Verso le elezioni. Tosi (Fare!): quarta gamba di centrodestra per non consegnare l’Italia a Grillo

Continua la nostra carrellata sui partiti e sui politici del Nordest in vista delle prossime elezioni di politiche. Oltre ad ascoltare i diretti protagonisti, sia chi già si trova in parlamento sia chi aspira ad entrarci, inaugureremo una sezione in cui la politica dovrà dimostrare, carte alla mano, cosa concretamente ha fatto in questi anni. Proposte di legge, mozioni, interventi, sostegno al territorio. Vogliamo non solo far conoscere le idee di chi andremo a votare, ma anche i fatti. Il nostro obiettivo è quello di ridurre quella distanza spesso incolmabile che divide la gente dalla politica, rendendo la cosa pubblica e chi ne entra a far parte, o già ne è, più trasparente e a misura di cittadino. (D.B.)

di Giorgio Gasco*

Obiettivo 12%. Non va tanto per il sottile Flavio Tosi, leader nazionale di quel “Fare!” che, ricorda oggi, lui ha messo in piedi “in appena due mesi”, subito dopo le elezioni regionali venete del 2015 quando si candidò a governatore (non poteva correre per la terza volta a sindaco di Verona) per sfidare Luca Zaia fino a marzo di quello stesso anno suo compagno di partito. La storia dice che Zaia ha ri-vinto, diventando per la seconda volta presidente del Veneto, mentre Tosi, con la lista a suo nome e sostenuto da Ncd-Udc-Area popolare, il Veneto del Fare, Partito Pensionati, Unione Nordest e Veneto Stato Razza Piave, si piazzò terzo sfiorando il 12%, quasi a pari merito (210mila voti di scarto) con il candidato Cinquestelle Jacopo Berti, incassando tre consiglieri anche loro transfughi dal Carroccio. Tempo altri due mesi, e a luglio di quell’anno l’ormai ex leghista (letteralmente cacciato dal Carroccio dal lìder massimo, Matteo Salvini: tra i due c’era incompatibilità di visioni politiche) chiama a raccolta a Roma tutta l’informazione e annuncia la nascita di “Fare!” con tre deputati (Matteo Bragantini, Enrico Costa e Emanuele Prataviera) e altrettanti senatori (Raffaela Bellot, Patrizia Bisinella, sua compagna di vita, e Emanuela Munerato).

Sono trascorsi poco più di due anni, ma per Tosi resta attuale quel 12% come obiettivo da portare a casa alle elezioni politiche del prossimo anno, con un nuovo progetto più ampio. Infatti, in attesa del responso delle urne, lui continua a lavorare, lontano dai riflettori dei “media”, ma, come si dice, battendo il territorio da Nord a Sud d’Italia, con una attiva presenza sui social.

Flavio Tosi, anche lei sta facendo il suo “viaggio per l’Italia”? Per “Fare!” cosa?

“Per diventare socio della quarta componente, la quarta gamba, del centrodestra”.

Con chi state realizzando la quarta gamba?

“Oltre a noi di Fare, ci sono già Zanetti, Costa, Fitto, Quagliariello, gli autonomisti siciliani con Saverio Romano e speriamo arrivi anche Lupi”.

Il progetto ha un obiettivo puramente elettorale oppure politico?

“Guardando alle più recenti elezioni, sia comunali che regionali (leggasi Sicilia), si vede che il 50% dell’elettorato non va più a votare e il 30% del restante 50% sceglie Grillo…”.

Si sa, cresce la sfiducia nella politica tradizionale.

“Appunto, è questione di ridare fiducia a questo elettorato. La maggior parte di chi non va a votare si richiama al centrodestra, però non vuole sceglie la Lega perché non piace Salvini, evita Fratelli d’Italia perché non piace la Meloni oppure è stufo di Berlusconi, ebbene questi elettori devono poter trovare qualcosa di nuovo, una prospettiva in questo attuale e desolante panorama della politica. Questa è la quarta gamba, non un partito ma una specie di lista civica nazionale con persone che marcano il territorio”.

Però, in senso elettorale si ritroverà alleato di persone che l’elettorato (quel 50% di cui diceva prima) dimostra di non voler votare. Tipo Berlusconi e Salvini, come dice lei.

“Proprio per questo ha senso parlare di quarta gamba: non vuoi votare loro ma vuoi che vinca comunque il centrodestra? allora sai che un’ipotesi alternativa esiste, sempre all’interno della tua coalizione di riferimento e sarai rappresentato da un soggetto più pragmatico e meno ideologico degli altri”.

In Veneto che previsioni avete?

“Credo che in Veneto come a livello nazionale la quarta gamba possa valere tra il 5% e il 10%. Tutto dipenderà dalla nostra capacità di fare campagna elettorale”.

Elettoralmente chi teme di più, Cinquestelle o gli ipotetici alleati di centrodestra?

“Temo l’ottusità e la visione ristretta di qualche alleato, in particolare di Salvini. Mentre Berlusconi vuole vincere insieme, al segretario della Lega interessa solamente raccogliere più voti possibile per la Lega anche a costo di fare perdere la coalizione”.

Quindi?

“Credo che al primo posto ci sarà il centrodestra, al secondo Cinquestelle e al terzo Renzi”.

Classifica prevedibile, tanto quanto l’instabilità.

“Vero. La legge elettorale, il Rosatellum, non è il massimo: per avere qualche chance di poter governare da soli, l’ideale sarebbe stato un sistema a parti rovesciate, cioé almeno due terzi in senso maggioritario e un terzo di proporzionale. Com’é il Rosatellum, invece, è molto dura avere un unico e certo vincitore”.

Teoricamente la quarta gamba si troverebbe tra i vincenti ma costretta a governare con un avversario, magari con il Pd di Renzi. Lei accetterebbe la coabitazione con il Pd?

“Non è questione di accettare o meno. Personalmente sono un pragmatico…”.

Con Renzi vi scrutate con simpatia dopo che lei ha appoggiato il referendum costituzionale del 4 ottobre 2016, politicamente devastante per l’ex premier.

“Non è questione di simpatia o meno, ma di pragmatismo. La nuova legge elettorale è stata voluta da centrodestra e centrosinistra con tanto di rischio che nessuno vinca da solo”.

Di qui il suo pragmatismo?

“Se uno vince e ha la capacità di governare da solo, tanto meglio; al contrario tornare a votare non costerebbe nulla. Ma la seconda ipotesi sarebbe irragionevole perché porterebbe solamente altra acqua al mulino di Grillo”.

Non a caso i grillini hanno già fatto sapere che o vincono loro o si torna alle urne.

“Loro sperano in quello che io definisco utopia. Ma mi auguro che questo sistema elettorale, seppure imperfetto, possa impedire loro di vincere”.

Detto da tutti, questo era il principale obiettivo del Rosatellum: stoppare i pentastellati.

“E’ un ragionamento cinico e anche poco democratico ma lo condivido: consegnare il governo dell’Italia a loro sarebbe una iattura per il Paese, Dio ce ne scampi e liberi. Il Rosatellum, però, aveva anche un altro obiettivo, poi raggiunto: togliere le preferenze sottraendo ai grandi partiti il controllo degli eletti”.

Cosa vuol dire votare “Fare!” in Veneto?

“Capacità di governo, liste dove l’elettore capisca che non ci sono i soliti riciclati o chi non è capace di governare”.

E i punti del programma?

“Riduzione della burocrazia, delle tasse e della spesa pubblica”.

Punti classici del centrodestra. Secondo lei in Veneto non c’è capacità di governo?

“Oggi c’è più capacità di non decidere. Vedo assai poche grandi decisioni strategiche e tanta incertezza”.

Avere chiesto, come ha fatto Zaia, maggiore autonomia non è un segno di buon governo?

“Diciamo che rispetto a quella di Zaia, è più credibile la strada scelta da Emilia Romagna e Lombardia, quella di trattare direttamente con il governo partendo da alcune materie sulle quali sanno di poter contrattare invece che dire vogliono il 90% delle tasse come il Trentino Alto Adige sapendo che la risposta sarà un no certo e scontato. Zaia ha privilegiato la propaganda rispetto al risultato finale”.

I veneti vi ascolteranno?

“Alle ultime amministrative a Verona e Padova la Lega ha raccolto l’8%, Forza Italia il 3,5%, Fratelli d’Italia ancora meno e un’enorme quantità di voti di elettori di centrodestra sono andati alle liste civiche. Un “suggerimento” positivo per la quarta gamba”.

E gli industriali nostrani?

“Quando vedranno le nostre proposte e ascolteranno i nostri messaggi pragmatici, di gente seria che ti dice cos’è fattibile e cosa no, non mancheranno di cogliere l’occasione”.

Ve la dovrete vedere con gli altri alleati.

“Per me, l’obiettivo della quarta gamba è arrivare terza sui quattro soggetti dello schieramento”.


giorgio gasco*Giornalista

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