Mostre: Marino Marini e le “passioni visive” a Venezia nella casa museo di Peggy Guggenheim

di Maurizio Cerruti*

E’ un po’ come un ritorno nella casa-museo della sua vecchia amica Peggy Guggenheim quello di Marino Marini (Pistoia 1901-Viareggio 1980). Lo scultore dei “cavalli e cavalieri”, delle matronali “Pomone”, degli acuti ritratti in gesso o bronzo è il protagonista della mostra “Passioni visive” che la Collezione Guggenheim di Venezia ospita dal 27 gennaio al 1 maggio 2018. I curatori Flavio Fergonzi e Barbara Cinelli fanno dialogare una ventina di capolavori classici (Egitto, Etruria, Grecia, Cina) e moderni (Picasso, Rodin, Moore) con una cinquantina di sculture di Marini, cercando di afferrare l’inafferrabile: le “passioni visive”, appunto, che hanno ispirato l’artista toscano.

Tra i bronzi di Marini c’è anche un “Cavaliere” appartenuto a Billy Wilder: il registra hollywoodiano lo inserì in una scena di “Sabrina” con Audrey Hepburn e Humphrey Bogart.
MARINO L’AMERICANO. Marini era già famoso in Italia quando conobbe Peggy Guggenheim, probabilmente alla Biennale d’Arte del 1948. Ma fu proprio in quegli anni che lo scultore venne “scoperto” dai galleristi d’Oltreoceano che lo lanciarono a livello mondiale.

L’ANGELO ARRAPATO. Peggy Guggenheim, la miliardaria newyorkese che nel 1949 si stabilì a Venezia, quell’anno acquistò da Marini due dei suoi famosi “Cavalieri” prodotti in poche decine di esemplari, in bronzo o in creta e oggi contesi da collezionisti e musei di tutto il mondo. Uno dei due finì poi per arredare la famosa “Casa sulla cascata” progettata da Frank Loyd Wright in Pennsylvania per i Kaufmann; ma fu in seguito distrutto da una tempesta. Il bronzo che Peggy tenne per sé, “L’Angelo della Città”, ha una caratteristica singolare. Il cavaliere nudo a braccia aperte, sembra irrigidito in un orgasmo di gioia. Fu forse Peggy, disinibita ed eccentrica, a volerlo così? Sta di fatto che l’angelo “arrapato” di Marini venne da lei piazzato davanti allo scalone di ingresso di Ca’ Venier dei Leoni, sul Canal Grande, come una sfida ai benpensanti che inorriditi potevano vederlo passando in vaporetto. E lì sta tutt’ora, ormai parte irrinunciabile del patrimonio d’arte di Venezia.

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IL PENE RUBATO. Peggy non si limitava a collezionare opere d’arte: i “suoi” artisti diventavano amici – ne sposò due: Laurence Vail e Max Ernst – e spesso li ospitava in casa sua. Anche Marini con la moglie Valeria (in realtà si chiamava Mercedes Pedrazzini, figlia di un banchiere svizzero) frequentava la casa di Peggy. Una volta, fra grandi risate, lei gli chiese di fargli un altro pene di bronzo per l’Angelo, perché l’originale – avvitato nella scultura – era stato rubato. Da allora l’indispensabile accessorio venne saldato al suo posto.
LA SEDE. La Collezione Peggy Guggenheim, sede della mostra, è a Ca’ Venier dei Leoni, sul Canal Grande tra il Ponte dell’Accademia e la Basilica della Salute. L’edificio è unico nel suo genere. Fu cominciato in pompa magna alla metà del Settecento dalla nobile famiglia Venier ma si fermò al primo piano forse per mancanza di fondi. E così è rimasto: è un basso ma imponente edificio in pietra d’Istria, con ampio giardino retrostante. Peggy Guggenheim nel 1949 lo comprò per farne la propria residenza e galleria d’arte dagli eredi dell’eccentrica marchesa Casati, pure lei ricchissima collezionista. Peggy aprì al pubblico la casa-museo nel 1951. Avrebbe voluto lasciarla alla città di Venezia ma un intoppo fiscale lo impedì e l’edificio con le sue collezioni fu ceduto negli anni Settanta del Novecento alla Fondazione Solomon Guggenheim di New York creata dallo zio di Peggy.
COME ARRIVARE. In vaporetto da Tronchetto (park), Piazzale Roma (park e terminal autobus) e Stazione S. Lucia (ferrovia): linea 2 direzione San Marco, fermata Accademia; poi 5 minuti a piedi in direzione Punta della Salute. A piedi, in 25 minuti da Piazzale Roma e da Stazione S. Lucia, direzione Accademia, passando per Campo S. Margherita.
ORARI: La Collezione Peggy Guggenheim è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 (chiuso martedì). La visita in media dura circa 2 ore. Visite guidate (non a pagamento) ogni giorno alle 15.30. Biglietti: 15 euro ordinario, previste riduzioni o ingressi gratuiti.

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PEGGY GUGGENHEIM. Nacque a New York nel 1898. Il padre – che morì nell’affondamento del Titanic nel 1912 – apparteneva a una famiglia ebrea proprietaria di miniere e acciaierie; la madre ad una dinastia di banchieri. Peggy era una ragazza vivace e trasgressiva in conflitto con la madre. Ricchissima, disinibita, attratta dal mondo eccentrico degli artisti, poco più che ventenne sposa un pittore e scrittore dadaista francese di origini americane, Laurence Vail – avranno due figli – che la introduce nella vita bohémienne della Parigi delle avanguardie, negli anni Venti. I suoi amici sono pittori e scultori, e lei è colpita da una “bulimia artistica” che le fa comprare “un quadro al giorno” negli anni bui di prima e durante la guerra. Grazie al suo eccezionale fiuto artistico, investendo all’inizio poche migliaia di dollari, dà il via a una collezione oggi inestimabile. Nel 1938 apre una galleria a Londra; progetta di fondarvi un museo, ma arriva la guerra mondiale. Parigi è invasa dal Terzo Reich e per Peggy come per tutti gli ebrei in Europa il terreno scotta. Con i figli, l’ex marito e alcuni amici artisti ripara a New York. Qui apre la “Art Gallery of This Century”, punto di riferimento delle nuove correnti artistiche americane. Ma il “mal d’Europa” si fa sentire. Nel ’48 Peggy espone i “suoi” artisti alla Biennale di Venezia nel padiglione della Grecia. Intanto tratta per Ca’ Venier dei Leoni in uno dei luoghi allora più quieti e isolati di Venezia. Qui Peggy si stabilisce definitivamente circondata dall’affetto degli amatissimi cani, tutti sepolti e ricordati in una lapide in giardino; per suo volere anche lei riposa lì dal 1979.


thumbnail_M Cerruti (3)*Giornalista

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