Autonomia, l’appello della Cgia a Zaia: non firmare preintesa

 “Invitiamo il Presidente Zaia a riflettere bene prima di firmare nelle prossime settimane la preintesa con il Governo Gentiloni sulle prime   materie trattate in queste settimane e sulle altre che si sono aggiunte in queste ultime ore. A nostro avviso non ci sono ancora le condizioni  necessarie, in particolar modo sui criteri di trasferimento delle risorse da Roma verso il Veneto”.

A lanciare l’Sos è il segretario della CGIA di Mestre Renato Mason. “Sebbene dai tavoli tecnici sia emerso un clima di grande serenità e disponibilità al confronto – prosegue Mason – il Governo non ha ancora definito la metodologia con cui erogherà le risorse sulle materie attualmente in discussione. Non vorremmo, nel caso fra qualche giorno si firmasse la preintesa, tra l’altro con un Governo in scadenza, che la Regione Veneto si prendesse un impegno politico al buio. Si tratterebbe, tra l’altro, di un potenziale vincolo che condizionerebbe anche le trattative di tutte le altre materie che dovranno essere avviate nei prossimi mesi”.

 Dalla CGIA, infatti, ricordano che sulla questione finanziaria le regioni che hanno iniziato un confronto  con il Governo hanno posizioni ben distinte. Se l’Emilia Romagna chiede la definizione puntuale delle risorse che le verranno trasferite, la Lombardia vuole il superamento della spesa storica con l’applicazione della spesa media pro capite, mentre il Veneto ha deciso, con una legge regionale, di chiedere i nove decimi delle tasse. Principi molto diversi fra loro sui quali  i tecnici del Governo non hanno deciso ancora nulla, anche se non è detto che si debba individuare un unico standard.

 Anzi, potrebbe essere auspicabile disegnare modelli di autonomia regionale con caratteristiche diverse per esaltare le specificità dei territori e, quindi, consentire, a questi ultimi, di attivare modelli di sviluppo innovativi in grado di superare l’eccessivo appiattimento della politica di bilancio statale sui territori. Ipotesi, queste appena enunciate, che, comunque, in questi primi incontri romani sono state solo abbozzate e per la loro definizione richiedono tempi di approfondimento medio-lunghi.

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(in azzurro le regioni “virtuose”, in rosso quelle “aiutate”)

Dalla CGIA, infine, ricordano che nell’audizione del Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, tenutasi il 22 novembre u.s.  presso la Commissione V della Camera dei Deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione), è stato presentato uno studio sulla distribuzione territoriale delle risorse pubbliche per aree regionali.

 Tra le altre cose, in questo dossier è stato esposto il “residuo fiscale” per regioni (differenza tra tutte le entrate che l’Amministrazione pubblica preleva da una regione e tutte le risorse che spende in quest’ultima) elaborato dall’Agenzia della Coesione Territoriale (Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Per quanto concerne il Veneto, il “residuo fiscale” medio 2013-15 è risultato pari a  poco più di 13 miliardi di euro (a prezzi costanti 2010).

Il Coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, afferma: “Un risultato, al netto della diversa metodologia di calcolo eseguita, pressoché in linea con quanto emerso nella nostra elaborazione effettuata nel settembre scorso che imputava al Veneto un residuo fiscale di 15,6 miliardi di euro in termini nominali, sebbene nella nostra analisi non si considerino gli interessi sul debito pubblico e siano state eliminate alcune partite di carattere finanziario. Aspetti, questi ultimi, che comunque non hanno un impatto economico diretto sui cittadini”.


 

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