Dodici domande a… Causin (Fi): “Al Veneto torna solo una piccola parte della ricchezza che produce”

di Giorgio Gasco*

Dopo sei anni di militanza, nel 2011 saluta la compagnia del Pd, di cui era stato vicesegretario del partito veneto perché “non condividevo la prospettiva del Pse e nel 2013 Monti mi ha chiesto di impegnarmi con Scelta Civica”. Ma prima di passare con il professore poi diventato premier, che lo porterà a diventare onorevole, fa una breve apparizione nell’Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo. Infine, nel 2017 la scelta definitiva di aderire a Forza Italia. Perché? “Oggi alle elezioni – replica il veneziano Andrea Causin – ci saranno quattro forze politiche che si contenderanno la leadership e una sola fa riferimento al Partito Popolare Europeo: mi pare sensato orientare il mio contributo a quella». Detto fatto, il partito del Cavaliere lo ha cercato tramire Renato Brunetta e alla fine il passo è stato ufficializzato con l’aggiunta della candidatura nel collegio uninominale del Senato nella circoscrizione Veneto 1 che comprende la province di Venezia, Rovigo, Treviso e Belluno.

Andrea Causin, perché si ri candida?

“Mi ricandido perché il presidente Silvio Berlusconi, ha dato valore ad alcune battaglie che ho portato avanti in Parlamento e mi ha chiesto di continuare a condurle con Forza Italia, e perché ritengo di poter dare al Paese ancora un contributo di idee e di esperienza, soprattutto sui temi della sicurezza, della difesa e della politica estera”.

Dopo una legislatura segnata da governi non eletti, ritiene che le urne consegneranno al Paese una legislatura stabile?

“Nonostante l’impegno che il Pd ha messo nel dare vita ad una legge elettorale finalizzata a generare la massima instabilità, credo che la crescita costante di queste settimane del centrodestra e il meccanismo dei collegi uninominali, possa consegnare al Paese, dopo il 4 marzo, una maggioranza stabile. Sono convinto che la coalizione di centrodestra avrà la maggioranza sia alla Camera che al Senato. E questo significa che ci potrà essere un governo stabile per 5 anni, capace di mettere in campo grandi riforme”.

Secondo alcune stime, il 63% dei residenti a Nordest ritiene che sia importante votare per un bravo candidato al fine di avere un rappresentante del territorio. Lei condivide?

“In via di principio è una cosa condivisibile, una dichiarazione di valore. Poi se oggi andassimo a chiedere agli elettori se sanno chi è il candidato al collegio uninominale Camera o Senato, scopriremmo che solo gli addetti ai lavori ne hanno consapevolezza. Il Pd ha voluto disegnare collegi nuovi, spesso unendo aree culturalmente non omogenee. La gente non ha ancora compreso come funziona la legge elettorale, figuriamoci se ha avuto il tempo di dare valore al candidato che rappresenta la coalizione

Ritiene che i candidati rispondano a questa aspettativa?

“Alcuni sì e alcuni no. Credo, per esempio che Forza Italia abbia svolto un ottimo lavoro, anche grazie all’impegno di Nicolò Ghedini e Renato Brunetta. Sia nei collegi uninominali, nelle nostre liste sono candidate persone di grande esperienza e con un forte legame territoriale. Penso a Zanettin e Elisabetta Casellati, entrambi con esperienza parlamentare, e nel Consiglio Superiore della Magistratura, a Renato Brunetta che è stato ministro della Repubblica. A Dario Bond e Davide Bendinelli che sono stati consiglieri Regionali con incarichi di rilievo. A Raffaele Barato che che ha fatto il sindaco. E potrei continuare. Abbiamo saputo unire la competenza con il legame al territorio, senza nemmeno un “paracadutato”

Si è sempre parlato del Veneto come gigante economico, ma nano politico. E’ ancora così?

“Il Veneto non è mai riuscito a rappresentare pienamente al Paese le proprie istanze, anche per incapacità politica. Si chiude una stagione fallimentare e ci auguriamo, visto il numero di parlamentari di centrodestra che verranno eletti, che le grandi questioni della nostra regione possano avere l’attenzione che meritano”.

Anche il Veneto ha sofferto per la crisi iniziata nel 2008. Ci sono alcuni segnali di ripresa, però alcuni comparti non riescono a rimettersi in moto. Il credito viene erogato ancora con il contagocce e le aziende continuano a chiudere pur avendo ottime prospettive. Cosa si sente di proporre se eletto?

“Il nostro sistema d’impresa ha retto alla lunga crisi iniziata nel 208 e all’implosione del sistema bancario territoriale. Ciò è accaduto perché i fondamentali dell’economia reale sono buoni. Ora bisogna fare di più. Insieme ai colleghi istituiremo la Flat Tax, una aliquota unica al 23% che consentirà di liberare risorse destinate agli investimenti, alla crescita e al lavoro”.

Caso banche. La commissione parlamentare ha chiuso i lavori con una decisione a maggioranza, a dimostrazione delle divergenze. Sono stati stanziati dei fondi a risarcimento, ma gli azionisti ne sono esclusi: il nuovo governo potrà riconsiderare anche un loro risarcimento?

“È mia convinzione che ci debba essere un occhio di riguardo per i piccoli azionisti. Chi disponeva di grandi patrimoni e li investiva aveva sicuramente la possibilità di avere contezza del rischio che andava ad assumere. Il pensionato che veniva spinto ad acquistare azioni, si è fidato e affidato perdendo in alcuni casi i risparmi di una vita”.

Intesa deve risarcire gli azionisti?

“Il risarcimento non può essere in carico a Intesa. Intesa ha fatto un sacrificio enorme. Ha preso in carico due banche bollite, stracariche di personale e piene di crediti deteriorati che non erano stati messi a bilancio. Ha salvato la rete locale del credito e migliaia di posti di lavoro. Credo che i risarcimenti debbano essere frutto delle azioni di responsabilità contro i malfattori che hanno causato il dissesto e di un fondo di dotazione straordinario da parte del governo”.

Il governo uscente ha stanziato molti fondi per la regione: per l’edilizia scolastica, per la crisi delle banche, per la Pedemontana, fondi per gli eventi calamitosi che hanno colpito il Veneto. Dal suo punto di vista, è così?

“Veneto Banca e Pop di Vicenza rappresentano solo una piccola parte della crisi del sistema bancario Italiano. Per la Pedemontana vengono offerte da Cassa depositi e prestiti le garanzie per l’operazione, che però è finanziata da privati. E’ un projet che si paga coi pedaggi, e il governo non mette un becco di un quattrino. I risarcimenti per le calamità sono stati tardivi e offensivi, come nel caso del tornado della Riviera. In Veneto, da sempre, torna solo una piccolissima parte della ricchezza che produciamo”.

Come ritiene la questione sicurezza in Veneto?

“La situazione è migliore che in altre regioni, ma le città più grandi sono a rischio. In Italia ci sono oltre 650.000 immigrati irregolari. Molti sono entrati clandestinamente, altri sono diventati irregolari quando, dopo il diniego dello status di rifugiati, è stato dato il foglio di via. Chi è in clandestinità non ha nessuna alternativa rispetto all’economia illecita e illegale. Le nostre città stanno diventando pericolose perché aumentano i reati contro le persone e il patrimonio, e le forze dell’ordine non hanno né strumenti giuridici di contrasto, né organico e mezzi adeguati”.

Se sarà eletto, si adopererà per portare avanti la richiesta di autonomia del Veneto spingendo per arrivare alla conclusione delle trattative Regione-Governo?

“Assolutamente sì, in coerenza con il voto referendario. Il Governo morente ha tentato di boffonchiare un accordicchio a mo’ di spot elettorale, ma Zaia ha un mandato forte e inequivocabile che deriva dal Referendum e dal voto in Consiglio Regionale. Con la volontà popolare non si scherza”.

Qual è l’emergenza del territorio dove lei è candidato?

“In assoluto la nuova Legge Speciale per Venezia. La città metropolitana di Venezia deve avere strumenti di legge e risorse finanziare per tornare ad essere competitiva con altre città mondiali. Porto, Mose, bonifiche, infrastrutture, hanno bisogno di una nuova visione. Serve sicuramente la politica di qualità, ma anche gli strumenti”.


gasco*Giornalista

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