Dodici domande a… De Poli (Udc): “Il Veneto deve tornare a contare anche politicamente per non deludere la sua gente”

di Giorgio Gasco*

“In Italia l’area di centro ha i numeri per riconquistare il centrodestra”. Così Antonio De Poli, esponente di spicco dell’Udc, senatore uscente (a Palazzo Madama dal 2013, è stato questore “anziano”) che si ricandidata nella lista uninominale nel collegio di Padova, vede il futuro dell’aggregazione politica che ha ripreso forte coscienza di poter contare nel panorama politico nazionale. Soprattutto dopo l’esito del voto in Sicilia dove l’Udc ha sfiorato il 7%. Un nuovo progetto che vede il partito alleato con il centrodestra ma in forma autonoma con il simbolo “Noi per l’Italia”, la cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra. Spiega De Poli: “Un centro che si unisce e che si fa interprete dei valori della tradizione liberale e popolare, in una fase in cui le sirene del populismo, della demagogia e della improvvisazione fanno purtroppo breccia».Perché si ricandida?

“La mia sfida è portare la voce del nostro territorio a Roma. Il Veneto deve contare di più. Siamo un fattore trainante nell’economia e vogliamo essere altrettanto nella politica che deve tornare ad ascoltare le persone. Non vogliamo dilettanti allo sbaraglio. Oggi più che mai, al Governo, servono persone concrete. Dialogo, forza e competenza sono le tre parole chiave della mia campagna”.

Dopo una legislatura segnata da governi non eletti, ritiene che le urne consegneranno al Paese una legislatura stabile?

“Le elezioni rappresentano un momento importante della nostra democrazia. Andiamo a votare e spingiamo la gente a votare. L’Italia ha bisogno di stabilità. Noi con l’Italia Udc è lo Scudo crociato nel centrodestra. Diciamo no alle maggioranze pro-inciuci. Il nostro obiettivo come centrodestra è vincere: non giochiamo in difesa ma in attacco”.

Secondo alcune stime, il 63% dei residenti a Nordest ritiene che sia importante votare per un bravo candidato al fine di avere un rappresentante del territorio. Lei condivide?

“Assolutamente Si. Al 100%. Che senso avere un candidato del territorio che non è preparato? Ma ancora peggio aggiungerei: che senso ha avere persone che non hanno visione e strategia politiche? In politica servono si le idee ma bisogna anche avere un approccio concreto e saper amministrare: in Senato, in 5 anni, grazie al mio ruolo di questore, ho fatto risparmiare centinaia di milioni di euro Abbiamo ridotto i pagamenti alle imprese a 30 giorni. Questo per me vuol dire concretezza”.

Ritiene che i candidati rispondano a questa aspettativa?

“Non mi piace molto parlare dei candidati. Mi concentro sulle persone che incontro nel mio Veneto. L’altro giorno un’anziana signora mi ha fermato per strada: non riesce a pagare le bollette per il riscaldamento. Preferisco occuparmi di queste cose”.

Si è sempre parlato del Veneto come gigante economico, ma nano politico. E’ ancora così?

“Lo sottolineavo prima. Sono candidato all’uninominale per il centrodestra in Senato: oggi dobbiamo capire che o facciamo contare di più il Veneto anche in politica o rischiamo di deludere quei milioni di veneti che, a prescindere dalle appartenenze partitiche, al referendum per l’autonomia ci hanno dato un’indicazione chiara e precisa sul futuro della nostra regione”.

Anche il Veneto ha sofferto per la crisi iniziata nel 2008. Ci sono alcuni segnali di ripresa, però alcuni comparti non riescono a rimettersi in moto. Il credito viene erogato ancora con il contagocce e le aziende continuano a chiudere pur avendo ottime prospettive. Cosa si sente di proporre se eletto?

1Le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale della nostra economia:sono state travolte dallo tsunami finanziario di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Per Noi con l’Italia Udc le priorità sono riduzione di 6 punti del cuneo fiscale per spingere le assunzioni e le aziende a creare lavoro; sostegno alle pmi attraverso accesso al credito, potenziare Fondo garanzia pmi, riduzione dei debiti della PA, deducibilita fiscale Imu dei capannoni, revisione Codice appalti con quota bando della PA riservata alle pmi”.

Caso banche. La commissione parlamentare ha chiuso i lavori con una decisione a maggioranza, a dimostrazione delle divergenze. Sono stati stanziati dei fondi a risarcimento, ma gli azionisti ne sono esclusi: il nuovo governo potrà riconsiderare anche un loro risarcimento?

“La Commissione d’inchiesta è riuscita, pure nel ritardo della sua istituzione e nei tempi stretti legati alla fine della legislatura, a far emergere per la prima volta il problema delle falle della vigilanza rendendo opportune, anzi necessarie, misure di intervento immediate. Queste falle e gli errori commessi, come nel caso delle banche venete ammessi in alcuni casi dallo stesso governatore Ignazio Visco, sono ora scritti nero su bianco nella relazione finale. Mi auguro, che anche in virtù di questo, si riesca a dare giusto ristoro ai risparmiatori che non sono stati tutelati”.

Intesa deve risarcire gli azionisti?

“Lo Stato ha messo a disposizione per decreto un fondo per risarcire gli azionisti truffati e noi ci auguriamo che questa misura diventi stabile per aiutare il maggior numero di azionisti. Qualsiasi vittima, sia esso risparmiatore o piccola impresa, va risarcita. Ma non credo debba essere Intesa Sanpaolo a farlo. I responsabili dei crac bancari veneti sono altri e sono stati individuati con precise azioni di responsabilità a cui sono seguiti sequestri e revocatorie tardive”.

Il governo uscente ha stanziato molti fondi per la regione: per ledilizia scolastica, per la crisi delle banche, per la Pedemontana, fondi per gli eventi calamitosi che hanno colpito il Veneto. Dal suo punto di vista, è così?

“Con il centrosinistra al Governo abbiamo assistito allo spettacolo delle slide e dei bonus. Noi chiediamo riforme strutturali, quindi ad esempio una riduzione di 6 punti percentuali di cuneo fiscale per spingere le assunzioni e le aziende a creare occupazione”.

Come ritiene la questione sicurezza in Veneto?

“E’ una questione che va affrontata con estrema serietà. La gente si sente insicura e questo fatto non può essere sottovalutato. Una volta al Governo dobbiamo assicurare certezza di risorse, uomini e mezzi, per garantire la Sicurezza delle nostre città e contrastare lo Spaccio della droga e il degrado delle periferie”.

Se sarà eletto, si adopererà per portare avanti la richiesta di autonomia del Veneto spingendo per arrivare alla conclusione delle trattative Regione-Governo?

“Gli elettori veneti, a prescindere dalle appartenenze partitiche, al referendum dell’autonomia si sono espressi in maniera chiara: abbiamo il dovere, ora, Tutti insieme di portare avanti e tagliare il traguardo dell’autonomia. Secondo uno studio di Unioncamere, se tutta l’Italia imitasse il Veneto in quanto a Pubblica amministrazione, il nostro Paese risparmierebbe 33 miliardi di euro. Sono risorse che potremmo spendere per il sociale, per il lavoro, per i nostri giovani e per aiutare le nostre aziende”.

Qual è l’emergenza del territorio dove lei è candidato?

“Sono diverse le questioni su cui bisogna intervenire: emergenza lavoro, questione sicurezza, Politiche sociali e sanitarie a partire dall’Ospedale di Padova che è l’ospedale di tutti ed e un’eccellenza da preservare; dal rilancio del comparto termale e del Parco Colli Euganei al tema delle infrastrutture (come ad esempio la Strada regionale 10) al sostegno alle piccole e medie imprese, artigianali, commerciali e nel settore agricolo e agroalimentare”.


gasco*Giornalista

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