Autonomia: Zaia al governo: ora vengo a Roma a trattare

 

di Giorgio Gasco* – “Pregiatissimo sottosegretario…”. Firmato Luca Zaia. L’inizio e la fine di una lettera che il governatore veneto ha spedito al sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri in materia di Affari Regionali Gianclaudio Bressa, per chiedere “di voler indicare una possibile data per un primo incontro al fine di poter concordare modalità e tempistiche del percorso che la Regione è da oggi pronta ad intraprendere”.

E’ in atto il disgelo tra il governo del Veneto, a trazione leghista, e quello nazionale dopo lo scambio di frecciate reciproche precedenti al referendum sull’autonomia del 22 ottobre. Era ovvio che, dopo che il 60% dei votanti alla consultazione ha di fatto appoggiato l’iniziativa di Zaia (“non è merito mio, ma di tutti i veneti” ribadisce il governatore), era ovvio si diceva, che i due protagonisti tornassero a confrontarsi sulle corde di un linguaggio istituzionale. Anche perché, la strada verso l’autonomia intrapresa dal Veneto non era certamente illegittima, visto che anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto l’inoffensività legislativa del quesito referendario, cardine del progetto per ottenere la competenza su 23 materie oggi in capo allo Stato, con relativi finanziamenti, per arrivare anche a trattare con Palazzo Chigi per mantenere in regione i 9/10 del gettito fiscale.

Dopo il referendum, dopo che il consiglio regionale ha approvato il progetto di legge statale di iniziativa regionale, l’ascia di guerra è stata sotterrata. E il primo passo istituzionale toccava, stando alle procedure, proprio al presidente del Veneto. Un passaggio necessario per dare inizio all’iter delle trattative con il governo nazionale. Cosa che Zaia ha fatto con una lettera al sottosegretario del Pd, bellunese, che ha lanciato bordate al vertice regionale durante tutta la campagna referendaria della serie: il referendum è pura propaganda leghista; il quesito è banale; la strada giusta è quella intrapresa dall’Emilia Romagna (la regione ha avviato il confronto con il governo senza alcun referendum o legge). Fino all’ultimo fendente dell’8 novembre scorso, quando pur ammorbidendo i toni confermando (non poteva fare altrimenti, perché lo prevede la Costituzione) la disponibilità del governo ad avviare il confronto con tutte le Regioni per il riconoscimento di maggiori forme di autonomia poiché “non c’è preclusione verso nessuno”, gettava ancora un po’ di sale sulla polemica definendo “impensabile e irrealistico trattare sulle 23 competenze” perché, era la sua motivazione, “alcune materie non si prestano a forme ulteriori di autonomia. Chiedere tutte e 23 le competenze va contro il senso dello stesso comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione. Un conto è dire discutiamo di tutto, un altro è dire voglio tutto».

La risposta all’esponente di governo è arrivata l’altro giorno da Zaia durante il dibattito in consiglio regionale per l’approvazione del progetto di legge statale con il quale si è dato il via libera al governatore di andare a Roma per avviare le trattative. “Dobbiamo batterci tutti perché i veneti abbiamo la loro autonomia – ha detto il presidente – Finché c’è questa Costituzione noi siamo nell’alveo della legalità. Spero che dalla prossima settimana si incardini il provvedimento al governo, i nostri tecnici sono pronti e a disposizione, ci misureremo sulle richieste e anche sulle controproposte del governo di turno. Ritengo che sia doveroso, da parte della controparte dire no… però”. Una chiara posizione di tregua armata mista a piena disponibilità di confronto nell’alveo delle leggi. Per questo Zaia ha preso carta e penna per informare Bressa che il consiglio regionale del Veneto “ha approvato mercoledì pomeriggio la proposta di legge statale numero 43 di iniziativa della Giunta regionale, per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione Veneto, in attuazione dell’articolo 116 della Costituzione”. Il governatore annuncia che la proposta sarà trasmessa a Palazzo Chigi nella prossime ore, e ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che il testo del provvedimento “si pone come la base e l’oggetto del programma di negoziati con il governo per il raggiungimento dell’intesa prevista dall’articolo 116 della Costituzione in riferimento ai quali mi è stato confermato ampio mandato dal Consiglio regionale”. Come dire: avrete me come interlocutore. Stando così le cose, Zaia chiude la lettera con la richiesta al sottosegretario “di voler indicare una possibile data per un primo incontro preparatorio” sul quale incardinare la trattativa Veneto-governo.

Nessuno si fa illusioni: il governo è agli sgoccioli, entro la primavera prossima ci saranno le elezioni politiche ed è certo che sarà il nuovo esecutivo a continuare il confronto. E la Lega, con tutto il centrodestra, confida che sulla poltrona di premier ci possa essere uno di loro.


giorgio gasco*giornalista

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