Vaccini, la Corte Costituzionale boccia il Veneto: legge legittima. Zaia: questa è coercizione

La legge sui vaccini obbligatori è giustificata dal contesto attuale caratterizzato da un “progressivo calo delle coperture vaccinali” . E comunque le misure adottare dalla legge, che ha introdotto l’obbligo su 10 vaccini per i ragazzi fino a 16 anni, rappresentano una scelta che spetta al legislatore nazionale. Così ha deciso la Corte Costituzionale, bocciando di fatto due ricorsi della Regione Veneto in quanto le questioni sollevate «non sono fondate». La disciplina sugli obblighi vaccinali è sancita dalla legge 119 del 2017, in vigore dal 6 agosto. Secondo i giudici costituzionali, le misure in questione rappresentano una scelta spettante al legislatore nazionale. E la scelta non è stata irragionevole, precisano, poiché volta a tutelare la salute individuale e collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie. Le questioni sottoposte alla Corte costituzionale non mettevano in discussione l’efficacia delle vaccinazioni ma la loro obbligatorietà, sospesa dalla Regione Veneto con una legge del 2007 che aveva introdotto un sistema di prevenzione delle malattie infettive basato solo sulla persuasione.
Il Veneto è stata l’unica regione ad aver impugnato la legge. Una prima risposta alle obiezioni del governatore Luca Zaia era arrivata a settembre dal Consiglio di Stato, che indicava come la copertura vaccinale sia «un interesse primario della collettività» e «la sua obbligatorietà può essere imposta ai cittadini dalla legge, con sanzioni proporzionate e forme di coazione indiretta». Di, sono partiti i due ricorsi in cui si lamenta una lesione del diritto individuale alla salute: il Veneto ha impugnato sia il decreto legge 73/2017, sia la norma di conversione in vigore dal 6 agosto. Disposizioni che introducono quale condizione per l’iscrizione scolastica tra 0 e 16 anni l’obbligo di vaccino gratuito contro polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella (solo per i nati dal 2017 in avanti). Offerti gratuitamente (con un’offerta «attiva», vale a dire con chiamata dalle Asl) anche i vaccini contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus (i primi due in origine erano previsti nel decreto come obbligatori). Per nidi e materne il rispetto del calendario vaccinale in vigore nell’anno di nascita del bambino è necessario per l’ammissione; per le scuole dell’obbligo il mancato rispetto della norma fa scattare un richiamo e colloqui con le famiglie, con il rischio di multe da 100 a 500 euro.
«Prendiamo atto di questa sentenza, che rispettiamo – commenta il presidente della regione Zaia –  Come governatore io ho fatto solo il mio dovere, perché ho difeso un modello che esisteva da dieci anni, fondato sulla libertà di scelta e sul dialogo con le famiglie. Non abbiamo mai avuto posizioni contro le vaccinazioni, anzi, mi spiace che la difesa di questo modello, che condividiamo con 15 Paesi europei, come la Gran Bretagna, e che è stato concordato e monitorato col Ministero della Salute, sia stata presa come una posizione no vax. Con la sentenza di oggi si scrive la parola fine su un modello su cui ci siamo spesi, anche culturalmente, con un dialogo con le famiglie, e si passa alla coercizione».
Affondo dal centrosinistra del Veneto. “La Regione perde il ricorso sui vaccini, voluto da Zaia per strizzare l’occhio ai No Vax in piena campagna elettorale per il referendum del 22 ottobre – scandisce Piero Ruzzante, consigliere regionale di Articolo Uno-Mdp – Si conclude così questa brutta vicenda, che, oltre al ricorso,  ha visto anche la fantasiosa sospensione del decreto ministeriale da parte di Mantoan (direttore generale della Sanià). L’assessore Coletto e il governatoreZaia avevano poi costretto il super manager della Sanità veneta a tornare sui suoi passi, senza però ritirare il ricorso contro lo Stato: febbre da campagna elettorale”. Ovvia la soddisfazione del consigliere per la sentenza con la quale la Corte Costituzionale “ha definitivamente stabilito che la scelta del legislatore nazionale era legittima, com’era del tutto ragionevole aspettarsi e come avevo sempre sostenuto. Il ricorso di Zaia era assolutamente ingiustificato e strumentale. Sono anche orgoglioso di essere stato tra i firmatari di una proposta di legge regionale volta a reintrodurre l’obbligatorietà della vaccinazione: garantire la copertura vaccinale è una questione di sicurezza e responsabilità sociale”.
Stessa musica da parte del Pd. “Lo scontro continuo con il governo non è indolore dal punto di vista economico e adesso, dopo che il ricorso sull’obbligatorietà dei vaccini è stato bocciato dalla Consulta, i veneti saranno costretti a pagare. Con tanti ringraziamenti al presidente Zaia” sentenziano i consiglieri regionali del Pd, Bruno Pigozzo, Orietta Salemi, Claudio Sinigaglia e Francesco Zottis. Che si domandano: “A quanto ammonta il conto della battaglia No Vax?”. Perché, secondo loro, “i ripetuti contenziosi ricercati contro il governo sono pretestuosi ed hanno come unico obiettivo quello di tenere alta la tensione, in una sorta di campagna elettorale permanente e senza preoccuparsi delle conseguenze reali sui veneti. E qua in ballo c’è la salute di migliaia di bambini. Oltretutto la norma era palese, non era necessaria chissà quale interpretazione, perciò avevamo sollecitato il governatore a fare retromarcia, senza successo”. E già che ci sono, i dem vogliono sapere da Zaia “quanto sia costata ai cittadini veneti dal punto di vista economico, oltre che politico, quest’ultima trovata”. Per gli altri Pd Graziano Azzalin e Alessandra Moretti “la sentenza della Corte è la dimostrazione che non sempre la Regione sa far meglio. L’ennesima dimostrazione, dopo i casi Pedemontana, Banche popolari e Pfas. Anzi, i veneti dovrebbero ringraziare Roma. Se fosse passata la linea Zaia, che per troppo tempo ha strizzato l’occhio agli stregoni No Vax, sarebbero aumentati i rischi”.


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