Verso le elezioni, Zanetti e Tosi contrattaccano. E scoppia il caso Lombardia

di Giorgio Gasco*

Tutto sembrava andare per il verso giusto. Al punto che le dichiarazioni provenienti dall’interno dell’alleanza erano tutte improntate sulla sicura vittoria alle prossime politiche del 4 marzo. L’unico problema, così sembrava, era quello di trovare una quadra sul programma. Invece, la “bomba” Roberto Maroni è scoppiata quasi all’improvviso, anche se è difficile immaginare che il lìder massimo della Lega non ne sapesse nulla. Con l’annuncio del rifiuto a ricandidarsi per il secondo mandato, il presidente uscente della Lombardia ha messo nei guai Forza Italia, Fratelli d’Italia e soprattutto la stessa Lega che puntava tutto su di lui per tornare a vincere nella principale regionale del Nord e ripetere il filotto con il Veneto.

Una sicurezza, nonostante che tra Maroni e Salvini ormai da anni non corra buon sangue perché Matteo considera Roberto un po’ troppo fuori dagli schemi del Carroccio, forse troppo attento alle sirene di Forza Italia.

Nell’alleanza di centrodestra torna, così, il clima di incertezza anche se, forse, il Carroccio era già preparato per l’eventualità visto che Salvini ha subito indicato Attilio Fontana come il candidato alle regionali lombarde stoppando di fatto le velleità di Berlusconi che, per contro, sembra voler mettere sul tavolo delle trattative il nome di Mariastella Gelmini. Unica cosa che entrambi i leader escludono è il coinvolgimento di Maroni nella squadra di governo nel caso di vittoria del centrodestra il 4 marzo. Ma molti sono pronti a scommettere, sicuri di vincere, che anche in questa occasione c’è lo zampino di Berlusconi, sempre pronto, se gli si presenta la possibilità, a sgambettare l’alleato-nemico del Carroccio.

tosiFlavio Tosi (Fare!)

Così, lo stop imposto dal “caso Maroni” si ripercuote anche sulla partita per la definizione delle candidature di coalizione. Un compito tutt’altro che facile dopo che al gruppo si è aggiunta la new entry di Noi con l’Italia la lista, la cossidetta quarta gamba del centrodestra voluta da Berlusconi e orchestrata dal forzista doc Nicolò Ghedini. Un gruppone di centristi che vuole misurarsi con il voto per capire il proprio peso percentuale nella coalizione, assai affollato poiché comprende Enrico Costa, ex ministro degli Affari Regionali, Maurizio Lupi, che ha rotto con gli alfaniani di Ap, Raffaele Fitto con Direzione Italia, il già verdiniano Saverio Romano, Lorenzo Cesa dell’Udc, l’ex leghista Flavio Tosi, veronese leader di Fare!, Enrico Zanetti, veneziano, ex viceministro all’Economia e segretario di Scelta civica. E sono proprio gli ultimi due di questa lista di “soci”, entrambi veneti, ad avere agitato le giornate del centrodestra prima del caso Maroni. Il segretario federale del Carroccio è stato chiaro durante il primo vertice ufficiale con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi nella villa del Cavaliere a Arcore. “Non voglio in lista né Tosi néZanetti”. Con tanto di accusa formalizzata, così parafrasata: hanno sostenuto i governi di centrosinistra. L’ex sindaco di Verona e ex leghista non si è scomposto, ben conoscendo il suo ex compagno di partito. “Ha paura di me – ha commentato Tosi – Per lui sono l’emblema di quello che lui avrebbe voluto fare ma non ha fatto. Io non ero per l’uscita dell’Italia dall’euro, non ero secessionista… e mi ha espulso. Adesso lui dice le stesse cose e se la prende con me, vuole distruggermi politicamente (ovviamente non ce la farà, è la chiosa di Tosi, ndr.). Dovrebbe puntare l’indice contro Forza Italia che ha oggettivamente sostenuto i governi di centrosinistra”. E richiama tutta Noi per l’Italia a non cedere a “questi veti politici”.

Preferisce, invece, gettare acqua sul fuoco l’altro “espulso” da Salvini che mette la lente di ingrandimento sul risultato politico raggiunto con la formazione di Noi con l’Italia.

Enrico Zanetti, come si sta con in tasca il “cartellino rosso” sventolato da Salvini?

“Inutile nascondere le perplessità generate dalle dichiarazioni del segretario della Lega…”.

Vuol dire che c’è un “ma” giustificatore?

“Voglio dire che capisco i dubbi della Lega, farei la stessa cosa al loro posto…”.

Buonismo?

“Preferisco evidenziare l’importantissimo traguardo politico raggiunto. Tutti ipotizzavano un centrodestra composto dai tre tradizionali alleati. Invece, ora c’è un quarto “giocatore” che si pone al centro dello schieramento con valori liberal democratici, pronto a fare parte di un governo in coalizione ma restando comunque autonomo”.

Questo è un punto incassato. Ma restano i veti su lei e Tosi.

“Ritengo che siano giudizi fisiologici, certamente vanno superati, ma per ora li definirei idiosincrasie”.

Bene, ma perché comprende la posizione di Salvini su lei e Tosi?

“L’idea della quarta gamba è di Berlusconi non di Salvini. Noi di Scelta Civica, come tutti gli altri componenti di Noi con l’Italia, siamo stati invitati, e ripeto invitati, e quindi coinvolti da Forza Italia, non dalla Lega, per concordare insieme i passaggi da fare per realizzare il nuovo soggetto politico”.

Vuol dire che Salvini è diffidente perché non vi conosce?

“E’ così. So cosa significa. Anch’io in Scelta Civica ho dovuto sudare le classiche sette camicie per convincere i miei della necessità di affrancarsi dal governo di centrosinistra per affrontare l’esperienza della quarta gamba, perdendo parlamentari e consiglieri regionali. L’obiettivo era chiaro, soprattutto dopo la svolta europeista di Forza Italia: dopo un governo tecnico e una sfibrante legislatura di larghe e strette intese, ora l’Italia ha bisogno di un governo sorretto da una maggioranza certa per rinsaldare il tessuto democratico del Paese”.

Se nessuno schieramento raggiungerà la maggioranza sufficiente per governare, cosa farete?

“Bisogna evitare larghe intese dopo il voto del 4 marzo”.

Il centrodestra è alle prese anche con la rogna della Lombardia.

“E’ il momento di fare squadra fra chi ha deciso di essere una squadra. Noi con l’Italia può contare su sei consiglieri regionali uscenti, un numero importante per il risultato elettorale. Ma non si può essere importanti solo in Lombardia e ignorati altrove. Serve un centrodestra coeso e inclusivo”.

Messaggio chiaro. Tornando a Salvini, resta l’accusa per il vostro appoggio ai governi di centrosinistra.

“Scelta civica ha accettato di fare parte del governo Renzi solo per contribuire alle riforme. Quando tutto è saltato, abbiamo salutato la compagnia ed è certificato che non abbiamo votato la fiducia al governo Gentiloni”.

Nell’ipotesi che persista il veto, lei cosa farà?

“Logica vorrebbe che, realizzato il grande progetto politico di un centrodestra unito e allargato, tutto sia in discesa. Ovviamente sarà una corsa a riempire più spazi possibile (leggasi candidature, ndr.)… vedremo”.


gasco*Giornalista

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