L’intervista: Giuliano Marchesin. “Nei piatti poca carne veneta anche se siamo i primi produttori: impariamo a riconoscerla”

di Daniela Boresi*

La carne è uno degli alimenti che  quasi quotidianamente troviamo nei nostri piatti. Ma mangiamo carne sicura? E’ una domanda che i consumatori si pongono di frequente e alla quale spesso non segue una risposta. Ma soprattutto,  da dove proviene la carne che mangiamo? Giuliano Marchesin, direttore dell’Associazione produttori Unicarve del Veneto ci aiuta a fare chiarezza.

Dottor Marchesin, cosa mangiano i veneti?

“In genere acquistano la carne a “scatola chiusa” ovvero, si fidano di chi la propone e non vanno a ricercare chi invece l’ha prodotta e come l’ha prodotta. Considerato che la GDO, utilizza molti fornitori, mischia sui banchi la carne e la tracciabilità offerta dalle etichette è ridotta all’osso quindi non è facile riconoscere la provenienza della carne e spesso mangiano carne estera, nonostante il Veneto sia la prima Regione italiana per la carne bovina. Diciamo che una bistecca su due è estera.

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Come è possibile comprare sicuro: cosa si deve chiedere?

!Se si acquistano vaschette preconfezionate o confezionate in atmosfera protetta o sottovuoto, bisogna leggere bene l’etichetta e cercare di capire se il bovino è nato in Italia o se è stato allevato in Italia. Per capirci, quando si trovano 3 informazioni uguali per il Paese di nascita, allevamento e macellazione (ad esempio: nato in Francia, allevato in Francia, macellato in Francia) significa che la carne non è dei nostri allevatori. Diverso è quando troviamo che il Paese di nascita è Italia oppure il Paese di allevamento è FranciaItalia, in questi casi siamo sicuri che sono bistecche dei nostri allevatori”.

A cosa è legato il termine “sicuro”?

“Nel nostro sistema di allevamento per la qualità e quantità dei controlli negli allevamenti, per la qualità dell’alimentazione, del livello di benessere animale raggiunto ed il controllo dell’uso del farmaco. Non so se negli altri Paesi, soprattutto d’oltre Oceano lavorino bene come da noi”

Quanta carne si consuma in Italia?

“Nel settore della carne bianca (vitelli) siamo quasi autosufficienti: su 555.000 vitelli macellati in Italia, 446.000 sono nati nel nostro Paese. Il Veneto macella e commercializza circa 184.000 vitelli all’anno. Diverso è per il classico “vitellone”, che siamo abituati ad acquistare anche come manzo, sorana o scottona, su 1.332.000 bovini macellati in Italia, solo 435.000 sono nati in Italia, il resto li importiamo soprattutto dalla Francia e diventano, in etichetta, allevati Francia-Italia. In entrambi i casi sono prodotti dai nostri allevatori. Il Veneto macella e commercializza circa 485.000 vitelloni all’anno”.

Quanta carne si produce in Italia?

“Comprese le vacche a “fine carriera” utilizzate soprattutto per fare gli hamburger, produciamo in Italia solo il 58,36% di carne e ne importiamo il 41,64% da tutte le parti del Mondo. Oltre alla necessità di recuperare quote di mercato in Italia dobbiamo tener conto che i nostri allevatori portano ogni anno quasi un miliardo di euro all’estero (85% in Francia) per acquistare i giovani bovini (ristalli) da ingrassare in Italia (siamo specialisti a produrre “carne buona”) perché il nostro Paese ha smesso da anni la linea vacca-vitello che oggi funziona in parte per le razze Igp (Chianina, Marchigiana, Romagnola, Piemontese)”.

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E i prezzi?

“Riguardo l’aspetto economico, i prezzi dei bovini in questo periodo sono in recupero ma in molti casi al di sotto dei reali costi di produzione, compensati, in parte dai pagamenti della PAC”.

 Mangiamo carne veneta o no? “E se si in che percentuale?

“Il paradosso è che mangiano più “carne veneta” nel Centro-Sud-Italia piuttosto i che i veneti. Potrebbe essere l‘effetto dell’importazione fatta da vari macelli per compensare la richiesta di carne sia per quantità che per prezzi differenziati. Fatto sta che in Veneto una due bistecche su tre, in alcune insegne, sono estere ed in altre si arriva addirittura a 3 su 3…

Perché la nostra è migliore?

 Perché i nostri allevatori seguono disciplinari di produzione controllati da Organismi Terzi ed usano materie prime di qualità e non sottoprodotti dell’industri come succede in qualche paese estero. Ed il benessere animale è super garantito”.

 Come sceglierla?

“ Chiedendo ai negozianti di vendere quella a marchio “Qualità Verificata”, marchio di proprietà della Regione Veneto che ne ha approvato i disciplinari di produzione assieme alla Commissione Europea. Il “bollino QV” da la possibilità di riconoscere immediatamente la nostra carne senza dover inforcare le lenti per leggere le etichette. La nuova frontiera della comunicazione, ovvero, “dare un nome alla carne”!”

Che rapporti abbiamo con l’Europa?

 “Non sono buoni per il semplice motivo che tutti gli accordi internazionali che stanno governando, sono negativi per la zootecnia bovina da carne, usata come merce di scambio per l’export di altri prodotti. L’ultimo in ordine di tempo il MERCOSUR che da un recente colloquio internazionale sembra spuntare un aumento di quote per l’esportazione in Europa di carne dai principali Paesi coinvolti: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Se aggiungiamo poi i tentativi fatti recentemente per eliminare l’etichettatura volontaria delle carni bovine possiamo affermare che c’è più propensione verso l’industria piuttosto che verso l’agricoltura e, in particolare, l’allevamento!!”.


IMG-20171005-WA0008* giornalista

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