Verso le elezioni /3 Stefani (Lega): “Guideremo il Paese come fanno i sindaci”

di Giorgio Gasco* – Il terremoto elettorale in Sicilia mette in allerta il Pd e rinfocola la voglia di riscatto da parte del centrodestra e di Cinquestelle. Dove l’alleanza Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia ha portato alla riconquista della regione e ha anche confermato che uniti si vince. Concetto applicabile ad entrambe coalizioni.

Soltanto che nel centrosinistra la coalizione deve ancora vedere la luce e si sta faticando non poco per rimettere insieme i cocci, mentre dall’altra parte lo stare insieme è collaudato da decenni e, nonostante le minacce di frantumazione, alla fine la tenuta è garantita. Di certo entrambi gli schieramenti, ai quali ovviamente aggiungere il terzo “incomodo” di Cinquestelle soddisfatti del risultato siciliano, si trovano di fronte un altro scoglio: le elezioni politiche del prossimo anno, quando verrà utilizzata per la prima volta, la nuova legge elettorale, il Rosatellum. Una vera novità che, stando a chi dice di saperne una più del diavolo, avvantaggerà il centrodestra e probabilmente anche i pentastellati, e penalizzerà in alcune aree il centrosinistra. Con il risultato, stando ai sondaggi, di una affermazione dell’asse Fi-Lega-Fd’I.

Erika Stefani, da leghista veneta come vede il Rosatellum?

“Da quasi un anno chiediamo che si vada al voto con qualunque legge elettorale. C’é stato un grave ritardo, c’é stato un sopravvivere da parte di questo Parlamento che non ha fatto nulla di determinante se non camminare sempre sulle uova” risponde la senatrice vicentina del Carroccio, avvocato, vicecapogruppo del partito a Palazzo Madama, già vicesindaco di Trissino

Stando ai sondaggi, la nuova legge elettorale sarebbe favorevole al centrodestra.

“Sembrerebbe una buona legge per la nostra coalizione, ma, appunto, se in coalizione. Sul contenuto del provvedimento, c’è un aspetto che genera un grande dubbio: i perimetri dei collegi”.

Secondo le sentenze della Consulta i collegi dovranno essere molti e piccoli.

“Se si guarda il dato matematico, sulla parte uninominale dovrebbero essere collegi senatoriali da 500mila cittadini e i collegi della Camera da 250mila abitanti. Il che vorrebbe dire, ad esempio, per la provincia di Vicenza un collegio e mezzo (ma quale mezzo?) per il Palazzo Madama e tre collegi per Montecitorio. Diventa, quindi, importante il primo dei candidati”.

Allora non se la sente di rispondere alla classica domanda: chi vincerà o chi perderà in Veneto? Chi ha detto sì al Rosatellum crede di bloccare i Cinquestelle.

“Sulle previsioni, è ovvio che in Veneto nei collegi con al centro città capoluogo di provincia l’orientamento (di tipo culturale e sociale) è per il centrosinistra, mentre nell’area diffusa sarebbe in vantaggio il centrodestra. Sempre a patto che se si parli di coalizione”.

E sui grillini?

“Questa storia dei Cinquestelle… il movimento continua ad avere consensi, vedi in Sicilia. Diciamo che nel Rosatellum vedo qualcosa di buono: sia nell’uninominale che nel proporzionale si associa ai simboli una faccia. Questo è importante: il primo della lista nell’uninominale e il primo del proporzionale dimostrano che il voto dell’elettore andrà al partito di riferimento. Collegamento che mancava nel Porcellum, dove di fatto c’erano i listi bloccati. Diventa quindi importante la scelta dei candidati che dovranno essere riconoscibili e riconosciuti…”.

Come dire, che voi della Lega vi sentite favoriti?

“Sì, perchè abbiamo ottime persone da candidare grazie al tipo di attività politica fatta da decenni sul territorio, ancorata a quanto viene richiesto nelle piccole realtà e nelle città. Una vera e propria popolarità costruita attraverso la struttura di partito molto radicalizzato a tutti i livelli grazie ai militanti e a chi di noi amministra. Abbiamo figure che identificano se stesse con il partito. Assai meno i Cinquestelle che hanno una struttura diversa, privilegiando l’attività collettiva rispetto a quella del singolo”.

Il Rosatellum ha anche l’aspetto positivo che spinge alle coalizioni.

“Non dico che obbligare alla coalizione sia positivo. E’ vero, vincola alla coalizione ma tutto ciò che impone un matrimonio forzato raramente è felice”.

Però presentandosi da soli, elettoralmente nessuno farebbe molta strada.

“In questo momento storico sì, in presenza di così frammentati consensi. Però, magari, in alcuni casi potrebbero essere alleanze che durano anche dopo il voto, quindi non necessariamente a fini elettorali”.

Lo scontro interno tra Forza Italia e Lega, ad esempio sulla leadership, potrebbe essere motivo di un “divorzio” dopo il voto?

“Non posso rispondere ora su quello che accadrà. Comunque non parlerei di scontro, nonostante in questa legislatura Forza Italia non abbia sempre avuto comportamenti lineari, al contrario della Lega che ha sempre seguito i suoi binari. Voglio dire che, come l’elettore ci identifica al momento del voto, lo può fare anche dopo senza trovare differenze. Il cittadino deve avere chiaro il programma e l’obiettivo di chi si candida per rappresentarlo. Ripeto spesso un esempio…”.

Indoviniamo, il referendum istituzionale perso da Renzi.

“Esatto. Quella riforma costituzionale è stata approvata dal Parlamento ma poi bocciata dagli elettori. Il che significa che i partiti non stanno rappresentando la volontà della gente. C’è crisi di rappresentatività”.

Perché non è stato scelto il sistema elettorale soprannominato Italicum, almeno garantiva la governabilità grazie al premio di maggioranza?

“ Vero, ma nascondeva un grande pericolo: lasciava le redini del Paese in mano a quel partito che avrebbe ottenuto il premio di maggioranza magari rappresentando solamente un quinto dei consensi. Almeno il Rosatellum è più bilanciato, più architettonico”.

Se ce ne fosse stato ancora bisogno, ritiene che con il referendum sull’autonomia del Veneto, la Lega abbia incassato una quota sempre più elevata di rappresentatività tra l’elettorato? Sintesi: avete in mano una bella carta in vista delle elezioni politiche.

“La campagna elettorale è stata gestita attraverso i comitati, in modo trasversale: tutti i partiti sono scesi in campo. Per questo l’esito del referendum è una vittoria veramente di tutti i veneti, non solo della Lega seppure sia stato Zaia a proporlo. So che anche i simpatizzanti di estrema destra, seppure con un’ottica di natura statalista e centralista, hanno votato sì”.

Ora c’è da concretizzare il voto referendario.

“La Lega deve garantire all’elettore che l’autonomia del Veneto sarà parte del suo programma per le politiche e che questo si tradurrà in atti concreti dopo le elezioni. Sono certa che la Lega è quella che può dare più garanzie, per le nostre radici: è questa la battaglia per i prossimi parlamentari”.

Togliere, come annunciato da Salvini, la parola Nord dal vostro logo sarà “digerita” dai leghisti veneti?

“Finora siamo solo alle parole. Comunque, Salvini vuole esportare in tutta Italia le istanze della Lega Nord perché sono oggettivamente condivisibili in tutto il Paese: sicurezza, rispetto della legalità, la certezza della pena, arginamento dell’immigrazione, gestione della spesa pubblica e livello locale. Tutto questo è stato compreso da molti in Centro e Sud Italia. Questi sono temi solo veneti o solo del Nord? Non credo. Anche l’autonomia di Veneto e Lombardia si coniuga perfettamente con un progetto nazionale”.

Il referendum sull’autonomia ha avuto più successo in Veneto che in Lombardia. Da leghista veneta si sente “superiore” ai colleghi lombardi?

“I veneti hanno capito che senza autonomia la situazione diventerebbe ancora più difficile. In Lombardia ci sono ancora dei “traini” per scongiurare le conseguenze della crisi: loro hanno le grandi industrie, le multinazionali; noi viviamo di artigianato di piccole-piccolissime aziende. Ecco perché in Veneto si sente di più il peso dello Stato. Ecco il motivo dei diversi risultati referendari”.

Molti esponenti veneti di Forza Italia accusano i loro vertici di partito di appiattimento sulla Lega.

“In Veneto abbiamo avuto un consenso popolare che ci ha dato la leadership. In Parlamento entrambi i partiti hanno seguito la propria linea ma non è mai stata messa in discussione l’alleanza. Probabilmente devono chiarirsi al loro interno”.

Alle politiche in Veneto, prevarrà l’antisistema di Cinquestelle o l’autonomia della Lega?

“Non ho la sfera di cristallo. Comunque, ritengo che la Lega otterrà un grande risultato perché ha dato prova di coerenza tra parole e fatti, anche su temi etici una volta considerati tabù. Abbiamo dato prova di cosa vuol dire amministrare: io, Zaia, Bottacin, Coletto, Lanzarin, Marcato… siamo tutti della Lega Nord e abbiamo tutti la stessa impostazione politica e molti di noi nascono dall’amministrazione comunale. Ed è quello l’obiettivo successivo alle politiche: amministrare un Paese attraverso il governo”.

E l’ansistema grillino?

“La logica coltivata da Cinquestelle ha attecchito. Però, è un disvalore che purtroppo la politica si merita per i comportamenti che ha avuto finora. Ma aggiungo: attenti con i sistemi a-istituzionali. Se passa la logica che non si va più da un avvocato perché è un ladro, non si va più a confessarsi perché il prete è un pedofilo… mi viene in mente l’ottavo libro de La Repubblica di Platone: “… che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”. Il referendum istituzionale perso da Renzi il 4 dicembre scorso è stato provvidenziale…”.


giorgio gasco* giornalista

 

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