Veneto, Pd: addizionale Irpef Zaia: se vuole ci penserà chi sarà al mio posto nel 2020

(GiGa) Il Pd vuole una addizionale Ipef dell’1,3% sui redditi superiori ai 75mila euro da destinare al sociale. Luca Zaia non ci pensa proprio e fa sapere che semmai lascia l’eventuale scelta “a chi affronterà questa amministrazione nel 2020”. A fine anno è tempo di bilanci anche per il Veneto. In Consiglio regionale è iniziato l’esame del documento di economia e finanza per il triennio 2018-2020.

Su tutto, una novità da parte del Partito Democratico che ha ufficialmente presentato la proposta di introdurre un aumento dell’aliquota Irpef per finanziare il sostegno alle famiglie venete in difficoltà. Se ne sono fatti promotori, con tanto di emendamento, i dem Graziano AzzalinAndrea Zanoni e Francesca Zottis. “Siamo invitati a ingoiare una pillola amara, leggi il bilancio regionale, che è privo di un’anima, di idee forti, che si basa solo sul mito dell’autonomia che, peraltro, non può reggere economicamente – attaccano i tre dem – Zaia, nei giorni scorsi, ha invitato a chiudere in fretta la partita del bilancio, senza presentare emendamenti, nonostante numerose criticità che sembrano evidenti”. Per i consiglieri di centrosinistra “non è certo scandaloso applicare un’addizionale Irpef, anche su tutti gli scaglioni di reddito, come avviene in molte Regioni, anche a guida leghista. Sono stati tagliati servizi importanti, serve recuperare equità, tutela sociale, solidarietà, sostegno alle famiglie, soprattutto in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo in questi anni difficili”. Pensando alle persone che vivono condizioni di fragilità, Zanoni ritiene “socialmente equo chiamare chi ha di più a contribuire per sostenere i poveri”. Certo, “idealmente siamo tutti d’accordo sulla “tax free e sulla richiesta di maggiore autonomia” ammette la Zottis “ma ora dobbiamo essere concreti e pensare a ridurre le disuguaglianze sociali e ad aumentare il benessere dei veneti”. Pur condividendo la necessità di poter disporre di altre risorse in bilancio, Antonio Guadagnini di Siamo Veneto è contrario all’introduzione di nuove tasse “quindi anche all’addizionale Irpef”. E spiega che “quando avremo autonomia finanziaria e fiscale, in entrata, allora potrà aprirsi la discussione, prima assolutamente no. Piuttosto, riduciamo lo spreco di denaro pubblico, ma non aumentiamo le tasse ai veneti, qualsiasi sia il loro reddito”. Dice no anche Stefano Valdegamberi (Gruppo Misto), perché, secondo lui “sarebbe come abdicare a combattere la nostra battaglia per l’autonomia e per un’equa distribuzione delle risorse, almeno pari a quella dei cittadini delle altre Regioni; non possiamo aumentare le tasse rinunciando a far valere i nostri diritti, facendo pagare sempre a chi ha di più. Diamo a Roma soldi in eccesso, che non rientrano nel nostro territorio e che, per lo più, vanno anche sprecati. Su questo fronte dobbiamo combattere la nostra battaglia. Quindi, non nuove tasse, ma giuste rivendicazioni verso il governo”.

Cinquestelle non prende posizione anche se il consigliere Simone Scarabel conferma che “i dati sul sociale non sono incoraggianti, sono state dimenticate le nuove generazioni, anche se un terzo della popolazione è giovane. Troppo pochi sono gli investimenti in ricerca e sviluppo, inferiori alla media nazionale, un dato, questo, che contribuisce all’emigrazione dei giovani talentuosi”. Non solo, secondo il pentastellato “mancano adeguate politiche per la famiglia, con il rischio di aumentare l’esclusione sociale dei ragazzi compresi tra i 18 e i 34 anni. Mancano prospettive di miglioramento sociale per i giovani, soprattutto sul fronte lavorativo. Preoccupante è il calo delle nascite, con una popolazione che invecchia sempre più, e l’aumento dei poveri, soprattutto giovani e donne. Sono stati smarriti i cardini dell’equità sociale e è necessaria un’inversione di tendenza”. Quanto a Forza Italia, anche Massimo Giorgetti preferisce centrare l’obiettivo sul documento rimarcando che “rappresenta la nostra visione strategica, ancora più importante del bilancio. Ma il testo può essere migliorato sotto alcuni aspetti, come quello economico e degli investimenti”. Il forzista menziona la necessità di un nuovo Piano Casa (che la Giunta Zaia deve approvare) “che determina considerevoli investimenti e che va adattato alle nuove esigenze del mercato”. Poi ricorda la proposta di legge di Fi “già pronta per individuare zone economiche speciali di interesse regionale, in cui si può andare in deroga rispetto alla legislazione generale, come i porti franchi e gli investimenti infrastrutturali per riqualificare le zone degradate, di concerto con gli Enti Locali”. Poi c’é “un nostro emendamento riguarda l’edilizia universitaria, per offrire servizi ulteriori agli studenti”. Senza dimenticare “il completamento di opere infrastrutturali iniziate e progettarne altre strategiche, e il patrimonio culturale ‘mobile’ (questa è la parola introdotta con un nostro emendamento) di assoluto valore storico che va mantenuto e tutelato e che non presenta certo i costi elevati del recupero infrastrutturale di musei”.

E toccato a Zaia tirare le somme. Il governatore ha iniziato con una istantanea del recente passato, “delle difficoltà che abbiamo dovuto superare insediandoci in anni di crisi, in cui molte imprese si sono liquefatte e si sono registrati 150 suicidi, e di continui tagli statali, ereditando anche debiti fuori bilancio come nella sanità (1,3 miliardi)”. Però, quasi sillaba il governatore “pensiamo di aver presentato un bilancio credibile, sobrio e sicuramente “tax free”.

Ovviamente, il presidente della Giunta è disponibile a discutere proposte in senso migliorativo dell’azione di governo regionale, ma tenendo sempre ben chiaro che l’impronta che ha voluto dare come governatore resta quella di “una amministrazione virtuosa, nonostante la “cura dimagrante” imposta alle risorse a disposizione di ciascun assessorato da destinare al territorio, che sono diminuite progressivamente passando da 491 milioni del 2010 a poco più di 60 milioni per il 2018”.

Quando alle tasse, Zaia ha confermato che sarà mantenuto l’impegno a non mettere le mani nelle tasche dei cittadini, spiegando che il Veneto “è l’unica regione a non aver applicato l’addizionale regionale rinunciando ad un gettito annuale di 1159 milioni”. Una scelta strategica, l’ha definita, “che ha significato lasciare maggior capacità di spesa ai nostri cittadini e alle nostre imprese”, seppure nel pieno rispetto delle regole del fiscal compact “che ci obbligano a particolari budget di investimento, limitando di molto la nostra libertà di movimento”. Ammette il leghista, come l’imposizione di una addizionale sia stata pensata e tentata, ma poi scongiurata in “zona Cesarini” per finanziare la superstrada Pedemontana, però, fortunatamente, “la partita è chiusa” e poiché la pressione fiscale in Italia è già del 68% “non vogliamo appesantirla ulteriormente”. Di qui l’argomentazione sull’aumento della tassazione proposto dal Pd. “Si tratta di una novità per questa regione – spiega il governatore – ma lascio l’eventuale scelta di imporre qualche addizionale in più a chi affronterà questa amministrazione nel 2020”.

Zaia ha poi ha affrontato singoli argomenti

PEDEMONTANA. Il cantiere della Pedemontana vale almeno un punto e mezzo di Pil. E’ un’industria che vale 2 miliardi 258 milioni di euro, che dà occupazione, che valorizza decine di comuni su un tracciato di 94,5 km. La Regione diventa concessionaria, incassando i pedaggi e pagando un canone di disponibilità. “E’ una sfida, perché si tratta di un’infrastruttura che cambierà la logistica di gran parte del Veneto. E’ stata fatta la scelta di dare un servizio al territorio e di aver salvato un cantiere così importante, in cui capitali stranieri hanno deciso di investire1,5 miliardi”.

OSPEDALE DI PADOVA. “Speriamo di essere alle battute finali. Non abbiamo voluto prove muscolari con il comune di Padova. Siamo disponibili a fare l’intervento ma tenendo ferma l’identificazione a est, attestata da una commissione tecnica. Mi pare che si possa arrivare presto alla parola fine, cioè l’inizio del nuovo cantiere”. Zaia ha aggiunto di ritenere che la struttura del Giustinianeo sia un valore e che vada comunque recuperata. Ma la realizzazione dell’ospedale nuovo impegnerà 8-10 anni, mentre fare il nuovo sul vecchio richiederebbe 17 anni e mezzo, con il rischio di avere un ospedale pronto quando nel frattempo il mondo della sanità sarà cambiato. “Dobbiamo realizzare un ospedale moderno, che non sia già vecchio una volta finito”.

FONDI EUROPEI. La Regione ha stanziato integralmente nel bilancio 65 milioni di cofinanziamento dei fondi europei che ‘cubano’ 420 milioni e valgono oltre 2,2 miliardi che calano sul territorio. “Anche questa è una scelta. Mettere per intero la nostra quota di cofinanziamento, in modo da non perdere niente di questa importante voce di entrata”.

ALIENAZIONI. Il governatore ha ricordato che il piano di vendite degli immobili prevede la possibilità di incamerare circa 15 milioni, grazie alla flessibilità consentita dal ribassare il valore d’asta. “Compito della Regione – ha spiegato – non è fare l’immobiliarista. Meglio vendere e valorizzare i beni immobili, come l’ex Hotel S. Marco sul Cansiglio”.

SCUOLE PARITARIE. Il presidente conferma l’impegno a stanziare 31 milioni anche per il 2018. “Sulle scuole paritarie – ha detto Zaia – abbiamo una partita in corso con il governo nazionale, se andrà a buon fine spero che si liberino queste risorse per metterle sul sociale”. Altre partite importanti sono i forestali (21 milioni di euro) e la formazione (26 milioni di euro) che prevede anche percorsi di accompagnamento per i workers buyout.

AUTONOMIA. Zaia ha sottolineato il punto fermo di aver ‘incardinato’ il provvedimento per il negoziato con il governo, in base ad una legge regionale (e non una mozione) che dettaglia per esteso le competenze richieste. “Abbiamo deciso di partecipare ai tavoli comuni di approfondimento (ambiente, sicurezza, rapporti comunitari e istruzione) e di aprire subito il tavolo sulla sanità. Il nostro obiettivo è raggiungere una pre-intesa ‘quadro’ a gennaio tra governo e Regione, ma l’intesa dovrà essere ‘sartoriale’, cioè individuale per ogni Regione. Difficile arrivare ad una intesa prima delle elezioni , ma è possibile arrivare ad una pre-intesa quadro che metta le basi e impegni il prossimo governo e il prossimo parlamento”.

PFAS. “Abbiamo preso di petto il problema. Il primo risultato che abbiamo raggiunto – ha evidenziato il presidente – è poter aprire i rubinetti e avere acqua pulita. Il sistema di filtraggio a carbone è una garanzia per tutti e vogliamo estenderlo a tutto il Veneto, perché il rischio di nuovi inquinanti è generale. Il problema è stabilire la presenza e il livello di inquinanti. Sono dell’idea che un’azione commissariale, affidata ad un tecnico, ci permetterà di essere ancor più operativi. La questione Miteni è un tema da affrontare, ma se ci sono state campagne di carotaggio all’interno dell’azienda lo si deve ai nostri provvedimenti”.

DISSESTO IDROGEOLOGICO. Nel 2010 è stato redatto un piano complessivo di mitigazione del rischio per oltre 3 miliardi. Il Veneto oggi è più in sicurezza di sette anni fa, grazie alle opere fatte e a quelle programmate che saranno realizzate. Va posta attenzione anche alla partita del Piave: ogni 80 anni statisticamente è prevista una piena e va messo in sicurezza.

SOCIALE E DISABILI. “Bisognerebbe investire di più – ammette il leghista – In questo bilancio ci sono tuttavia segnali positivi compatibilmente con le disponibilità finanziarie che abbiamo”. E rivolto all’opposizione: “Il fatto che si proponga una tassa di scopo significa ammettere che i tagli ci sono stati e le risorse a causa di ciò sono insufficienti”.


 

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