Dodici domande a… Miazzi (Liberi e Uguali): “Basta consumare territorio acqua e aria vanno difese”

di Giorgio Gasco*

Ambientalista fin dagli anni Ottanta è stato tra i protagonisti, e lo ricorda sempre con orgoglio, di battaglie che nel Padovano hanno portato alla chiusura di inceneritori di rifiuti e ad impedire la trasformazione delle cave dei Colli Euganei in discariche. Francesco Miazzi, ha ora deciso di correre per un posto in Parlamento sotto la bandiera di Liberi e Uguali di Grasso, candidandosi sia nel collegio uninominale di Abano Terme che in quello plurinominale di Padova. Attivo nel “Movimento per la pace” è stato tra i fondatori dei Comitati di base nella scuola e in tutti i settori. Tra i promotori del “Comitato Popolare Lasciateci respirare”, organismo impegnato contro la trasformazione dei cementifici in inceneritori di rifiuti, per l’interramento dell’elettrodotto da 132 Kv, per la difesa della salute, dell’ambiente e del territorio. Per dieci anni consigliere comunale di Monselice ha affiancato alla denuncia di sprechi e clientele, proposte per il sostegno alle persone e alle famiglie in difficoltà economica, per la difesa dei “beni comuni” come l’acqua e il patrimonio architettonico. Proprio con la rete delle è ora tra i protagonisti di iniziative volte a bloccare la costruzione di un mega Centro Commerciale a Due Carrare.

Francesco Miazzi, perché si candida?

“Sono profondamente legato alle dinamiche politiche della mia città e quando mi sono candidato a sindaco non ho mai avuto come obiettivo scalate di partito e non ho mai fatto grandi strategie, se non quella, l’unica, dare alla mia gente quello che si merita: un territorio più sano, un lavoro dignitoso, un futuro per i loro figli più sostenibile. Oggi, per queste elezioni politiche, a maggior ragione ribadisco questa filosofia di fondo che ho trovato  in molti candidati di Liberi e Uguali. Sono sempre stato dalla stessa parte,  nel mio passato ci sono anni di serie lotte in difesa dei diritti dei lavoratori e dei diritti alla salute. Penso di aver ancora molto da dire e da dare a questo paese e con Liberi e Uguali sono sicuro che potremmo giocare un ruolo centrale nello spostare il baricentro della politica verso i temi del lavoro e della salute, che da altri sedicenti “di sinistra” sono stati messi da parte allargando il precariato ad una dimensione inaccettabile”.

Dopo una legislatura segnata da governi non eletti, ritiene che le urne consegneranno al Paese una legislatura stabile?

“Questa legge elettorale premia le coalizioni, i patti. Io credo che la legislatura stabile, con una legge elettorale come questa, la facciano le persone che vengono elette. Gli elettori hanno una grande responsabilità, spesso li si sottovaluta, con Liberi e Uguali vogliamo dare a chi ci vota un punto fermo. In ogni caso posso confermare fin da ora che qualsiasi ipotesi di governo o di alleanza parlamentare, per quanto mi riguarda, passerà per una consultazione decisiva con i nostri elettori”.

Secondo alcune stime, il 63% dei residenti a Nordest ritiene che sia importante votare per un bravo candidato al fine di avere un rappresentante del territorio. Lei condivide?

“La speranza è che siano in molti a recarsi alle urne e lo facciano con la testa libera. Libera dai condizionamenti della propaganda e dalla logica di appartenenza a questa o quella coalizione. Devono mettere sulla bilancia l’affidabilità, la storia, il legame con il territorio di ogni singolo candidato. Se ci sarà questo spirito, i sondaggi o i collegi sicuri potrebbero essere pesantemente ribaltati, perchè come dico spesso ai miei concittadini: “il cambiamento sta sulla punta di una matita”.

Ritiene che i candidati rispondano a questa aspettativa?

“I candidati di Liberi e Uguali che esprime il Veneto hanno dato molto a questa terra, hanno lavorato molto, sono conosciuti, rappresentano qualcosa. Non sono degli sconosciuti. Quindi sì, i veneti si possono fidare di noi”.

Si è sempre parlato del Veneto come gigante economico, ma nano politico. E’ ancora così?

“Purtroppo il Veneto da decenni non porta a Roma politici di spessore. E’ tempo che il Veneto abbia un suo posto a Roma, che il nostro territorio, che per anni è stato violentato e umiliato da cricche che si muovevano più o meno di nascosto, mi riferisco al Mose e al sistema correlato, esca dall’ombra e cominci a rimettere in agenda temi importanti, che ci riguardano. A livello nazionale si parla troppo poco di Pfas, si parla troppo poco di contaminazioni da emissioni nocive, si parla anche troppo poco dello sfruttamento del lavoro precario e malpagato delle coop che nascono e muoiono lasciando famiglie nella disperazione. Sembra sempre che i problemi siano altrove, e invece i problemi sono qui, in quella che era la locomotiva d’Italia e ora non riesce nemmeno a far sentire la sua voce. Colpa, evidentemente, di politici che ci hanno proceduto, alcuni troppo legati a logiche di partito e altri alle dinamiche del malaffare”.

Anche il Veneto ha sofferto per la crisi iniziata nel 2008. Ci sono alcuni segnali di ripresa, però alcuni comparti non riescono a rimettersi in moto. Il credito viene erogato ancora con il contagocce e le aziende continuano a chiudere pur avendo ottime prospettive. Cosa si sente di proporre se eletto?

“E’ chiaro che se si chiede flessibilità ai giovani (e meno giovani) e al mondo del lavoro non si può contrapporre rigidità sul piano dei prestiti e delle banche. Anche le banche devono cambiare. La crescita non avviene su un binario solo, altrimenti è un cane che si morde la coda. O si  fanno passi avanti insieme o non si va da nessuna parte”.

Caso banche. La commissione parlamentare ha chiuso i lavori con una decisione a maggioranza, a dimostrazione delle divergenze. Sono stati stanziati dei fondi a risarcimento, ma gli azionisti ne sono esclusi: il nuovo governo potrà riconsiderare anche un loro risarcimento?

“I provvedimenti assunti dal governo, troppo sbilanciati nei confronti delle Banche, hanno lasciato i risparmiatori in balia dei truffatori. Troppo esiguo il fondo messo a disposizione. E’ inevitabile che il nuovo governo rimetta mano in modo radicale al sistema bancario, recuperando dallo stesso i fondi che dovranno essere destinati ai risparmiatori truffati”.

Il governo uscente ha stanziato molti fondi per la regione: per l’edilizia scolastica, per la crisi delle banche, per la Pedemontana, fondi per gli eventi calamitosi che hanno colpito il Veneto. Dal suo punto di vista, è così?

“Per quanto riguarda la Pedemontana il governo ha stanziato molti fondi per la realizzazione di un’opera che arriva fuori tempo massimo. Grandi opere che rispondevano ad una logica dove le strade rappresentavano il volano dello sviluppo. La situazione economica, l’emergenza inquinamento, i cambiamenti climatici richiederebbero investimenti diversi. Ma qui le colpe andrebbero equamente divise con un governo regionale incapace di intercettare i cambiamenti produttivi, la necessità di cambiare i sistemi di mobilità delle merci e delle persone. Il fatto vero è che il governo centrale restituisce una parte contenuta del prelievo fiscale, la Regione accentra e burocratizza e alla fine i Comuni e poi i cittadini non si vedono mai ripagati”.

Come ritiene la questione sicurezza in Veneto?

“La sicurezza in Veneto è un problema che troppo spesso torna in auge durante le elezioni. E’ un tema enfatizzato, politicizzato. Non è esiste una questione sicurezza in Veneto. Esistono casi isolati che vanno analizzati, puniti con le leggi che ci sono. Sarebbe ora di smetterla di parlare di “questione sicurezza” e cominciare a togliere il velo di ipocrisia che si nasconde dietro a questa “emergenza ”, visto che dietro a queste parole si cela una strumentalizzazione politica evidente. Quardando i dati Istat, ricordo una frase del Capo della Polizia, Franco Gabrielli: “I numeri parlano chiaro: non c’è stato alcun incremento di reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati”Credo che una certa campagna politica sugli immigrati abbia provocato una reazione a catena con l’unico obiettivo di trovare un nemico comune contro cui scagliarsi. Lo sforzo deve essere rivolto ai percorsi di accoglienza diffusa, di integrazione senza mai perdere l’umanità di cui la nostra regione si è sempre dimostrata ricca”.

Se sarà eletto, si adopererà per portare avanti la richiesta di autonomia del Veneto spingendo per arrivare alla conclusione delle trattative Regione-Governo?

“Abbiamo giudicato il referendum come una manovra politica inutile e costosa sulle spalle della collettività. Io spero che nel nuovo parlamento si torni a discutere di autonomia nella forma complessiva, che si possa riprendere un ragionamento sul federalismo municipalista. Trasferire risorse e competenze dallo stato centrale ad una Regione che si comporta in modo analogo, non lo considero un passo in avanti. Comuni e città metropolitane devono ritrovare un ruolo decisivo e non subalterno. per rendere comprensibile questo ragionamento mi affido ad una considerazione: i cittadini quando manifestano i loro bisogni vanno dal Sindaco e non dal governatore della Regione”.

Qual è l’emergenza del territorio dove lei è candidato?

“Dai Colli euganei all’Adige, dal Montagnanese, al Conselvano, al Piovese: ci troviamo in un territorio estremamente prezioso ma finora dimenticato e anzi utilizzato dalla politica come semplice riserva di voti, una politica che finora ha lasciato dilagare problemi sia ambientali che sociali. A poco a poco sono state disseminate discariche, impianti a biogas, cave e cementifici che hanno reso questa zona una delle più inquinate del Veneto, con un alto tasso di polveri sottili nell’aria, un preoccupante inquinamento delle falde (basti pensare al caso Pfas) e dei corsi d’acqua. Ma anche sul fronte sociale si registra una crisi occupazionale e di reddito a cui non è stata data alcuna risposta anzi in cui hanno avuto gioco facile i poteri forti tesi a sfruttare il territorio cementificandolo, mirando alla costruzione di mega-centri commerciali o di hub disumani dove concentrare i richiedenti asilo. Quando la politica si è occupata di questa parte del Veneto lo ha fatto per imporre grandi opere inutili (come l’Ospedale di Schiavonia) e devastanti (come la Valdastico sud). Oppure per creare una rete di malaffare e clientela che poi è precipitata in fallimenti da far ricadere sulle spalle della collettività, come nel caso del Cosecom/Attiva, del Padova T.R.E. e del Consorzio di gestione dei rifiuti, fino al vergognoso intreccio con le cooperative che hanno gestito l’accoglienza dei profughi. Ma questo è un territorio ricco di risorse, di bellezze, di patrimoni ambientali e architettonici, di cultura e di saperi diffusi, che hanno bisogno di essere valorizzati per creare vero e duraturo sviluppo. Se sarò eletto mi batterò per realizzare tutto questo”.


gasco*Giornalista

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