Un vino unico, da provare per le feste

di Michela Berto*


Un vino unico (forse) al mondo. La prima volta che lo assaggiai fu a una degustazione di vini “naturali”, quella mattina arrivo alla manifestazione, già molto nutrita di colleghi, indaffarati a degustare le nuove proposte, chiedo qua e là se c’e qualche novità interessante, un caro amico che stimo fortemente di nome Tullio mi dice “vai ad assaggiare quel Moscato d’Asti”.Rimango basita, l’uva bianca dolce più conosciuta e internazionale, di un vino di successo, onnipresente nel mondo da bersi giovane, dai profumi primari importanti, dalla facile beva e dal consumo immediato, (dal Disciplinare di produzione del Moscato Asti DOCG Si raccomanda di prevedere una conservazione non prolungata: per evitare una decisa perdita di freschezza dovuta allo svanire della fragranza, il consumo non deve essere posticipato oltre i 12-24 mesi dal momento dell’imbottigliamento), ma mi avvicino egualmente al banco di assaggio, ne chiedo un calice e…ne rimango decisamente entusiasta!
Vi racconto la storia di Alessandro Boido, proprietario dell’azienda Cà D’Gal sita a Valdivilla frazione di Santo Stefano Belbo (Cn). L’idea di produrre questo moscato inizia nel 1990 a casa sua, una sera a cena, ascoltando i racconti di suo padre con gli amici giornalisti di Giacomo Bologna, scettici di fronte alle tecnologie viticole e enologiche innovative del moscato moderno, ricordavano le migliori annate prodotte
del Moscato d’Asti di vecchia concezione, dai profumi maturi ma fresco, con una buona acidità, affinato in bottiglia dai due ai quattro anni, accompagnato da cibi salati e non dolci. Fu quella sera che Alessandro prese la decisione di seguire un sogno e creare un moscato qualitativamente più appagante.
Identificò tutte le caratteristiche essenziali alla realizzazione del suo sogno in un vigneto di un ettaro “Vigne Vecchie”, con piante di moscato Bianco di Cannelli di oltre 55 anni d’età, su terreni bianchi e leggeri, ricchi di minerali e sabbia e dalle esposizioni solari ideali, con produzione meno abbondanti di uva ma di struttura e longevità costanti nel tempo. Nel racconto di suo padre e del nonno, il moscato di vecchia fattura aveva profumi secondari e non varietali, per raggiungere questo obbiettivo vendemmia l’uva quando la buccia è leggermente raggrinzita con una leggera sur maturazione, procede con una fermentazione a freddo, imbottiglia in primavera e lo affina in bottiglia non tre mesi, ma dodici, ne esce un moscato dai profumi intensi con una spiccata freschezza e acidità, data dal terreno fortemente alcalino con strati alterni di tufo e limo, ricco di scaglie di pietra calcarea.
Alessandro convinto nel suo progetto, dal 1997 conserva in cantina nel tufo ricoperte della sabbia circa 300 bottiglie di moscato di ogni annata, come riserva personale per studiarne l’evoluzione nel tempo. Purtroppo o per fortuna non tutte le vendemmie sono uguali.
Nell’anno del 2002 il tempo non permette all’uva di raggiungere la sur maturazione tanto da non consentire la produzione del moscato “Vigna Vecchia”, questo imprevisto costringe Alessandro ad attingere alla sua riserva personale e propone ad amici, giornalisti, ristoratori e colleghi produttori, il Moscato d’Asti del 1997 “invecchiato”
Ottiene larghi consensi sia dalla stampa che dagli addetti ai lavori, alla luce dei risultati dal 2003 decide di prolungare l’affinamento per altri cinque anni in bottiglia, raggiungendo a pieno il suo sogno, Alessandro ama sottolineare che solo un altro vino piemontese rimane in affinamento per cinque anni prima di essere venduto, il Barbaresco.
Forse veramente questo vino è unico al mondo!
Nettare dalle molte sfaccettature si presenta quindi di un colore giallo paglierino con riflessi dorati, limpido, dal perlage non aggressivo ma persistente ha profumi ampi e maturi, spicca subito il sentore di albicocca, miele, cedro candito, frutta esotica, orzo e melone in alcune annate si sente la salvia, anice, menta, idrocarburi, è ampio, poco alcolico, persistente, minerale, fresco e fragrante di grande complessità e armonia, mai stucchevole, un vino che sicuramente non vi deluderà. Se volete festeggiare con il Moscato d’Asti Vigne Vecchie DOCG vi consiglio di accompagnarlo con ostriche, scaloppa di foie gras, formaggi erborinati, salumi e naturalmente il panettone.

A tutti Buone Feste

michela berto*sommelier Ristorante San Martino

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