Verso il voto. Veneto, nel Pd tensioni per le candidature Rubinato: no alla Lorenzin

di GIorgio Gasco *

Trovata la quadra sul programma e consegnati i simboli. Ora resta l’ultimo sprint, il più complicato, prima di affrontare l’ultimo mese e mezzo di campagna elettorale: riuscire a comporre le liste delle candidature per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Nelle considerazioni generali, si inserisce anche la notevole frammentazione del quadro politico, sia da una parte che dall’altra. E, nonostante la nuova legge elettorale, il Rosatellum, stimoli le coalizioni si è registrata una partogenesi di liste derivate dai partiti cardine.

Quanto alle candidature, tutto ruota attorno ad un dato oggettivo, ricorrente: tanti “cavalli” ai nastri di partenza e pochi posti disponibili. Per questa tornata elettorale, la questione si complica ancora di più per il Partito Democratico sia a causa dei sondaggi che lo danno sconfitto a vantaggio del centrodestra (quindi, chi si mette in lista sa che corre il grosso rischio di gareggiare solo per la bandiera) sia perchè all’interno del partito il segretario Matteo Renzi, dopo aver salutato ex compagni che hanno preferito una strada autonoma, coglierà l’occasione per regolare alcuni conti con chi pur restando nella casa dem non ha mancato di rimarcare comunque le differenze (leggasi Orlando, Franceschini, Martina, Fassino). Non sta meglio il centrodestra che, potenzialmente, secondo i sondaggi, può soffrire di crisi di abbondanza. Restano, però, ancora da placare i desideri della “quarta gamba” di Noi con l’Italia e trovare l’equilibrio di forza (posti in lista) tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

andrea (2)Andrea Martella

La regola imposta da Renzi prevede che tutti i ministri uscenti siano da ricandidare, mentre per gli altri concorrenti la scelta deve avvenire attraverso la suddivisione correntizia basata sulle proporzioni congressuali. Lo slogan è: “Mettere in campo il massimo della forza con personaggi forti”, parole del segretario. Ancora nessuna soluzione definitiva neppure sulla sorte dei parlamentari che hanno già raggiunto il tetto, imposto dallo Statuto del partito, quello delle tre legislature, come ad esempio per il deputato veneziano Andrea Martella, molto vicino al ministro Orlando: lui, come molti altri, dovranno attendere i prossimi giorni.

In Veneto, il Pd esce da una legislatura rappresentato a Palazzo Madama da 4 senatori e a Montecitorio da 13 deputati. Stando ai sondaggi, a livello nazionale i dem non dovrebbero superare il 28%, accontentandosi del terzo posto dietro a Cinquestelle. Facendo le debite proporzioni, in Veneto il gruppone dem potrebbe quasi dimezzarsi. Comunque, così si spera nei corridoi del partito regionale, almeno dieci parlamentari uscenti dovrebbero essere riconfermati in lista e con buone possibilità di tornare a Roma. Come De Menech, Rotta, Dal Moro, Sbrollini. Qualche difficoltà potrebbero incontrare Santini e il viceministro Baretta. In corsa anche l’uscente Vanessa Camani, entrata alla Camera in sostituzione di Alessandra Moretti eletta all’Europarlamento prima di diventare consigliere regionali, che potrebbe avere vita facile per la rinuncia dell’altro uscente padovano Alessandro Naccarato.

Stato di allerta anche per Simonetta Rubinato. Per alcune settimane la senatrice trevigiana è stata corteggiata dall’attuale ministro Beatrice Lorenzin allo scopo di imbarcarla nella nuova iniziativa elettorale Civica Popolare che ha messo insieme un pezzo di Alternativa Popolare (a partire da Cicchitto), un pezzo dell’Udc (come Casini e Galletti), quel che resta di Scelta Civica e, a sorpresa, anche Italia dei Valori. Una sorta di quarta gamba del centrosinistra, che si colloca accanto al Pd come hanno già fatto Insieme (Verdi, Psi e qualche prodiano) e +Europa di Emma Bonino. Il mediatore dell’operazione è stato il trentino Lorenzo Dellai, ex presidente della Provincia autonoma di Trento a capo di una giunta di centrosinistra, leader di Democrazia Solidale, l’ala popolare di Scelta Civica che si è scissa pochi mesi dopo l’inizio della legislatura. Alla fine, la Rubinato ha ringraziato la Lorenzin per la fiducia, confermando la sua permanenza nel Pd. Ben sapendo che il cammino verso la riconferma è pieno di ostacoli. La sua posizione è sempre stata autonoma dai “consigli” provenienti dai piani alti del partito. Fin da quando ha partecipato alle “parlamentarie” del 2013 stravincendo a Treviso e lasciando fino all’ultimo il Pd con il fiato sospeso in occasione delle primarie del 2014 per la scelta del candidato governatore, poi vinte da Alessandra Moretti grazie al massiccio sostegno dell’apparato con a capo Renzi. Il vaso è poi traboccato quanto la senatrice trevigiana si è dichiarata fan del referendum per una maggiore autonomia del Veneto, proposto e vinto, dal governatore Luca Zaia. Addirittura, la Simonetta si è spinta oltre ipotizzando per il Veneto un vero e proprio status di Regione a Statuto Speciale come il Friuli Venezia Giulia e il Trentino, e dando vita al gruppo Autonomia Dem, una specie di “scuola della politica” messa in piedi per pungolare quotidianamente il partito su un tema fino ad allora ideologicamente sgradito dai vertici dem. Naturale, la chiamata di Dellai politico ben disposto verso l’autonomia regionale essendo nato e cresciuto in una Regione Speciale. La decisione della Rubinato non deve essere stata semplice soprattutto quando Renzi, con molta chiarezza ha tagliato di netto qualunque velleità facendo sapere ai suoi che “tutti sono in corsa e in qualunque collegio”. In sostanza, nessuno è sicuro di essere candidato a casa propria e potrebbe anche essere paracadutato altrove. E lei, la Rubinato non aveva alcuna intenzione di trovarsi in lista “chissà dove” dopo dodici anni di legislatura. Ma in casa dem i “titoli” non contano, quindi ognuno scelga ciò che vuole. E così, la trevigiana accetta la sfida forse, ma non lo dice, dopo avere avuto qualche rassicurazione. A difesa della loro rappresentante è il gruppo Autonomia Dem (un insieme di sindaci e amministratori locali) con un comunicato dove, appunto, si annuncia la permanenza della Rubinato nel Pd. “Chi come noi – si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook – conosce Simonetta Rubinato, da quando è stata nel 2007 tra i fondatori del Partito democratico, sa bene che per la sua coerenza non avrebbe potuto accettare l’invito di Dellai ad essere parte di un’altra lista, anche se in coalizione con il Pd”. Segue il rammarico per il fatto che “il grande impegno della Rubinato sia stato apprezzato da chi rappresenta Civica Popolare e non dai dirigenti del nostro partito”. Nel post, si punta anche l’indice contro la mancata organizzazione delle primarie per la scelta dei candidati “visto che i nomi pare saranno decisi dalle segreterie nazionale e regionale”. Infine, tramite Autonomia Dem, la trevigiana conferma il suo impegno a “lavorare per recuperare l’ispirazione originaria del Pd, come partito fondato sui valori della partecipazione civica e dell’autonomia dei territori”. Stoccata: “C’è molto da costruire ancora”.


gasco*Giornalista

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