Veneto 2017, terza regione per ricchezza, vola l’export. Più fiducia nelle famiglie

(GiGa) Chiuso il 2017, è tempo di bilanci e di previsioni per l’anno nuovo. A tirare le somme è il Bollettino socio economico del Veneto pubblicato dalla Regione che propone un’analisi dei principali dati disponibili da fonti ufficiali relativi al contesto nazionale, del Prodotto interno lordo del Veneto, all’andamento delle imprese, del mercato del credito e immobiliare, del turismo, dell’agricoltura e vino, della mobilità e trasporti (compresi gli incidenti stradali), dell’ambiente ed energia, del lavoro, della popolazione e società, dei giovani e istruzione, dell’interscambio commerciale.

PRODOTTO INTERNO LORDO – Si stima che il Pil veneto nel 2016 cresca del +1,2%, ad una velocità, quindi, leggermente superiore rispetto alla media nazionale (0,9%); la domanda interna continua la ripresa (+1,6% per i consumi delle famiglie e +3,3% per gli investimenti). Per il 2017 si stima una crescita del Pil veneto pari a +1,2%, sorretta con decisione da una rilevante accelerazione dell’export. Per un confronto, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato per il 2016 un andamento della ricchezza globale del +3,1%, poco al di sotto dell’anno precedente (+3,4%); rallentano sia le economie emergenti, che risentono della riduzione dei prezzi delle materie prime, sia le economie avanzate, le quali registrano una brusca frenata delle esportazioni. Si prevede una crescita del Pil globale del +3,5% nel 2017 e del +3,6% nel 2018.
L’area della Ue nel corso degli ultimi anni si è caratterizzata per una crescita a ritmi modesti e nel corso del 2016 l’economia ha decelerato ulteriormente (+1,9%). L’Area euro cresce nel 2016 del +1,8%, ma presenta ancora ampie divergenze fra le economie dell’Eurozona. Nel 2016 la lenta crescita del Pil italiano colloca la ripresa per il nostro Paese su valori molto inferiori a quelli registrati nelle altre economie di riferimento. L’economia italiana cresce del +0,9%: la domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del +2,4%. Nel 2017 dovrebbe arrivare un maggior contributo dalla domanda estera e dagli investimenti, grazie allo stimolo dei provvedimenti legislativi, a fronte di un minor slancio dei consumi delle famiglie. Si prevede una crescita dello +0,9% nel 2017 e del +1,1% nel 2018.

CONFRONTO – Guardando alle alle regioni europee nella classifica del Pil regionale pro capite nel 2015 mostra una forte variabilità: quattro regioni presentano valori oltre il doppio della media Ue e allo stesso tempo diciannove regioni sono al di sotto della metà della media europea. Tra le economie leader nella classifica, ci sono alcune regioni del Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Slovacchia e Svezia, così come il Granducato di Lussemburgo. Eurostat7 sottolinea come il Pil pro capite di alcune regioni possa essere significativamente influenzato da ingenti flussi pendolari, che spingerebbero la produzione a un livello che non potrebbe essere raggiunto solamente dalla popolazione attiva residente.

Il Veneto nello stesso anno fa registrare un Pil pro capite superiore del 10% alla media UE, superando alcune regioni competitor italiane, come Toscana e Piemonte, e diversi competitor a livello internazionale, come Cataluña e Rhône-Alpes in primo luogo, ma anche la svedese Sydsverige e l’inglese Greater Manchester. Rimangono a livelli più competitivi invece Lombardia ed Emilia Romagna in Italia e i due competitor tedeschi, Bayern e Baden-Württemberg, entrambi superiori alla media europea di oltre il 40%. La performance del Veneto risulta certamente positiva rispetto al contesto nazionale ed europeo, ma non si osserva quello slancio in grado di farla arrivare tra le economie più forti, proprio per una minor stabilità nella crescita della ricchezza dimostrata dalla nostra regione nell’ultimo decennio.

RICCHEZZA – Il Veneto rimane la terza regione in Italia per la produzione di ricchezza, dopo Lombardia e Lazio: il 9,2% del Prodotto interno lordo nazionale è realizzato in Veneto. Il Pil per abitante veneto nel 2015 risulta di 30.843 euro a valori correnti, superiore del 14% rispetto a quello nazionale.

TERZIARIO – Dal punto di vista della composizione, il Veneto rimane una regione a vocazione fortemente industriale, comparto che rappresenta una dorsale importante sia in termini di forza lavoro, sia in termini di produzione di ricchezza incrementata dagli importanti scambi internazionali di merci: la quota di ricchezza prodotta dall’industria supera il 30%. E’ pur vero che negli ultimi decenni la struttura produttiva veneta si sta trasformando verso una progressiva terziarizzazione, privilegiando il comparto dei servizi alle imprese e parallelamente riducendo il peso degli altri settori economici. Il fenomeno della terziarizzazione è determinato da elementi come l’evoluzione della struttura della domanda interna, dalla delocalizzazione dei sistemi produttivi e dalla nascita dell’economia dell’informazione e ha portato il settore dei servizi a pesare per oltre i due terzi sulla produzione di ricchezza regionale. Il valore aggiunto creato dai servizi nel 2016 è pari a 88,1 miliardi di euro, in termini reali, e la sua crescita progressiva negli anni si è arrestata proprio nel 2008; per qualche anno successivo si è registrato un andamento altalenante, che dal 2015 però si stabilizza su una leggera e costante crescita, che in pochi anni si stima che riporterà il comparto terziario ai livelli precedenti alla crisi. L’industria in senso stretto produce un valore aggiunto di 33,4 miliardi di euro nel 2016, valore in linea con i livelli degli anni 2004-2005, che erano stati l’inizio di una ripresa durata qualche anno, prima dello stop e della brusca contrazione del 2009. Nel settore delle costruzioni si concentra circa il 5% dell’intero valore aggiunto regionale, pari a oltre 6 miliardi di euro. Il comparto ha subito un forte contraccolpo con la crisi che a partire dal 2007 ha colpito ancora più duramente le imprese di piccole dimensioni, la cui maggioranza sono imprese di natura artigiana; dal 2015 questo andamento si è interrotto per lasciar spazio ad una timida ripresa che continua anche nel 2016 e nelle previsioni per gli anni successivi. La crescita del settore dovrebbe essere stimolata anche dagli incentivi fiscali, rafforzati con la legge di Stabilità 2017 che, oltre agli sgravi sulle ristrutturazioni e gli interventi per il risparmio energetico, prevede anche il cosiddetto “Bonus Sisma”.

Il valore aggiunto creato in agricoltura sfiora i 2,5 miliardi di euro in termini reali, pari al 2% del valore aggiunto regionale. Il valore aggiunto prodotto dal primario mostra un andamento peculiare: il comparto fa registrare un trend in crescita fino al 2000, anno in cui si inverte nettamente la tendenza, portando ad alcuni anni di contrazione, i quali lasciano spazio ad un decennio di sostanziale equilibrio che lascia la produzione del primario su livelli inferiori a quelli di fine anni ‘90. La stima del 2016 indica un -0,6% e le previsioni del biennio 2017-2018 indicano un sostanziale equilibrio. in base alla quantità di ricchezza prodotta dal suo sistema economico, è crollato a partire dal 2008 sia in Veneto che a livello nazionale. Nel 2016 cresce leggermente, si mantiene superiore alla media italiana di oltre 3.000 euro e si prevede che nei prossimi anni continui il suo percorso di fiacca risalita che lo ha riportato attualmente ai valori della seconda metà degli anni ‘90. Il reddito disponibile9 è invece una misura sintetica del benessere economico di cui possono godere i residenti di un territorio, considerati nella veste di consumatori e risparmiatori. Il reddito disponibile pro capite delle famiglie venete nel 2016 è di circa 19 mila euro, più elevato rispetto alla media nazionale e in moderata crescita rispetto all’anno precedente. Nelle previsioni al 2017 e 2018 si ipotizza che il valore continui la sua lenta ma costante risalita. I consumi pro capite delle famiglie, evidentemente correlati al livello di reddito, nel 2016 continuano ad incrementare il valore annuo, con un differenziale simile a quello del 2015; anche per questa grandezza economica le previsioni sono positive.

FAMIGLIE – I dati riportati dal Bollettino sui consumi del 2016 confermano i segnali di miglioramento delle condizioni delle famiglie venete, favoriti da una lieve ripresa dell’occupazione, da un clima di fiducia più disteso e dal buon andamento del reddito disponibile, sostenuto da un mantenimento del potere d’acquisto. Nel 2016 aumenta, di pari passo, anche la propensione al risparmio, che torna a crescere dopo aver toccato il minimo nel 2012 e una seconda, più lieve, contrazione nel 2015. Il comportamento dei veneti mostra come oggi l’aumento del reddito disponibile, anche se moderato, venga distribuito in parte in consumi e in parte in risparmio. Tra le altre componenti che concorrono alla formazione del Pil vengono analizzati gli investimenti fissi lordi che rappresentano il valore dei beni durevoli acquistati dalle unità produttive residenti, per essere utilizzati nel processo produttivo, nonché il valore dei servizi incorporati nei beni d’investimento acquistati. Dopo anni di forte decremento fino al 2014, gli investimenti per unità di lavoro10 in Veneto nel 2016 sono leggermente cresciuti, come era stato nel 2015, e si prevede un aumento anche per il prossimo biennio, che ci riporterà comunque non al di sopra dei valori della metà degli anni ’90.

PRODUTTIVITA’ – Dopo l’evidente crollo del 2009 e la pesante incertezza fino al 2012, si è ripresa, anche se con poca decisione, negli anni successivi, per proseguire con un aumento nelle previsioni per il biennio 2017-2018, che ci vedrà tornare al livello dei valori massimi pre-crisi. U n a b u o n a parte di q u e s t o recupero della produttività sembra sia ascrivibile alle imprese appartenenti ai distretti industriali. Uno dei principali risultati emersi dal Rapporto annuale di Intesa San Paolo sull’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali è rappresentato dalla maggiore dinamicità delle imprese distrettuali italiane: l’analisi ha rilevato come, non solo le imprese distrettuali siano più dinamiche, in termini di export, produttività e occupazione, rispetto a quelle non distrettuali, ma siano anche più orientate all’innovazione. Secondo il Rapporto le performances di produttività e redditività premiano, ancora una volta, i distretti veneti, collocandone ben 8 tra i primi 15 posti della classifica che ha valutato la competitività dei 149 distretti italiani.

I prezzi in Italia e Veneto In Italia nel 2016 i prezzi al consumo fanno registrare una variazione negativa, pari a -0,1% in media an – nua, sotto il +0,1% del 2015; l’ultimo trend negativo dei prezzi registrato risale al 1959 (-0,4%). La dinamica dei prezzi al consumo nel 2016 risen – te della prolungata flessione dei costi delle materie prime e di consumi delle famiglie ancora in lenta ripresa. I contributi negativi al tasso d’inflazione medio an – nuo vengono dai trasporti, da abitazione, acqua, elettricità e combustibili e, in minor misura, dalle comunicazioni. Bilanciano con contributi positivi principalmente le divisioni di spesa relative ai servizi ricettivi e di ristorazione, bevande alcoliche e tabac – chi, servizi ricreativi e culturali. L’inflazione media rilevata in Veneto nel 2016 è nul – la, quindi la dinamica dei prezzi è stabile rispetto al 2015. I tassi di variazione media annua più negativi sono riconducibili ai medesimi prodotti con contri – buto negativo a livello nazionale: abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-2,3%), trasporti (-1,3%), comunicazioni (-0,3%). Sono invece in aumen – to i prezzi dei servizi sanitari e spese per la salute (+1,6%), dei servizi ricettivi e di ristorazione (+1,4%) e delle bevande alcoliche e tabacchi (+1,3%).

EXPORT – Nonostante il rallentamento del commercio mondiale, le esportazioni venete hanno raggiunto nel 2016 il loro massimo storico. Il buon andamento delle vendite di prodotti veneti sui mercati esteri ha contribuito a rallentare la caduta del Pil nella fase di recessione e a sostenere la ripresa negli anni più recenti. Il Veneto si conferma la seconda regione esportatrice italiana, con 58,2 miliardi di euro di fatturato estero, in crescita dell’1,3% annuo, in linea con l’andamento nazionale. Continuano nel 2016 le difficoltà congiunturali per l’imprenditoria veneta, che registra un -0,4% al netto del comparto agricolo. Segnali incoraggianti arrivano sul fronte dei fallimenti d’impresa, che si riducono del 14% nell’ultimo anno. Il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta è stimato in 5,5 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-0,3%). Nel 2016 il turismo in Veneto ha segnato nuovi importanti record storici: 17,9 milioni di arrivi (+3,5% rispetto al 2015) e 65,4 milioni di presenze (+3,4%), cifre mai raggiunte prima.
Il mercato del lavoro registra segnali positivi: cresce l’occupazione e scende la disoccupazione, soprattutto delle donne, e le persone inattive diminuiscono. Ancora una volta il Veneto si conferma quindi tra le regioni leader in Italia: registra il sesto tasso di occupazione più elevato e il secondo tasso di disoccupazione più basso sia complessivo che giovanile.

COMPETITIVITA’ – I cambiamenti generati dalla globalizzazione hanno originato profondi processi di ristrutturazione dei sistemi produttivi verso la creazione di una rete mondiale di produzione dei beni; la struttura organizzativa e le strategie delle imprese si stanno quindi trasformando, con ricadute sull’orientamento degli investimenti e sulla scelta dei mercati, assegnando così fondamentale valore alle abilità imprenditoriali, allo scopo di confermarsi competitivi anche oltre i confini nazionali. Tra il 2011 e il 2014 l’impianto produttivo veneto è uscito ridimensionato, in linea con quanto accaduto a livello nazionale: unità produttive e addetti di industria e servizi fanno registrare variazioni negative, in particolare nel settore dell’edilizia. Anche gli investimenti lordi in beni materiali delle imprese venete di industria e servizi disegnano un trend che indica un forte indebolimento dell’aggregato, che tra il 2008 e il 2013 si è contratto di oltre il 40%. L’impatto della crisi è stato duro, ma già nel 2014 molte imprese venete sono tornate a crescere: i segnali di ripresa per l’economia veneta hanno interessato sia l’industria manifatturiera, sia i settori dei servizi maggiormente legati alla domanda industriale: a beneficiarne sono state soprattutto le imprese in grado di reagire, rilanciando innovazione e presenza estera. Attraverso la quarta rivoluzione industriale, infatti, sta cambiando il futuro della produzione manifatturiera e ciò rappresenta la chiave verso una maggiore produttività e competitività imprenditoriale.
Considerando la particolare struttura dell’imprenditoria veneta, caratterizzata da un elevato numero di piccole e medie imprese, il ricorso a forme di aggregazione è una delle risposte per migliorare il grado di competitività e aprire nuove opportunità per l’impresa, facilitandone l’apertura al mercato internazionale e assicurandone un margine di efficienza e competitività, attraverso la condivisione di risorse e strategie.

TURISMO – Il Veneto raggiunge nel 2016 il suo record storico per numero di arrivi, ma anche per numero di presenze turistiche, cifre che nei primi anni di crisi economica si erano contratte e che in seguito avevano attraversato un periodo di stabilità. Da sempre apprezzata per la varietà dell’offerta turistica e per la cultura dell’ospitalità che la caratterizza, la nostra regione si dimostra sempre attenta alle esigenze di una domanda in continuo rinnovamento. E con l’approvazione del nuovo Piano Strategico del Turismo “PST 2017-2022 – Italia Paese per Viaggiatori” si punta a: innovare, specializzare e integrare l’offerta nazionale; accrescere la competitività del sistema turistico; sviluppare un marketing efficace e innovativo; realizzare una governance efficiente e partecipata nel processo di elaborazione e definizione del Piano e delle politiche turistiche. Il PST punta anche al sostegno e al rafforzamento delle destinazioni emergenti – in particolare, città d’arte, borghi, parchi, montagne, aree protette ed aree rurali – in cui possono essere costruiti o rafforzati prodotti turistici basati sulla fruizione responsabile, sul rafforzamento degli elementi di sostenibilità del turismo e sull’innovazione. In tali ambiti, viene promosso uno sviluppo turistico fortemente integrato con la valorizzazione delle altre risorse territoriali, ad esempio l’agricoltura e la cultura materiale dei luoghi.

AGRICOLTURA – La qualità in agricoltura è un concetto che può prendere infinite sfumature e tra le mille, certamente va conteggiato quello di abilità. è necessaria infatti un’attitudine particolare per orientare la propria produzione verso la qualità, distinguendo i propri prodotti dalla massa di quelli disponibili in commercio, per esempio con certificazioni universalmente riconosciute come quelle garantite dall’Unione Europea: le DOP (Denominazione di Origine Protetta), le IGP (Indicazione Geografica Protetta) e le STG (Specialità Tradizionali Garantite). L’Italia detiene il maggior numero al mondo di certificazioni di questo tipo e non si ferma qui: rientra anche tra i primi 10 paesi al mondo quanto a superfici ed operatori in agricoltura biologica, di anno in anno sempre più numerosi con produzioni orientate alla sostenibilità ambientale, alla biodiversità e alla salute del consumatore.
Questo impegno è riconosciuto dal sempre maggior apprezzamento che i prodotti agroalimentari italiani conquistano al di fuori dei propri confini, con tassi di crescita tra un anno e l’altro sempre positivi, per un giro d’affari che ormai sfiora i 40 miliardi di euro. Il Veneto non sta certo a guardare, primeggiando spesso tra le regioni italiane sia per numero di prodotti di qualità, sia per gli operatori dedicati sia per il valore economico creato, all’interno dei confini nazionali ma soprattutto all’estero.


 

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