Sanità, il Veneto promosso: “Si confronta con l’Europa”

“Il Veneto ha uno dei migliori Sistemi Sanitari d’Italia e si confronta certamente alla pari con i risultati di salute rilevabili nei Paesi del Nord Europa”. E’ riassunta in questa frase la promozione del sistema Sanitario della Regione del Veneto, che emerge dalla presentazione, avvenuta nell’Auditorium del Padiglione Rama dell’Ospedale dell’Angelo a Mestre, dell’edizione 2017 del Programma Nazionale Esiti, realizzato dall’Agenzia Sanitaria Nazionale – Agenas per conto del Ministero della Salute, un dettagliatissimo lavoro di valutazione che ha analizzato 166 indicatori (67 di esito, 70 di volumi di attività e 29 di ospedalizzazione) per dare alle Regioni italiane e ai managers sanitari indicazioni puntuali sulla situazione quali-quantitativa dei servizi erogati, sui settori positivi e su quelli dove si può migliorare, senza peraltro voler assolutamente stilare classifiche di merito.

PNE MANTOAN

Bloccati a Roma dal maltempo i rappresentanti di Agenas, e impossibilitato a partecipare per un’indisposizione il Presidente di Agenas, nonché Assessore alla Sanità della Regione Veneto, è toccato al Direttore Generale della Sanità Regionale Domenico Mantoan e ai suoi tecnici illustrare i complessi contenuti della ricerca, giunta all’ottavo anno di effettuazione. In generale, l’intera sanità nazionale, pur mantenendo evidenti differenze tra le diverse aree del Paese, sta palesando un miglioramento generalizzato delle performances generalizzato, con alcune Regioni, tra le quali il Veneto, dove il complesso dei dati valutati è particolarmente positivo, con indicazioni di miglioramento progressivo anche per le aree che presentano ancora alcune criticità.

Dalla ricerca emerge che, nel Veneto sono evidenti nel 2016 e 2017 trend in miglioramento rispetto agli anni precedenti  in diverse aree cliniche, tra cui l’osteo-muscolare, la gravidanza e il parto, l’area cardiocircolatoria e neurologica, la chirurgia generale, e il respiratorio.  Migliora la tempestività per l’intervento chirurgico sulle fratture del collo del femore negli ultra 65enni, che viene garantita entro le prime 48 ore al 68% dei pazienti del Veneto, rispetto ad una media nazionale del 58%. Persiste una certa variabilità intra-regionale, con un trend al miglioramento nel 2017.

PNE CORTI

Continua a diminuire la proporzione dei parti cesarei primari, ora al 17% in Veneto contro un 23% a livello nazionale. Questa riduzione nel ricorso al parto chirurgico si può ottenere anche promuovendo il ricorso al parto naturale nelle donne con pregresso cesareo senza controindicazioni, ora all’11% a livello nazionale. I risultati del PNE mostrano come il Veneto sia ai primi posti in questa pratica clinica con diversi ospedali pubblici, soprattutto nella provincia di Treviso, che raggiungono e superano il 40%. Ma è l’Ospedale Alto Vicentino di Santorso la struttura italiana che effettua la più alta proporzione di parti naturali dopo cesareo, garantendo questa prestazione al 52% delle donne precesarizzate.

Continua a ridursi la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto miocardico acuto in Veneto (dall’12,2% del 2010 all’attuale 9,3%). Analogo trend è evidente per la mortalità a 30 giorni per ictus che scende dal 10,6% del 2009 al 9,2% del 2016. PNE documenta in Italia, ma anche in Veneto, una certa frammentazione dell’offerta dei servizi per la chirurgia oncologica e per la chirurgia protesica, servizi per i quali è dimostrata un’importante associazione tra volume di interventi ed esiti delle cure.

Nel 2016, in Veneto, 13 strutture ospedaliere eseguono più di 5 interventi chirurgici per tumore del polmone; tra queste, 4 presentano un volume di attività superiore a 50 interventi annui soglia sopra la quale viene osservata la minor mortalità a 30 giorni dall’intervento è di 50 interventi/annui. L’Azienda Ospedaliera di Padova guida la classifica con più di 300 interventi l’anno. Nel 2016 il 68% dei ricoveri per tumore della mammella veniva effettuato in strutture che eseguivano ciascuna meno del 5% degli interventi totali e al di sotto della soglia di 150 interventi annui. Nel 2018, dopo interventi di riorganizzazione innescati nel 2017 da una nuova programmazione regionale della chirurgia senologica con l’attivazione delle Breast Unit, la maggior parte delle mastectomie avverrà in centri in cui l’equipe chirurgica effettua più di 150 interventi annui, soglia raccomandata per garantire i migliori esiti post-operatori nelle pazienti.  Solo il 7% delle mastectomie e il 6% delle resezioni polmonari per tumore avviene fuori regione, osservando livelli di “fuga” dal Veneto ben lontani dai livelli a due cifre di numerose altre regioni italiane.  Per il tumore del polmone il Veneto esercita un’”attrazione” da altre regioni per oltre il 16% dei casi. Nel Veneto si conferma l’elevato livello della qualità delle cure in tutte le aree valutate dal PNE con alcune aree di grande eccellenza ed alcune aree ancora suscettibili di miglioramento, pur nell’ottima performance generale. Tra i settori migliorabili nel rapporto tra volumi di attività ed esiti, ad esempio favorendo le aggregazioni,  vi sono la chirurgia oncologica, e la chirurgia protesica di elezione, a cominciare da quella del ginocchio.

La logica non è quella della graduatoria o della classifica, ma quella del confronto, utilizzando metodi che evitano l’introduzione di errori sistematici di misurazione che possano determinare valutazioni distorte della realtà.  Un esempio di questa possibile lettura distorta della realtà è data dal confronto di alcuni esiti, come la tempestività dell’angioplastica coronarica nell’ infarto miocardico, senza tenere conto dell’organizzazione a rete (hub e spoke) dei nostri ospedali dove solo il presidio principale “hub” ha l’emodinamica per eseguire queste procedure di rivascolarizzazione e dove il presidio “spoke” risulta non aver eseguito la procedura pur avendo dimesso pazienti con infarto. Per il 2017, i dati PNE saranno in grado di superare queste criticità, migliorando la capacità di misura delle procedure tempo-dipendenti (rivascolarizzazioni in patologie come l’infarto e l’ictus) e di restituire valutazioni degli esiti tenendo conto anche dei diversi livelli di complessità dei nostri  ospedali.


 

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