Il nostro Sessantotto. L’attacco alla Mostra del Cinema quel 26 agosto….

di Leopoldo Pietragnoli*

La contestazione alla Mostra del Cinema – seconda tappa del Sessantotto veneziano – veniva da lontano: da quando, in primavera, registi e sceneggiatori dell’Anac, l’associazione degli autori cinematografici avevano avviato una campagna polemica contro il direttore della Mostra, Luigi Chiarini,  che pure in cinque anni di direzione aveva rilanciato e riqualificato il Festival con un netto taglio culturale, il più possibile scevro di mondanità, inimicandosi semmai il mondo dei produttoriquello degli operatori turistici cittadini. D’altra parte, il legame che la direzione Chiarini continuava ad avere con il vecchio Statuto (risaliva al fascismo) e i continui compromessi per salvare insieme il cinema d’autore con la mondanità e il mercato, inimicarono appunto il mondo di autori dell’Anac, di chiara impronta politica di sinistra. A luglio, fu fondato un Comitato di coordinamento per il boicottaggio della Mostra – ne facevano parte registi come Bertolucci, Ferreri, Maselli, Pontecorvo, Zavattini – Comitato che, pur contestando lo Statuto e lo spirito della manifestazione più che il direttore, finì col trovare in Chiarini il capro espiatorio. Tanto che il 25 agosto, mentre infuriavano le polemiche, egli mise a disposizione il proprio mandato, così di fatto bloccando l’apertura della Mostra: il Comitato di boicottaggio propose allora ucompromesso di cogestione tra gli uffici della Biennale e gli autori dell’Anac, ma la concessione di una sala del Palazzo al Comitato provocò la reazione di un’altra parte del mondo del cinema, autori riuniti in una associazione staccatasi dall’Anac e giornalisti loro vicini, che reclamava invece il regolare inizio delle proiezioni.

Il “fattaccio” avvenne nella notte del 26 agosto. Si doveva svolgere una assemblea plenaria dei due gruppi nel Palazzo presidiato da ingenti forze di polizia, che facevano cordone tra i contestatori e gruppi di lidensi spazientiti per il mancato inizio della Mostra. Il Comitato di coordinamento si trovava già nella Sala Volpi quando fece irruzione la Polizia che sgomberò la sala con la forza. Gettati in strada, alcuni degli autori furono aggrediti da elementi fascisti che si erano infiltrati tra la folla di favorevoli alla Mostra. Un po’ a fatica, la Polizia riportò la calma, ma il fatto che fossero stati coinvolti registi di fama come Pasolini e Zavattini amplificò, ovviamente, l’eco degli incidenti. 

La Mostra del cinema si aprì, finalmente, il 27 agosto e si svolse regolarmente anche se con la costante presenza di Polizia – particolarmente sorvegliato fu il Piazzale in occasione della proiezione di “Teorema” di Pasolini, ma la serata filò liscia – e qualche scambio di parolacce ma anche di spintoni tra irriducibili contestatori ed eleganti spettatori, ma tutto sommato, furono scaramucce di nessun rilievo. A Mostra ultimata, Chiarini rassegnò le dimissioni. 

Un passo indietro. Si è detto “seconda tappa” del Sessantotto veneziano. In realtà, ci sarebbe da ricordare anche un’altra tappa, anche se molto meno clamorosa e oggi del tutto dimenticataLa sera del 22 aprile un corteo di giovani mosse dalla Accademia di Belle Arti, occupata da febbraio, diretto alla sede del Gazzettino, che si trovava allora a Ca’ Faccanon nel cuore delle Mercerie. Il corteo protestava per gli articoli con i quali il quotidiano aveva criticato i tumulti avvenuti a Valdagno, nel quadro degli scioperi alla Marzotto. Arrivò a pochi passi dal portone, nella calle bloccata da un cordone di carabinieri e di poliziotti: quando fu troppo vicino, da far temere un’azione di sfondamento, partì quella che in termini tecnici si chiama azione di contenimento, non avendo le caratteristiche della vera e propria carica. Fini in pochi istanti, con qualche scontro fisico – sette i poliziotti contusi, quanti manifestanti non si sa – nove fermati, una vetrina infranta. Per il Sessantotto veneziano, faceva notizia perfino una vetrina infranta.

3. continua

Estate 1968, passata la bufera, il presidente del Consiglio  Giovanni Leone visita la Biennale (Foto Afi-Archivio Leopoldo Pietragnoli)


pietragnoli*Giornalista

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