Roccon: il Veneto è salpato ma deve stare attento alle secche del porto Italia

di Franco Roccon *

Non c’è che dire, per la nave veneta che sta nuovamente tentando di salpare alla conquista economica e imprenditoriale di nuove terre, non tutte le cime che la legano al porto italiano sono state mollate. Tre in particolare la tengono, per così dire,ancora ormeggiata.

La prima è di una burocrazia asfissiante e ingessante che vede la presenza dello Stato, con tutti i suoi meccanismi borbonici di controllo e la sua pesante tassazione che rasenta il 60%,portare alla morte certa un tessuto economico imprenditoriale che, assieme alla vicina Lombardia, sta tentando con forza di costruire la nuova locomotiva, un nuovo treno. Un treno 4.0. Questo movimentismo è stato segnalato recentemente anche con il referendum per l’Autonomia del 22 ottobre scorso, dove oltre 2 milioni di elettori residenti nel veneto, il 57% degli aventi diritto, di diversa estrazione sociale e generazionale, ha voluto con l’arma del voto, necessariamente guardare avanti lanciando una forma di ultimatum alla politica, alla Giunta Zaia e alla lontana Roma e alle sue stantie stanze : Mollate gli ormeggi. Le aree produttive, la società civile, i sindaci e i rappresentanti istituzionali di ogni livello ne hanno proprio le tasche piene.

La seconda cima, è legata al sistema bancario che, dopo le scoppole e la cattiva gestione perpetrata da capitani di ventura, banditi dai colletti bianchi, alla guida delle banche venete, nominati da un ristretto cerchio di potenti amici, si trova ora a fare letteralmente i conti con una popolazione imprenditoriale che non si fida più del sistema, pur non potendone fare a meno cercando, contemporaneamente, nuove strade di partenariato economico e finanziario. Le cessioni, purtroppo, di grandi marchi veneti a multinazionali con sede estera stanno a segnalare proprio questo. L’imprenditoria veneta, quella rimasta che ha consolidato il proprio fatturato ristrutturandosi, guarda verso mercati esterni, verso più consolidate economie in forte sviluppo e dove la capacità e l’inventiva degli imprenditori veneti lasciano poi il segno ed è tenuta di buon grado.

Una terza cima è quella delle infiltrazioni mafiose di cui il Veneto non è certamente esente. Troppo spesso leggiamo di blitz e di arresti di soggetti appartenenti a questo o quel clan, che stanno spadroneggiando anche nel Veneto. La mafia si muove e organizza la sua presenza dove ci sono polpa, soldi e un tessuto sano da aggredire. Il Veneto è tutto questo. La mafia guarda all’immediato futuro dei nuovi appalti nelle infrastrutture pubbliche, dopo anni di tristezza nel settore degli appalti, dettato dai pesanti tagli voluti dai deleteri governi di sinistra degli ultimi dieci anni. Mi riferisco ai mondiali 2021 di Cortina che con quasi duecento milioni di investimenti in infrastrutture, diventa un piatto appetitoso, alle centinaia di milioni di euro che a ricaduta arriveranno in Veneto nelle principali città grazie ai Piani di rigenerazione urbana (Padova, Belluno, etc.), alle necessarie infrastrutture viarie e ferroviarie in progettazione.

Il Veneto, quello delle stazioni appaltanti pubbliche committenti dei bandi, dovrà necessariamente fare squadra adottando strumenti di gara di appalto ristrette rispettando le soglie che determinano la partecipazione dettate dal codice degli appalti, con manifestazioni d’interesse specifiche rivolte alle imprese che abbiano la sede legale nel Veneto e che se ne riconosca la storicità, con sistemi di controllo che vadano oltre la farraginosa normativa sugli appalti pubblici voluta dall’ANAC, cercando di evitare di emettere gare al minimo ribasso. Se ciò non avviene, non sarà possibile stoppare le offerte dai prezzi folli e non giustificabili che nascondono un sottobosco malfamato di acquisizioni di imprese fatte da prestanomi meridionali dalla grande e sporca disponibilità economica.

Se vogliamo far salpare anche la nave dell’edilizia, settore trainante per molti, i soldi degli appalti pubblici devo rimanere in Veneto e non prendere la strada verso altre terre italiche abbondantemente fuori controllo totale dallo Stato che si è fatto sostituire consapevolmente e colpevolmente da organizzazioni malavitose. I timonieri istituzionali della Grande Nave Veneta sono avvisati, prendano una rotta trasparente ed efficace per uscire dalla secca del porto chiamato Italia.

*Consigliere Capogruppo di Civiltà Bellunese a Belluno e portavoce di Indipendenza Noi Veneto


 

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