Dodici domande a… Ferrazzi (Pd): un Patto dei veneti per il Veneto per superare i “campanili”

di Giorgio Gasco*

Un Patto tutto veneto, che limiti le distanze e diminuisca il più possibile la teoria-filosofica del campanile. Su questo punta Andrea Ferrazzi, candidato del Pd nei collegi uninominale e plurinominale di Venezia e Veneto 1. Nel suo palmares può vantare una notevole partecipazione attiva all’amministrazione pubblica sia come consigliere e poi come vicepresidente della Provincia di Venezia e come assessore al comune del capoluogo lagunare. Ha anche fatto parte, su chiamata di Matteo Renzi, del gruppo di 40 capi dipartimento dell’esecutivo del Partito democratico, occupandosi dei temi di Urbanistica.

Andrea Ferrazzi, perché si candida?

“Perché voglio far contare il nostro territorio a Roma. Ritengo che il Veneto vada fatto pesare nelle scelte politiche nazionali e che non sia più accettabile una sotto rappresentazione della nostra realtà. La mia candidatura come capolista nasce dalla richiesta dei circoli di base in quanto naturale proseguimento del lavoro fatto nel territorio in questi anni, da vicepresidente della Provincia di Venezia e assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia e via via come rappresentante urbanistica per l’Anci. Nasco nel territorio e voglio far contare il territorio”.

Dopo una legislatura segnata da governi non eletti, ritiene che le urne consegneranno al Paese una legislatura stabile?

“La stabilità è un valore e sarebbe una sciagura per il paese buttare a mare questi 7 anni di buon governo nazionale e di sacrifici delle famiglie e delle imprese. Basta un po’ di memoria per ricordare la condizione dell’Italia nel 2011, che ha costretto l’allora presidente della Repubblica a spingere per un governo di sostanziale responsabilità nazionale per scongiurare il rischio di un default dalle conseguenze drammatiche”.

Secondo alcune stime, il 63% dei residenti a Nordest ritiene che sia importante votare per un bravo candidato al fine di avere un rappresentante del territorio. Lei condivide?

“Condivido pienamente, come ho già scritto. Credo che le pre-condizioni per candidarsi siano l’onesta, la competenza e il radicamento nel territorio che si vuole rappresentare. La prima, essenziale, da sola non basta. Essere incompetenti nella gestione del bene pubblico determina conseguenze gravi e a volte drammatiche. Ritengo che vadano privilegiati i candidati che abbiano già dato prova nella loro attività di queste qualità. Anche in politica, come in tutta la vita, non si improvvisa nulla”.

Ritiene che i candidati rispondano a questa aspettativa?“Certamente rispondono a questa aspettativa i candidati del Partito Democratico, che in Veneto si sono messi alla prova in diversi settori del loro territorio. In più abbiamo voluto la presenza del ministro Minniti e di Lucia Annibali: simboli della lotta per la sicurezza e contro la violenza alle donne. Lo stesso non si può invece dire per le altre forze politiche, che in molti casi candidano persone che non hanno alcun legame con il collegio, come in quello dove sono candidato”.

Si è sempre parlato del Veneto come gigante economico, ma nano politico. E’ ancora così?

“Credo di sì. Il Pil del Veneto, la forza del brand Venezia, la determinazione della nostra gente ha bisogno di essere rappresentata in modo adeguato anche politicamente”.

Anche il Veneto ha sofferto per la crisi iniziata nel 2008. Ci sono alcuni segnali di ripresa, però alcuni comparti non riescono a rimettersi in moto. Il credito viene erogato ancora con il contagocce e le aziende continuano a chiudere pur avendo ottime prospettive. Cosa si sente di proporre se eletto?

“Dobbiamo fare un patto tra categorie economiche, parti sociali e forze politiche. Un patto anche trasversale, un Patto dei Veneti per il Veneto, superando inutili frammentazioni e la logica del piccolo campanile. La crisi del sistema bancario, la difficoltà nel fare il necessario salto di qualità nella ricerca e nella sviluppo ad alcune realtà produttive, i passi ancora da compiere per un miglior rapporto tra università – centri di ricerca e imprese in modo da migliorare la catena di produzione del valore, il supporto alla internazionalizzazione e all’innovazione di prodotto e di processo sono alcuni esempi sui quali lavorare con grande energia”.

Caso banche. La commissione parlamentare ha chiuso i lavori con una decisione a maggioranza, a dimostrazione delle divergenze. Sono stati stanziati dei fondi a risarcimento, ma gli azionisti ne sono esclusi: il nuovo governo potrà riconsiderare anche un loro risarcimento?

“Gli azionisti non sono esclusi. È stato creato un Fondo di 100 milioni di euro dedicato agli azionisti e obbligazionisti, su volontà di Renzi e su emendamento presentato dai Parlamentari del Partito Democratico. È importante la cifra, che è entrate nelle voci di bilancio e quindi potrà essere implementata secondo necessità, ma ancor più importante è l’aver aperto una porta per nulla scontata. Questo è avvenuto dopo che il governo ha fatto una riforma, attesa da anni, delle Banche Popolari e del Credito Cooperativo, ha salvato l’operatività di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ha salvato i lavoratori, i correntisti e gran parte degli obbligazionisti. Aggiungo che finalmente i lavori della Commissione d’inchiesta hanno reso evidenti le responsabilità degli Organi di controllo che non sempre hanno vigilato come avrebbero dovuto, ma soprattutto di chi ha gestito le banche venete. Management che non era di certo avulso dal contesto politico di maggioranza della nostra regione. Regione che non ha di fatto mosso un dito, ma ha solo alimentato polemiche inutili e strumentali. Aggiungo anche che le Associazioni in difesa dei risparmiatori vergognosamente traditi da chi ha gestito le banche hanno fatto un lavoro importante, operando anche a Roma con il Governo per trovare la migliore soluzione, salvo l’Associazione che invece di lavorare per trovare soluzioni per il bene dei veneti ha preferito seguire la facile demagogia, candidando alla fine loro rappresentanti nelle file dei CinqueStelle. Qui si vede tutta la differenza tra chi cerca di risolvere i problemi e chi invece li cavalca, per interessi di piccola bottega”.

Intesa deve risarcire gli azionisti?

“Intesa ha stanziato in autonomia aziendale 100 milioni, con massimale di ristoro di 15.000 euro, per i casi di disagio sociale. Sulla responsabilità di far fronte ai danni creati dalle due popolari è in corso un duello giudiziario… personalmente sono convinto che Intesa avrà interesse per una vera “riconciliazione” con i risparmiatori per ricostruire quel legame di fiducia che è un fattore qualificante del capitale sociale dei veneti”.

Il governo uscente ha stanziato molti fondi per la regione: per l’edilizia scolastica, per la crisi delle banche, per la Pedemontana, fondi per gli eventi calamitosi che hanno colpito il Veneto. Dal suo punto di vista, è così?

“Sì, lo dicono i dati e i bilanci. E ci aggiungo le risorse per le infrastrutture viarie, ferroviarie, il progetto in stato avanzato per la banda ultra larga, il rinnovo dei treni per la rete regionale e per i mezzi pubblici delle nostre città, il rifinanziamento della Legge Speciale per tutti i comuni della gronda lagunare veneziana. Parlano i fatti”.

Come ritiene la questione sicurezza in Veneto?

”La sicurezza è al centro del mio programma e del programma del Partito Democratico. Camminare tranquilli nelle nostre città e vivere serenamente nelle nostre case è un diritto ed è un dovere rispondere. Molto bene dunque il Piano “Città sicure” voluto daiministri dell’Interno e della Difesa e gli investimenti di 7 miliardari per le forze dell’ordine con il rinnovo del contratto di lavoro e l’assunzione straordinaria di 5.500 persone, esattamente l’opposto di quello che ha fatto il centro destra al governo, dati alla mano, che utilizza il tema del sicurezza per fare propaganda ma che quando ha governato lasciava le auto delle Forze dell’Ordine senza benzina. Aggiungo che la sicurezza si costruisce anche con le politiche sociali diffuse e preventive, con le azioni contro il degrado, con scelte urbanistiche di rigenerazione urbana che rendono vive le nostre città, a partire dalle periferie, per le quali il Governo del Partito Democratico ha fatto il più grande investimento urbanistico della Repubblica, con più di 2 miliardi di euro. Le città sicurezza infatti sono le città vissute, come dimostrano moltissimi esempi sia in Italia che in altri paesi”.

Se sarà eletto, si adopererà per portare avanti la richiesta di autonomia del Veneto spingendo per arrivare alla conclusione delle trattative Regione-Governo?

”La trattativa è a buon punto. Credo fortemente nell’autonomia come leva per far contare i nostri cittadini e come strumento per rendere efficiente ed efficace il sistema pubblico e le scelte conseguenti, Ovviamente in un paese e una regione saldamente ancorata ad un’Europa federale. Autonomia locale ed Stati Uniti d’Europa sono la risposta ai bisogni dei nostri cittadini. L’autonomia resta un’opportunità strategica, dobbiamo tutti sentire la responsabilità perché venga gestita da una classe dirigente all’altezza”.

Qual è l’emergenza del territorio dove lei è candidato?

”Ne indico due: lavoro e sicurezza”.


 

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