Saremo civili solo quando non sarà necessaria una giornata per ricordare che non ci sono uomini o donne, ma esseri umani

di Daniela Boresi*

Non mi sono mai piaciute le “giornate per…” . So di andare controcorrente, ma quando si deve forzatamente dedicare un momento di riflessione su un diritto vuol dire che tutte le politiche di inclusione sono fallite. Una società potrà dirsi veramente civile quando non sarà necessario istituire una giornata per ricordarsi che gli esseri umani sono tutti uguali, che non esiste diritto di prevaricazione, che non c’è un sesso debole, che un uomo è uomo a prescindere dagli orientamenti sessuali, politici , dal colore della pelle e dalla latitudine dove vive. 

M’imbarazza dover ricordare agli uomini che le donne non vanno picchiate, stuprate, emarginate, derise, soggiogate, costrette a vivere vite non loro, umiliate. Sostenere che possono decidere chi amare e cosa studiare, che non è un vestito che le trasforma in sante o oggetti di piacere, che se hanno voglia di mostrare il viso possono farlo, ma non si devono sentire diverse se vogliono coprirlo. Come m’imbarazza dover alzare i cartelli per sostenere che chi la pensa diversamente da me non va punito, o è costretto a difendere il diritto a provare un sentimento considerato “non convenzionale”.

L’evoluzione della società è sempre stata attraversata dal martirio  di una parte di essa considerata diversa, inopportuna, pericolosa.  Ma quello a cui si sta assistendo oggi è un rigurgito pericoloso.

Negare l’uguaglianza di genere è un fallimento di anni di lotte e di conquiste. Vuol dire che nonostante tutto la società ha coltivato nel suo interno anticorpi radicati e forti, difficili d estirpare. E’ amaro dover ammettere che una parte della società continua con pervicacia a voler vivere le vite degli altri.

Mi vergogno, oggi, di dovermi scagliare contro maschi prevaricatori e culture dell’esclusione: la libertà e la democrazia di un popolo hanno come primo mattone l’uguaglianza. Che non significa appiattimento, ma esaltazione delle differenze come arricchimento e valore.

Oggi, come tutti, penso a tutte le donne che hanno pagato il prezzo di esserlo, che sono morte o vengono picchiate e segregate per ribadire il diritto ad essere “meravigliosamente diverse e indissolubilmente uguali”. Ma lo faccio a malincuore, con la stesso sentimento di chi ammette un fallimento di un sistema di cui in parte si sente colpevole. Come però non posso negare che molti passi avanti si sono fatti, che ci sono leggi scritte e leggi del cuore che cercano di invertire le rotte.

Maria, Giovanna, Santina, Anna, dobbiamo solo chiedervi scusa. Non basta una giornata per salvarvi la vita, ma un modo di vivere diverso. E a chi lotta, grazie. Grazie per farlo anche per chi non trova il coraggio.


IMG-20171005-WA0008*giornalista

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