Zaia scrive a Gentiloni: ecco il progetto di legge sull’autonomia. Ora subito il negoziato  

di Giorgio Gasco* ll “postino” ha suonato nuovamente ai Palazzi romani del governo. L’altra settimana è toccato a Gianclaudio Bressa, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari regionali, ricevere una lettera del governatore, Luca Zaia.

Ora, lo stesso presidente leghista della Regione, ha spedito un’altra lettera questa volta indirizzata all’attuale padrone di casa di Palazzo Chigi, il premier Paolo Gentiloni. In entrambe le missive, l’oggetto riguarda l’avvio delle trattative Veneto-governo per ottenere maggiore autonomia, cioé iniziare a dare concretezza legislativa e quotidiana, a quanto scelto dalla maggioranza degli elettori veneti con il referendum del 22 ottobre sull’autonomia.

La scorsa settimana c’era stato uno scambio epistolare tra Zaia e Bressa. Il primo chiedeva di fissare subito la data di un incontro per dare il via alle trattative con il governo per  arrivare ad ottenere un accordo condiviso sulle materie (la Regione chiede le 23 previste dall’articolo 117 della Costituzione) e conseguente trasferimento delle risorse; il secondo ha ribadito che “da parte del governo c’è la massima apertura e disponibilità” aggiungendo che il negoziato “è dato dalle competenze, a cui seguiranno le risorse necessarie al loro esercizio”. Come a dire che il confronto non è sulla materia fiscale, cioè mantenere in regione i 9/10 delle tasse versate dai veneti. Quindi, l’invito al primo faccia a faccia per il 23 novembre. “Ci sarò” ha risposto Zaia. Proprio nel giorno dello scambio di lettere con il sottosegretario, il governatore veneto aveva incassato l’ultimo passaggio istituzionale dovuto dal Consiglio regionale: l’approvazione del progetto di legge statale di iniziativa regionale, in precedenza approvato dalla Giunta regionale, e dell’ordine del giorno che di fatto dà mandato al presidente del Veneto a trattare con Roma. Documentazione che, emendamenti compresi, è subito stata spedita al sottosegretario. E ora, dopo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale, Zaia ha voluto compiere un gesto di “educazione istituzionale” spedendo il dossier anche al premier e per conoscenza a Bressa. Tutto, accompagnato con le classiche due righe, con la quali il leghista definisce il progetto di legge come “ la base e l’oggetto del programma di negoziati” e insiste ricordando come “l’ampio mandato ricevuto dall’assemblea regionale” lo legittima a trattare “in relazione alle materie e alle funzioni contenute nello stesso progetto di legge statale… e alle relative e connesse risorse finanziarie”. Un chiaro avviso al navigante (leggasi governo).

Nel testo spedito a Palazzo Chigi è rilevante il capitolo sanità, una della materie che la Giunta regionale vuole gestire completamente in autonomia. In particolare, nel testo si evidenzia come “la nuova fisionomia istituzionale richiesta dal Veneto è rivolta a correggere le più evidenti degenerazioni del logoro assetto istituzionale italiano, che ormai da troppo tempo applica il principio autonomistico a prescindere da ogni considerazione su merito e responsabilità. Continuare a trattare in modo rigorosamente omogeneo realtà regionali profondamente diverse quanto a consolidata capacità di attuare i valori costituzionali sul proprio territorio (basti pensare ai diritti sociali attinenti alla sanità) costruisce – per il Veneto – un assurdo istituzionale e genera una gigantesca dissipazione di risorse”. In questo ambito, si legge nella progetto di legge, “realtà regionali dove l’inefficienza ha assunto carattere sistematico continuano ancora oggi ad essere tranquillamente inquadrate come autonomie speciali, nonostante siano completamente tramontate le ragioni storiche che ne furono a fondamento, e realtà efficienti continuano ad essere penalizzate. Il destino delle Regioni ordinarie, infatti, è stato per troppo tempo quello di vedere calibrare il rischio dell’autonomia, sempre e sistematicamente, solo su quelle più inefficienti: il Veneto, la cui sanità è una eccellenza mondiale e che sul turismo attrae tante risorse private quanto tutte le regioni meridionali messe insieme, è stato sempre trattato come regioni altamente inefficienti, che registrano tutt’altre performance”. Nel dettaglio, il progetto di legge chiede al governo che in materia di salute spetti alla Regione del Veneto “la potestà legislativa ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione con riferimento ad ogni aspetto relativo alla organizzazione e al governo del sistema sanitario regionale, inclusa la disciplina del reclutamento e del regime dei dirigenti e dei dipendenti del servizio sanitario regionale”.

Il cantiere è aperto, e non solo in Veneto. In Lombardia (anche qui si è votato il referendum il 22 ottobre: ha vinto il sì, ma con percentuali assai lontane da quelle del Veneto) è stato insediato il Tavolo per l’Autonomia (cosa già fatta da Zaia che ha consegnato i “compiti a casa” ai rappresentanti di tutte le categorie produttive e sociali del Veneto), presenti il sottosegretario Bressa, il governatore, il leghista Roberto Maroni e una delegazione dell’Emilia Romagna (la regione a guida Pd ha preferito evitare il referendum, preferendo l’immediata trattativa con Roma). “Oggi – ha spiegato Maroni – illustriamo le nostre posizioni, il governo valuterà le richieste nel giro di due settimane e ci darà una risposta. A quel punto inizierà la trattativa vera e propria che mi auguro si concluda entro fine dicembre. A gennaio invece la trattativa sarà sulle risorse, da chiudere entro la fine di gennaio con un accordo che eviti la contaminazione della campagna elettorale». Una argomentazione con la quale Maroni pare continuare ad escludere un fronte comune con il Veneto, aspetto che si pensava concretizzabile vista l’origine politica dei due governatori. Invece, pare che ognuno voglia seguire la propria strada, rimarcando la diversità tra Lombardia e Veneto, regione, quest’ultima, stretta tra due regioni a statuto speciale come Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia quindi con problemi di vicinato assai diversi.


giorgio gasco*giornalista

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