Verso le elezioni. In Regione parte la “caccia” al candidato. Udc con la “quarta gamba”

di Giorgio Gasco*

Il presidente Sergio Mattarella ha suonato la campanella di fine legislatura, firmando il decreto che fissa il 4 marzo 2018 come giorno per le elezioni politiche. I partiti hanno di conseguenza messo in moto la loro macchina elettorale per la scelta dei candidati da mettere alla prova del nuovo sistema di voto, il Rosatellum, composto da un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo di deputati e senatori è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. 

C’è tempo fino al week end tra il 26 e il 28 gennaio per presentare le liste con i nomi di chivuole tentare la sorte per Camera e Senato. Una delle novità del Rosatellum è la spinta alla formazione di coalizioni per limitare al massimo il numero dei partiti e per garantire una maggioranza certa al fine di generare un governo di stabilità politica. Obiettivo, come ha segnalato un mese fa il politologo Paolo Feltrin, in un’intervista a Timermagazine, non raggiunto stando ai più recenti sondaggi. Feltrin confermava i sentori che già circolavano alla vigilia dell’approvazione della riforma elettorale: nessuna coalizione avrà i consensi necessari per governare da sola (per altro il Rosatellum esclude il premio di maggioranza che consentiva ad una parte politica di ottenere i seggi sufficienti per amministrare il Paese) il che porterebbe come conseguenza alla necessità in un esecutivo di larghe intese come transizione per rivedere ancora la legge elettorale e poi tornare alle urne nel 2019.

Spostando i dubbi al 5 marzo 2018, per ora resta l’avvio e lo svolgimento di questa campagna elettorale durante la quale i partiti-coalizioni si accapiglieranno con la rispettive coalizione per ottenere più posti possibile per i propri candidati. Gli unici che non dovranno affrontare questo genere di competizione sono i Cinquestelle, che si presenteranno all’esame delle urne in solitaria, restii ad ogni forma di alleanza e sicuri della propria forza elettorale.

CENTRODESTRA – I giochi, dunque, sono aperti. Anche in Veneto (si eleggeranno 50 deputati e 24 senatori), dove la voglia dei singoli a candidarsi sta crescendo in tutti i livelli amministrativi e partitici. Scorrendo i nomi dei consiglieri regionali, tra di loro si trovano molti che potrebbero mettersi in gioco lasciando la poltrona veneta per una romana. Quanto alla Lega, è in vigore un “ordine” del segretario federale Matteo Salvini che vieta a chiunque sieda nell’assemblea regionale di candidarsi alle politiche. Ma, si sa, quando c’è aria di una schiacciante vittoria gli “ordini” si possono anche revocare. Ricordando ancora le parole di Feltrin, con le prossime politiche il Pd, dopo le diaspore che a oggi sembrano di difficile ricomposizione, dovrebbe subire un altro tracollo a vantaggio della coalizione di centrodestra che, seppure divisa su alcuni temi di base, continua a presentare un profilo di unità. Ed è proprio la lotta Forza Italia e Lega ad essere uno degli spetti interessanti di questa tornata elettorale. Stando sempre alle rilevazioni di questi giorni la Lega la dovrebbe fare da padrona surclassando l’alleato azzurro, quindi con la possibilità di alzare la voce proprio a partire dai posti in lista. Ma tutti avranno a che fare con le cosiddette quote rosa che nel Rosatellum sono assia più incombenti rispetto al passato: ciascuno dei due sessi non può rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato e ciascuno dei due sessi non può rappresentare più del 60% dei capilista nei listini di un singolo partito; quindi nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, i candidati del listino dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; con quattro seggi, fino a tre uomini e una donna (o naturalmente l’inverso). E così via.

La consapevolezza della propria forza elettorale può portare la Lega a premere per sempre maggiore visibilità sulla scheda elettorale anche se il movimento, come Forza Italia, non brilla per presenza femminile. In Consiglio regionale potrebbe mettersi in gioco Silvia Rizzotto, trevigiana. eletta nel 2015 con la Lista Zaia Presidente, che potrebbe essere messa in lista sfuggendo all’ordine-divieto di Salvini proprio per consentire alla Lega di “obbedire” al concetto di quote rosa. In palazzo gira anche il nome di Roberto Marcato, trevigiano di nascita ma residente nel Padovano, uomo forte del partito, attuale assessore allo sviluppo economico ed energia, da sempre attivo portatore degli ideali leghisti nel territorio regionale. Non si esclude anche la possibile candidature del consigliere vicentino Nicola Finco. 

MARCATORoberto Marcato (Lega)

Per quanto riguarda Forza Italia, si sono affievolite le voci su Elena Donazzan, anche lei vicentina, attuale assessore all’istruzione, formazione e lavoro. La Lega non gradirebbe molto discutere sulla possibilità di inserirla tra i candidati di coalizione (con l’assessore non corre buon sangue) e la sua corsa potrebbe essere definitivamente interrotta nel caso il Carroccio riuscisse a trovare un’alternativa gradita e di peso. Va anche ricordato che, nel caso la Donazzan resistesse alle pressioni a lei contrarie e centrasse l’obiettivo romano, si aprirebbe un capitolo tormentato per il centrodestra in Regione, con un gioco a riempire: il posto di assessore potrebbe essere occupato dal capogruppo azzurro, il padovano Massimiliano Barison, sostituito a sua volta da Maurizio Conte, da poche settimane entrato in Forza Italia dopo essersi schierato con la l’ec leghista Flavio Tosi, e alla fine del giro ci sarebbe Rossella Olivo, già sindaco di Romano d’Ezzelino, risultata prima dei non eletti alle elezioni regionali del 2015. Da ricordare anche che la Donazzan, con la sua innata dinamicità, ha buttato sul tavolo la sua candidatura a sindaco di Vicenza forse per alzare il prezzo in vista delle elezioni politiche. Tirando le somme, l’operazione Donazzan risulta troppo complesso e non priva di ostacoli e dunque, potrebbe essere accantonata ringraziando la Donazzan per la sua disponibilità.

CENTROSINISTRA – Anche qui la situazione resta ancora fluida, ma meno problematica quanto alle quote rosa. In Consiglio regionale si dava per certa la candidatura di Alessandra Moretti. Per lei, nata bersaniana e poi passata armi e bagagli con Renzi, il Pd vorrebbe un collegio sicuro e vincente.

1435664304743_Moretti_AlessandraAlessandra Moretti (Pd)

Ma poiché la vicentina non è affatto amata dai colleghi dem (storiche le sue apparizione sul web che le sono valse il soprannome di “Lady Like”) sarà difficile che Renzi riesca a perforare la diffidenza di suoi veneti e sarà probabilmente costretto a frenare la ricerca di un collegio sicuro (“Ma quale collegio vincente, collegio perdente” è la battuta che circola nei corridoi del Consiglio regionale). Scaldano, invece, i motori il consigliere dei Democratici, il padovano Claudio Sinigaglia, e il consigliere Piero Ruzzante nel 2015 eletto sotto la bandiera del Pd e ora accasato in Liberi e Uguali di Pietro Grasso. Pronto ad entrare in campo anche Graziano Azzalin, paladino dei comitati del no per il referendum sull’autonomia del Veneto. Una posizione mantenuta in contrasto con quella decisa dal Pd regionale, che ha portato la maggioranza degli elettori del Polesine, terra di Azzalin, ad esprimersi contro la consultazione popolare e che ora potrebbe tornare utile al consigliere per raccogliere i consensi necessari per affrontare la nuiva esperienza parlamentare.

CENTRISTI – Il 4 marzo sulla scheda ci sarà anche una lista di centrodestra che raggruppa il neonato partito Noi per l’Italia e l’Udc e che si pone come ago della bilancia degli equilibri interni al centrodestra. L’accordo, è stato siglato da Lorenzo Cesa e Antonio De Poli, da una parte, e da Raffaele Fitto, Maurizio Lupi e Saverio Romano. “Nasce un nuovo soggetto politico – spiega De Poli, padovano, senatore e segretario nazionale Udc – in grado di dare rappresentanza e voce ad un elettorato di centrodestra, e di interpretare al meglio la tradizione liberale e popolare”. In sostanza, la voce di chi, restando nell’aera alternativa al centrosinistra, crede nel progetto ma vuole andare oltre Berlusconi, Salvini e Meloni.

de opliAntonio De Poli (Udc)

Con l’arrivo dell’Udc (“siamo parte della coalizione”) si rafforza la cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra berlusconiano composto da Enrico Costa, ex ministro degli Affari Regionali, Maurizio Lupi, che ha rotto con gli alfaniani di Ap, Raffaele Fitto, che guida Direzione Italia, il già verdiano Saverio Romano, l’ex leghista Flavio Tosi con il suo Fare!, Enrico Zanetti segretario di Scelta Civica. Inizialmente, della partita doveva fare parte anche Gaetano Quagliariello, invece, il fondatore di Idea, ha preferito lasciare la compagnia preferendo, così si racconta, un seggio garantito da Berlusconi in persona. “I sondaggi di questi giorni – commenta Antonio De Poli, che conferma la sua ricandidatura in Veneto – danno l’Udc tra 1,5% e il 2%. Con la quarta gamba contiamo di superare lo sbarramento del 3%”.


gasco*Giornalista

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