Dodici domande a… Puppato (Pd): “Avanti con l’autonomia e mobilità con tariffe più basse per migliorare il welfare”

di Giorgio Gasco*

Si autodefinisce “amministratrice locale, imprenditrice, madre e nativa del Partito Democratico”. Laura Puppato la gavetta l’ha fatta: è stata due volte sindaco della sua città, Montebelluna; nel 2009 sfiora l’elezione al Parlamento Europeo; nel 2010 fu tra i principali nomi del Pd come candidata alla presidenza della Regione Veneto ma il centrosinistra gli preferì Giuseppe Bortolussi, entrò comunque in Consiglio regionale con il record di voti nel Trevigiano; nel 2012 si candida alle primarie per la leadership della coalizione di centrosinistra con i big Bersani, Renzi, Vendola e Tabacci, arrivando quarta e annunciando il suo sostegno a Bersani; infine nel 2013 l’elezione al Senato.

Ora ci riprova, ricandidandosi nei collegi uninominali di Belluno e plurinominale Veneto 1 che comprende le province di Venezia, Rovigo, Treviso e Belluno.

Laura Puppato, perché si ricandida?

“In questi ultimi cinque anni ho lavorato molto, è stata un’esperienza faticosa, ma anche capace di darmi grandi soddisfazioni per esempio alimentando una forte richiesta di ricandidatura, che è venuta da più parti, anche inattese, e dal mio territorio di provenienza. Ho sempre vissuto la politica come strumento per appianare le ingiustizie, per dare voce ad ogni obiettiva necessità e risposte utili a sanare lacune ed errori. Una delle lettere più belle inviate a Renzi per avermi in lista diceva che sono stata uno “sportello instancabile” sul territorio, un vero collegamento tra il veneto e Roma. Beh, ogni stanchezza sfuma quando ricevi dichiarazioni di stima e di affetto così spontanee e forti. Inoltre vorrei completare il lavoro che ho lasciato sospeso, sull’ambiente con la legge sul consumo di suolo, sulla giustizia con l’inserimento del delitto d’identità, sulla democrazia con la legge sulle lobby e diverse altre partite politiche importanti per il Veneto, il lavoro e il sociale”.

Dopo una legislatura segnata da governi non eletti, ritiene che le urne consegneranno al Paese una legislatura stabile?

“La nostra Costituzione non prevede che i governi siano eletti direttamente, quindi parlare di governi non eletti è improprio. Diciamo che sono stati governi sostenuti da maggioranze diverse rispetto alle coalizioni che si erano presentate al voto nel 2013, ma del resto nessuna di queste era risultata vincente. Noi vogliamo vincere e governare con la nostra coalizione, ma realisticamente non sarà probabile ottenere nelle due camere la maggioranza. Se si riusciranno a fare accordi alla luce del sole, (cioè alla tedesca, con calma e punti chiari) fatti per governare e non per tirare a campare bene, sennò sarà preferibile il ritorno al voto immediato. I governi Renzi e Gentiloni sono stati comunque i migliori degli ultimi decenni. Non lo dico io, ma i dati, il segno più su tutto”.

Secondo alcune stime, il 63% dei residenti a Nordest ritiene che sia importante votare per un bravo candidato al fine di avere un rappresentante del territorio. Lei condivide?

“Certo, ne sono convinta, e credo che i collegi uninominali ci riserveranno più di qualche sorpresa, partiti o movimenti soprattutto la Lega e il M5S pensano di poter candidare chiunque, forti di un marchio tralasciano il valore delle qualità individuali e delle storie personali importanti, e ciò sta creando sfiducia nei loro elettori”.

Ritiene che i candidati rispondano a questa aspettativa?

“Non tutti ovviamente, ci sono molti nomi di protetti che, sinceramente, sono poco conosciuti o sono candidati in collegi estranei al loro vissuto. Altri sono nomi noti, ma mi stupirebbe che il Veneto, terra di lavoratori, non si ribelli al voto verso candidati che hanno meno dell’1% di presenza in Parlamento. È un ruolo fondamentale quello che si riveste, di grande onore e immensi oneri, va fatto con disciplina e molta presenza, altrimenti come già avvenuto negli anni trascorsi si avrà disaffezione e risultati per il paese indecorosi. Un vero danno. Il Partito Democratico ha fatto scelte buone in Veneto, migliorabili certo, ma ha candidato persone che hanno le loro radici nel territorio”.

Si è sempre parlato del Veneto come gigante economico, ma nano politico. E’ ancora così?

“Evidentemente sì, i continui ricorsi contro il governo non hanno portato alcunché di positivo. Si è preferito giocare la partita isolazionista e lamentosa, così si è rimasti indietro rispetto ad una Regione contermine che ci ha ampiamente superato per PIL e reddito pro capite, per qualità sanitaria e diritto allo studio, insomma l’Emilia Romagna ci ha superati pur avendo vissuto i danni enormi di un terremoto ed essendo, come noi, a statuto ordinario, ma lavorando in sinergia non contrapponendosi. Un brutto vizio quello leghista in Regione, si sono intestarditi nel conflitto dimostrando ora, a fine legislatura, di non avere alcuna fiducia in un futuro nazionale di diverso colore politico, insistono perciò a chiudere la partita dell’autonomia con l’unica forza politica che è interlocutore vero, cioè il Pd. In pochi mesi Bressa e Gentiloni hanno fatto più di quanto si potesse sognare. E i timori di un cambio di regia nazionale, proprio in Veneto, aumentano, ironia della sorte”.

Anche il Veneto ha sofferto per la crisi iniziata nel 2008. Ci sono alcuni segnali di ripresa, però alcuni comparti non riescono a rimettersi in moto. Il credito viene erogato ancora con il contagocce e le aziende continuano a chiudere pur avendo ottime prospettive. Cosa si sente di proporre se eletto?

“Il ministro Padoan ha parlato di un sentiero stretto, non ci sono trucchi, dobbiamo continuare con politiche accorte di rilancio dell’economia italiana e, al contempo mantenere sotto controllo i conti. La crisi avviata nel 2007/2008 è stata disastrosa, ma ce la siamo lasciata quasi completamente alle spalle, lo dicono i dati della CGIA di Mestre, l’export è passato dai 39mld di euro del 2009 agli oltre 60mld di euro del 2016, anche grazie alla fiducia offerta a piene mani dal governo alle aziende, grazie agli iper-ammortamenti, alla Sabatini ter, alle forti incentivazioni alle start up, alla riduzione delle imposte avviata e al credito d’imposta usato come strumento per chi migliora il proprio processo produttivo e il prodotto, allo stesso Jobs Act… il credito si è cercato di garantirlo con forti implementi a Confidi, ma certo la crisi bancaria vissuta è stata pesante per il sistema produttivo, sul tema del credito in generale, credo vada avviato anche in Italia il sistema delle merchant bank, il meccanismo di pagamento europeo entro 30 giorni anche tra privati e promossa una giustizia sempre più celere. Molto è stato l’aiuto portato avanti da governo e Ice per far crescere la presenza dei prodotti italiani nel mondo, attività che va accresciuta e continuata. Da quest’anno avremo un ulteriore abbattimento fiscale dal 27,5% al 24% per l’Ires, vogliamo portarla al 22%, in più insistere con industria 4.0, migliorare l’efficienza energetica e la mobilità, ridurre ancora la burocrazia e rendere competitivo il territorio nazionale con la banda larga a 5G ovunque”.

Caso banche. La commissione parlamentare ha chiuso i lavori con una decisione a maggioranza, a dimostrazione delle divergenze. Sono stati stanziati dei fondi a risarcimento, ma gli azionisti ne sono esclusi: il nuovo governo potrà riconsiderare anche un loro risarcimento?

“Gli azionisti sono compresi invece, in qualità di risparmiatori truffati, ed è la prima volta al mondo che ciò accade. Chiariamo, con l’emendamento che ho personalmente contribuito a ideare, scrivere e approvare con il contributo di alcune associazioni dei risparmiatori, nonché del sottosegretario Baretta e i senatori Pd del Veneto, si è aperto un pertugio, un sentiero stretto finché si vuole ma utile ad arrivare alla meta. Per la prima volta nero su bianco si è scritto che per coloro che sono stati vittime di misselling, si è aperto un fondo statale per rimborsarli dei danni subiti e si è creata una commissione di conciliazione sottoposta ad Anac per l’analisi dei richiedenti. La relazione della Commissione Banche ha provveduto a fare chiarezza sul delinquenziale comportamento tenuto dalle banche venete verso gli azionisti inconsapevoli del rischio, dunque ora abbiamo gli strumenti per restituire il maltolto a quelle categorie di risparmiatori che hanno perso tutto o sono stati messi in difficoltà. Banca Intesa, su anche nostre pressioni, ha creato un ulteriore fondo welfare per i risparmiatori di 100 milioni di euro, ora stiamo premendo perché sia più elastica nel rientro di fidi o mutui con chi più è in difficoltà. In previsione vi è una stretta sui controlli bancari e un più rigido regolamento per la cessione d iobbligazioni (soprattutto subordinate) e le azioni ai privati”.

Intesa deve risarcire gli azionisti?

“Non spetta a me decidere, ma ai magistrati. Non mi defilo però dall’esprimere un’opinione, a rigor di logica, Intesa sta operando ora una gestione di due banche tecnicamente fallite, secondo i canoni di un decreto che li esenta da ogni onere pregresso. Se ad Intesa fosse imputato di risarcire i danni altrui, immagino scapperebbe a gambe levate, dunque avremo quel default con chiusura di sportelli fidi e conti, che era il terrore di tutti. Io credo sia serio che ciascuno faccia la sua parte, chi dice il contrario, magari per raccattare qualche voto, sta mentendo sapendo di mentire”.

Il governo uscente ha stanziato molti fondi per la regione: per l’edilizia scolastica, per la crisi delle banche, per la Pedemontana, fondi per gli eventi calamitosi che hanno colpito il Veneto. Dal suo punto di vista, è così?

“Mai tanti soldi al Veneto e in Veneto dallo Stato. Dai finanziamenti che stanno rendendo nuovamente vivace l’attività amministrativa delle nostre città. Ci sono stati più di 4 miliardi per le tratte ferroviarie sia regionali che per l’alta velocità, per l’edilizia scolastica, oltre 800milioni solo al Veneto, con migliaia di cantieri. La Pedemontana è stata finanziata per oltre 600milioni di euro, gli inquinamenti da Pfas e le bonifiche a carico dello Stato per centinaia di milioni di euro, così come i danni da eventi eccezionali e buone ultime le banche, con un salasso di oltre 5miliardi e un fondo istituito inizialmente per 100milioni. Non parliamo di sanità e sociale che vedono il Veneto regione a cui è stato restituito molto. Con questi dati la propaganda della Lega si scioglie come neve al sole, ma non lo si fa mai conoscere abbastanza. Davvero il Veneto è una delle regioni che ha beneficiato di più dell’azione di governo e i nostri comuni, con i tanti cantieri aperti, ne sono una bella conferma”.

Come ritiene la questione sicurezza in Veneto?

“Bisogna distinguere tra propaganda e realtà, i reati gravi sono in diminuzione, i reati minori assai meno, ma viviamo comunque in un territorio molto più sicuro di quello che percepiamo. Implementare i sistemi di video sorveglianza con un fondo dedicato di 37milioni di euro, e dare finalmente tutela e fondi alle forze dell’ordine e della sicurezza è la strada giusta. Vogliamo continuare assumendo 10.000 agenti, tra carabinieri, poliziotti, Giardia di Finanza, vigili del fuoco, guardie carcerarie per implementare quel ruolo di paese guida nella qualità dell’intelligence e della sicurezza riconosciuto dall’Europol, una eccellenza mondiale che ha impedito al terrorismo di attecchire qui. La serenità e la sicurezza sono un diritto, guai a cedere al mito del “fai da te” modello Far West. Sicurezza è anche avere certezze sulla qualità di emissioni di alcuni impianti inquinanti o dover lavorare per evitare gli incendi dolosi nei depositi di rifiuti tossici o ancora nel non bere acqua contaminata da PFAS, anche qui la battaglia continua”.

Se sarà rieletta, si adopererà per portare avanti la richiesta di autonomia del Veneto spingendo per arrivare alla conclusione delle trattative Regione-Governo?

“Ho messo l’autonomia nei miei personali punti programmatici su depliant, sia quella del Veneto, sia quella della Provincia di Belluno, che la Regione finge di non vedere. Sono sempre stata favorevole ad un’autonomia capace della migliore gestione delle risorse pubbliche per aumentare i servizi ai cittadini, non sono invece interessata agli slogan. Anche Zaia si è reso conto che l’unica speranza per il Veneto è che ci sia un governo di centrosinistra nella prossima legislatura, grazie all’esecutivo Gentiloni siano arrivati alla pre-intesa in tempi record, come la Lombardia e soprattutto L’ Emilia Romagna che ci ha anticipato e non ha speso un euro in referendum dal sapore propagandistico”.

Qual è l’emergenza del territorio dove lei è candidata?

“Sono candidata in un territorio talmente vasto che è difficile distinguere una sola urgenza. Sicuramente i territori del Rodigino, del Veneziano, del Trevigiano e del Bellunese hanno un comune problema nella mobilità. Di questi giorni la scelta della Germania di puntare sul trasporto pubblico gratuito per risanare l’aria troppo inquinata da polveri sottili e biossido di azoto, noi abbiamo perso 20 anni in Veneto, bisogna accelerare, abbiamo dato finalmente una svolta: 4 miliardi sono una cifra enorme, è necessario vigilare affinché la Regione si attivi senza disastri (simil Pedemontana). La mobilità inoltre è parte consistente della spesa familiare, il welfare inizia anche da questi servizi a basso prezzo e di buona qualità. In secondo luogo l’altra urgenza è la qualità socio-sanitaria e l’eccessivo consumo di suolo, in montagna aggravato dallo stato dei fiumi, in pianura da una, davvero pessima, qualità dell’aria, con conseguenze devastanti sulla nostra salute. Per tutto questo e molto altro ancora, vanno elette persone che si prendano realmente cura dei nostri territori e della nostra salute”.


gasco*Giornalista

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