Tu o Lei? “A scuola il tu è diseducativo rispetto alle aspettative che il mondo del lavoro cerca e pretende”

di Elena Donazzan*

Carissimo Direttore,
Ho letto d’un fiato il suo pezzo sull’uso del tu o del lei ed ho ritrovato tutte le riflessioni che, tra le più leggere chiacchiere sul costume contemporaneo, faccio in casa. Sono anche le medesime valutazioni in occasione di ben più seri approfondimenti sul tema della educazione delle giovani generazioni con il mondo della scuola e del lavoro.

In genere sembra si sia perso il senso della forma. Non dei formalismi, che sono contaminati dal tempo e dalle consuetudini di questo o quel momento, ma proprio del rispetto, del senso, della necessità di avere una ‘forma’.
Il ‘tu’ ne risulta pertanto un dettaglio, una evidenza di questa perdita di forma che rivela, seppur spesso inconsapevolmente, la mancanza di rispetto, di un ordine gerarchico, sia esso di ruolo o di anzianità, di convenzioni non scritte, ma che dicono del lignaggio – non di censo, ma di cultura. Tutto livellato. E non verso l’alto, che sarebbe cosa assai auspicata, ma verso il basso.
Quel ‘tu’ scivola spesso nel superamento dei limiti nel linguaggio, dello spazio fisico, del pudore, di una confidenza non dovuta. Quel ‘tu’ soprattutto a scuola è diseducativo rispetto alle aspettative che il mondo del lavoro cerca e pretende.
Sempre più spesso infatti mi trovo a dover rivedere le politiche della programmazione, nel raccordo tra scuola e lavoro, proprio su richiesta del mondo del lavoro, per lasciare maggiore spazio a quelle che, con termine inglese usato nell’ambito della ricerca del lavoro, si chiamano ‘soft skills’ ovvero competenze trasversali. Molto banalmente (o gravemente) i datori di lavoro lamentano che i giovani non sappiano comportarsi, presentarsi, rispettare le regole, la puntualità, il decoro personale (sic!) e che chiedono, al primo colloquio, di ‘dare del tu’, quasi per superare ruoli, tra pari, che non comprendono.
Di chi la colpa? un po’ di tutta questa società che ha de- istituzionalizzato ogni relazione. E concordo con Lei, al maestro, a scuola e fuori, va dato del Lei. La scuola resta il luogo primario, con la famiglia, della educazione alla vita degli uomini e delle donne della nostra società ed è la prima istituzione con cui si incontrano, il primo mondo formale con cui si rapportano.
Il ‘tu’ è paradigmatico. Penso che si traduca oggi nell’uso del telefonino, diseducativo a scuola, nella parolaccia usata per sdrammatizzare, nella risposta maleducata data al bidello, al guidatore del bus, al nonno vigile. A questo spesso si aggiunge l’intervento, a sproposito, di genitori che richiamati a causa del pargolo maleducato, si schierano con quest’ultimo dando il colpo di grazia all’istituzione scuola.
Va rimesso ordine e va ridata forma. Perché la forma, come insegnano i classici è sostanza e lo abbiamo sperimentato tutti, visitando un luogo non familiare, magari all’estero. Siamo immediatamente portati a comportarci bene, in un luogo bello ed ordinato e al contrario a gettare carte a terra o a gridare in un luogo poco decoroso o sguaiato.
Un effetto emulazione che nella società, soprattutto quando guardiamo ai più giovani, ci deve far riflettere. Vale l’esempio più delle parole. Ricominciamo a porre regole in tal senso, a rispettarle e a farle rispettare. Vedrete che torneremo a dare del Lei con serenità e rispetto.
Ps caro Direttore, Lei ha richiamato il contesto della tavola….ahinoi proprio lì dove forma e sostanza pretendiamo nei piatti, si consuma il delitto della totale ineducazione. Al coltello tra i denti aggiungo, la forchetta impugnata come un punteruolo, i bicchieri usati a caso ed il tovagliolo posto ovunque, fino al l’orrore finale…la richiesta di stuzzicadenti .


 

Elena Donazzan *Assessore all’Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari Opportunità

 

 

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