Sì definitivo della Camera: Sappada lascia il Veneto e passa al Friuli Venezia Giulia

Il risultato era atteso e scontato. La Camera lo ha sancito: con 257 sì e 20 no e 74 astensioni (Forza Italia, Mdp e Direzione Italia) Sappada dice ufficialmente addio al Veneto per approdare al Friuli Venezia Giulia. Ovviamente c’è chi prepara un Corte Costituzionale per scongiurare il passaggio
L’esito della votazione è arrivato a pochi giorni dell’incontro (rinviato il 1 dicembre) del governatore regionale Luca Zaia con il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa per l’avvio delle trattative per ottenere maggiori forme di autonomia da parte del Veneto. L’inizio non è dei più lusinghieri per chi ha voluto un referendum anche per scongiurare le forze centrifughe che rischiano di impoverire il territorio veneto. Una preoccupazione non da poco, tant’è che proprio Zaia più volte ha denunciato sordità e cecità di chi si è alternato al governo nazionale rispetto alle richieste di diminuire le differenze tra il Veneto, regione a Statuto ordinario, e le due regioni “speciali” Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Con la convinzione che il cittadino va dove sta meglio.

Amaro il primo commento di Zaia: “A Roma si continua a banalizzare, si pensa che la cura, che sarebbe l’autonomia, si possa sostituire con amputazioni ad hoc. non è un caso se due milioni 400mila veneti sono andati a votare per il referendum sull’autonomia”. Il governatore scuote la testa e ripete il ragionamento fatto ogni volta che si profila la voglia di fuggire altrove: “Oggi se ne va Sappada. Domani sarà Cortina d’Ampezzo… se Roma vuole dare uno sbocco al mare al Trentino lo dica subito”. Quindi la domanda retorica: “Perché i comuni che chiedono di andarsene lo fanno solo verso Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mentre nessuno ci chiede di passare in Lombardia o in Emilia Romagna”. Appunto, si va dove ci sono più soldi e meno tasse.

Al di là del Tagliamento, invece, si brinda. Debora Serracchiani (Pd), presidente del Friuli Venezia Giulia: “Il voto alla Camera è un atto di giustizia reso alla comunità di Sappada, che ritorna al Friuli. Aver conseguito questo risultato è una delle gratificazioni profonde di questa mia legislatura”. E assicura, la Serracchiani già in odore di candidatura alle prossime elezioni politiche, “che Sappada non entra nella nostra regione come una bandierina sulla carta geografica, ma accolta come il ritorno di una gente rimasta a lungo staccata dal suo ceppo. Aver conseguito questo risultato è una delle gratificazioni profonde di questa mia legislatura. Il voto è un atto di giustizia reso alla comunità di Sappada. Confido che da qui in avanti il clima sarà molto più sereno e saranno archiviate polemiche e contrapposizioni”.

Il testo di legge, reso definitivo dal voto di Montecitorio, era già stato approvato dal Senato, ma alla Camera si era bloccato con il rinvio dell’approvazione in aula. Uno stop determinato da una comunicazione alConsiglio regionale del Veneto nella quale si evidenziava l’assenza del parere della Regione Veneto, previsto dalla Costituzione. La Regione doveva provvedere in appena sette giorni; termine impossibile da rispettare è stata la risposta spedita dal Veneto. Ieri in aula molti parlamentari veneti hanno cercato di ottenere un rinvio, ma nulla da fare. Come non hanno avuto udienza l’iniziativa del capogruppo di Forza Italia, il veneziano Renato Brunetta, che aveva definito incostituzionale il disegno di legge per il passaggio di Sappada al Friuli, proprio per la mancanza del parere da parte della Regione Veneto, né quella della deputata trevigiana del Pd Simonetta Rubinato, che ha invocato il principio di “leale collaborazione” tra le istituzioni dello Stato, affermando che si doveva dare alla Regione Veneto il tempo di esprimersi. Stessa sorte per la richiesta di rinvio del voto avanzata dal presidente dell’assemblea veneta, il leghista Roberto Ciambetti, che commenta: “Un conto è la dinamica politica del dibattito svoltosi alla Camera sul caso Sappada. Un altro è il rispetto della norma. Un conto è la campagna elettorale ormai prossima in Friuli (si vota il prossimo anno, ndr.), un altro sono le conseguenze che il voto della Camera determinerà avendo creato un precedente molto importante tema, questo, sollevato da alcuni deputati”. l’ultimo: io ho cercato di difendere il ruolo del Consiglio indipendentemente dalle posizioni espresse dai gruppi politici. Ho svolto un ruolo istituzionale com’era mio dovere. Ma ci sarà un effetto domino? “Credo che chi alla Camera ha sollevato questa tema – aggiunge il leghista – abbia voluto mettere in guardia l’aula: se oggi il governo del Friuli Venezia Giulia ha caldeggiato e sostenuto il passaggio di un Comune nel suo territorio sarà difficile domani negare ad altri Comuni il diritto di esercitare analoga facoltà, con le stesse modalità con cui è avvenuto oggi questo passaggio, ad iniziare dal mancato parere espresso dal Consiglio regionale, in questo caso, Veneto. Immagino che soprattutto il Trentino e l’Alto Adige, ma anche il Friuli Venezia Giulia il prossimo anno, dovranno fare i conti con questo scenario. Ma queste sono problematiche che non interessano più di tanto la Camera di oggi ne’ la Giunta regionale friulana: entrambi sono giunti a fine corsa, possono permettersi di essere miopi. Toccherà ad altri fare i conti, non esattamente facili, delle loro decisioni e corte vedute”.

Sappada in Friuli, “è un varco nel quale la montagna Bellunese può inserirsi per avere un futuro”. D’attacco il commento dei consiglieri regionali veneti di Cinquestelle Jacopo Berti, Manuel Brusco, Simone Scarabel ed Erika Baldin. E confermano che “i parlamentari hanno votato sì al passaggio. Questo è un momento storico: per la prima volta un comune passa a una regione a Statuto Speciale”. I pentastellati guardano già oltre: “Diventa indispensabile la creazione di un fondo nazionale di confine per i comuni veneti che si trovano a dover gestire un dirimpettaio, sia il Friuli o il Trentino Alto Adige poco importa, con il quale non possiamo competere in quanto regioni e province a statuto speciale. Inoltre, questa situazione porterà inevitabilmente a un’accelerazione per una maggiore autonomia della provincia di Belluno. Solo quest’ultima, richiesta dai cittadini con il referendum del 22 ottobre, può dare una spallata a una traiettoria discendente della montagna veneta che è ormai davvero preoccupante”. Urge, dunque, una soluzione per scongiutare il rischio “di una vera fuga di massa verso le regioni confinanti: sono decine quelli già pronti a fare le valigie. Sappada deve restare un monito per tutti noi e un esempio, tanto per lo Stato quanto per il governo veneto”.

Per il consigliere regionale Sergio Berlato, “il voto alla Camera per assurdo conferma quanto noi di Fratelli d’Italia–An qui in Veneto diciamo da tempo”. E cioé “il Veneto schiacciato tra due regioni a Statuto Speciale continua a subire una situazione di svantaggio. Ecco perché abbiamo sostenuto le ragioni di un referendum per chiedere maggiori forme di autonomia in risposta al disagio che l’elettorato ha manifestato il 22 ottobre con una grande partecipazione al voto”. Certo, precisa Berlato, “l’unità nazionale è un valore imprescindibile che, però, non viene assolutamente messo in discussione in un’organizzazione statale che prevede forme di autonomia per le proprie regioni. Nello stesso tempo e coerentemente affermiamo però l’assurdità che pezzi del territorio Veneto di confine vengano messi nelle condizioni di abbandonare il territorio originario per entrare a far parte di una regione che dà maggiori opportunità. Non crediamo sia questo il modo di risolvere le disparità tra regioni a statuto speciale e ordinario, la vera riforma è quella di rendere tutte le regioni responsabili della propria gestione”.


Foto di Margherita Gasco

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