e dirigenti sia della Giunta come del Consiglio, a realizzare questo testo di legge. Mi auguro che il governo e il Parlamento sappiano cogliere lo spirito con cui questo mandato è stato dato dapprima dai cittadini attraverso un Referendum regolare poi dall’aula consigliare dove, è giusto sottolineare, il testo di legge è stato approvato almeno per l’80% dei suoi articoli da tutte le forze politiche presenti in aula. Ora si apre la stagione del confronto e della trattativa che sappiamo non sarà di certo facile e anch’io, come più di un consigliere dai banchi della maggioranza come delle opposizioni ha sottolineato, dico che occorre saper fare squadra e lavorare assieme, senza distinzioni di parte, per il bene della nostra cittadinanza e del nostro territorio. Questa legge è un ottimo strumento che affidiamo al presidente Zaia con fiducia”.

giorgio gasco* giornalista


 

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