Verso le elezioni. Ciambetti (Lega): pronto a fare il sindaco di Vicenza. Ma si aspettano le politiche

di Giorgio Gasco*

Sarà lui il candidato del centrodestra a sindaco di Vicenza? Il condizionale è d’obbligo: si vota nella primavera prossima e nel frattempo ci saranno le elezioni politiche che potranno ribaltare qualunque equilibrio predeterminato. Intanto, l’interessato, il leghista Roberto Ciambetti per la terza volta dalla nomina a presidente, fa gli auguri di Natale agli operatori dell’informazione per nome e per conto del Consiglio regionale del Veneto. Il suo nome è stato inaspettatamente buttato sul tavolo dal segretario della Liga Veneta, nessuno ha obiettato anzi, il leader nazionale Matteo Salvini ha confermato.

Ma lui va con i piedi di piombo e per ora preferisce snocciolare i numeri del bilancio di fine anno dell’attività legislativa dell’assemblea regionale. Oltre 56 sedute, 42 leggi approvate, 29 ordini del giorno, due proposte di regolamento, 64 mozioni, 11 risoluzioni, 7 progetti di legge statali (tra i quali quelli relativi alla richiesta di maggiore autonomia a seguito del referendum del 22 ottobre). Attività in aumento a dimostrazione, spiega il presidente “dell’elevatissima partecipazione di tutti i consiglieri alla vita di Palazzo”: il 96,1% degli eletti ha segnato presenze superiori all’80% alle sedute d’aula e l’88,3%.

Bilancio legislativo positivo, ma ora l’attenzione si sposta al nuovo anno che sarà pieno di avvenimenti politici e di probabili novità. Come la possibile uscita di Ciambetti dal consiglio regionale per tentare di sedersi sulla poltrona di sindaco di Vicenza.

Ciambetti, un Natale 2016 dei saluti?

“Vedremo. Soprattutto in politica non si sa cosa può succedere domani”.

Intanto lei sembra essere candidato della Lega a sindaco di Vicenza?

“La proposta è stata fatta dal segretario nazionale (regionale, in gergo leghista, ndr.) Gianantonio De Re insieme al segretario federale Matteo Salvini. Ma prima di arrivare all’ufficialità ci sono ancora le elezioni politiche, le regionali in Friuli Venezia Giulia. Non ultimi, gli equilibri a livello italiano e in Nord Italia che andranno valutati anche per le elezioni amministrative in Veneto, comprese le comunali di Vicenza”.

In sostanza, una spartizione delle piazze all’interno del centrodestra per la serie: qui ci sono io, lì ci sei tu e via dicendo.

“Ripeto, equilibri di coalizione. Per quanto mi riguarda, mi è stata chiesta la disponibilità a mettermi in gioco e ho accettato”.

Potrà spendere la esperienza di amministratore: prima di arrivare in Regione nel 2005. lei è stato anche vice sindaco di Sandrigo, sua città natale, e consigliere provinciale.

“E’ stato fatto un sondaggio (ovviamente dalla Lega, ndr.) e ne è venuto fuori che sono il leghista più conosciuto e apprezzato a Vicenza città. E comunque, quando te lo chiedono i massimi vertici del movimento, non si può dire di no”.

Sa già su quali alleati potrà contare?

“Come Lega stiamo preparando il nostro programma, avendo già individuato tutti i problemi critici di Vicenza. Poi li confronteremo con gli eventuali alleati”.

Bene, quali alleati?

“Normalmente quelli di centrodestra. Come avviene in Regione dove la coalizione sta funzionando. Ma per ora la situazione è molto, molto fluida. Vedremo cosa accadrà dopo le politiche del 4 marzo”.

oggi lei non è l’unico candidato per il centrodestra. In panchina si sta scaldando anche Elena Donazzan di Forza Italia, vicentina come lei, assessore regionale al Lavoro.

“Ce ne siano anche tanti. L’avere fatto il mio nome, ha messo in moto una situazione che stava languendo. Se ci sono energie buone e positive da spendere, ben vengano: ci confronteremo sulle cose da fare e poi si cercherà di formare la squadra di coalizione”.

La storia insegna, si rischia la rissa tra alleati.

“Insomma, se per caso qualcuno non vuole tra le priorità la sicurezza di Vicenza, i rilancio dei quartieri, cose dimenticate dall’amministrazione uscente di centrosinistra bé, allora la trattativa sarà muscolare da parte della Lega. Vicenza ha bisogno di un cambio di passo insieme ai comuni vicini”.

La Lega è certa di vincere a Vicenza? Il centrosinistra porta in eredità dieci anni di amministrazione della città con il sindaco uscente Achille Variati.

“Vedremo. Il centrosinistra deve ricomporre i cocci dopo essersi diviso proprio in occasione delle primarie per la scelta del candidato sindaco. E trovare una visione unitaria. Un esempio: il candidato scelto ha dato un’indicazione rispetto ad un fondo immobiliare che la giunta uscente vorrebbe attuare, mentre il Partito Democratico da indicazioni in senso opposto quasi fosse un pizzino di avvertimento al prescelto che non può sognarsi di fare ciò che vuole”.

Non si sentirebbe in imbarazzo essere alleato con quella “quarta gamba” di centrodestra messa in piedi anche da ex compagni di partito come Tosi di Fare?

“Per me la quarta gamba non ha motivo di esistere, sembra una centrifuga di tutto e il contrario di tutto, di gente che ha bisogno di un posto al sole per il futuro. Si parla solo di posti che di programmi. Non è utile al centrodestra”.

Però potrebbe garantire alla coalizione un 8-9 per cento di consensi.

“Ho molti dubbi su questi numeri. Tra di loro vedo personaggi che sono anche stati ministri o sottosegretari di un governo che ci ha portato alla rovina e adesso voglio riciclarsi”.

Vista da leghista del Veneto considera pericolosa la probabile instabilità che dovrebbe derivare dalle politiche?

“Da amministratore del Veneto l’instabilità che aleggia sulla politica nazionale è una preoccupazione non da poco, anche considerando cosa si aspetta il mondo industriale e sociale del Veneto ai fini di decisioni strategiche per l’Italia e per evitare di consegnarsi ai cosiddetti “ministeriali”. Ma non solo…”.

Si riferisce alla possibilità che l’incertezza si scarichi pesantemente sulla trattativa per una maggiore autonomia del Veneto?

“Eccome. La partita è importante considerando anche la celerità che abbiamo dato, tutta di stampo veneto, all’iter per procedimento di legge. Sono iniziate le trattative, ma in prospettiva non avere un interlocutore credibile e affidabile e che possa garantire una maggiorana in Parlamento, la qual cosa ci preoccupa profondamente”.

Il governatore Zaia lo ha detto chiaramente: in campagna elettorale, qualunque candidato si presenterà in Veneto dovrà garantire per l’autonomia del Veneto.

“E infatti, stiamo materialmente registrando quello che tutti vengono a dire in Veneto. E ricordiamo a tutti loro, leghisti compresi, che dovranno i conti con il risultato del referendum del 22 ottobre per poi mantenere fede quando saranno seduti sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama”.

Il sottosegretario Gianclaudio Bressa, delegato del governo a trattare con la delegazione del Veneto, dopo mesi di contrasto con Zaia ora sta aprendo su tutto, pronto a cedere a tutte le richieste del Veneto. Allora avete sbagliato voi della Lega a insistere con il referendum.

“Se non ci fosse stato il referendum non si sarebbe tornati a parlare positivamente delle Regioni e del regionalismo. Il peso del voto popolare è impegnativo per noi amministratori veneti, ma ancora di più per chi governerà a Roma. Dire, prima, che il referendum era inutile e ora, invece, si corre significa che quel 62,5% (compresi quegli elettori che essenso all’estero non hanno potuto votare) di cittadini veneti che ha detto sì all’autonomia ha un notevole peso, che si fa sentire anche a 600 chilometri di distanza”.

Come mai ha risposto sì all’offerta del suo segretario nazionale per correre come sindaco di Vicenza? Solitamente chi ha una carica elettiva come la sua, rifiuta per rispetto dell’elettore.

“Vicenza è strategica dal punto di vista istituzionale, amministrativo e politico. Vicenza deve ritornare a guida centrodestra, Vicenza ha perso 10 anni di opportunità e il degrado della città è visibile a tutti”.

Lei è in Consiglio regionale dal 2005 e dal 2015 ne è presidente. Un bilancio di metà legislatura?

“Aver approvato la riforma della sanità, l’ultima era datata 1995; l’aver varato la riforma importante sulla consumo zero del territorio che ribalta la visione urbanistica avuta dal Veneto fino al maggio scorso stanno cambiando la regione; l’aver dato il via libera all’atteso riordino delle Ater, sono tutti risultati che dimostrano la qualità legislativa dell’assemblea regionale che lavora per dare risposte ai cittadini e agli enti. Vedere poi l’alta partecipazione, quasi stakanovismo, di tutti i consiglieri non c’é che essere soddisfatti. Personalmente, essere componente del comitato delle Regioni ed essere andato all’Onu sono cose che fanno piacere”.

Come presidente del Consiglio regionale, lei è incompatibile ma non incandidabile, cioè solo se eletto sindaco dovrà dimettersi dall’attuale incarico. Chi prenderà il suo posto?

“Il posto spetta comunque alla Lega, in base ai risultati delle elezioni regionali del 2015”.

Le fughe in avanti, chiamiamole così, di Salvini posso avere effetti negativi sul futuro elettorale della pacata Lega veneta?

“Sono piani diveri. Noi facciamo anche attività politiche, ma noi amministriamo una realtà importante come è il Veneto con un confronto non sempre pacato con i ministeri, vedi la vicenda dei Pfas che definisco indecorosa da parte di chi oggi si sente ministro (Beatrice Lorenzin, ndr.) con timbri di campagna elettorale, e quindi ci rendiamo conto di quali messaggi necessitano i veneti. La buona amministrazione ha sempre pagato e noi continuiamo su questa strada”.


giorgio gasco * Giornalista

 

 

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