Pfas. Bicamerale: fissazione dei limiti spetta al Governo. Veneto: “Adesso dateci la calamità naturale”

Riconoscendo quanto fatto dalla Regione del Veneto, che ha definito i limiti di presenza nelle acque per alcuni inquinanti della famiglia dei Pfas, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella sua relazione di aggiornamento, recentemente approvata, afferma esplicitamente che “sarebbe necessario definire in modo completo la fissazione dei limiti per tutti i Pfas e in tutte le matrici ambientali, e tale compito spetta al Ministero dell’ambiente”.

L’assessore veneto all’ambiente Giampaolo Bottacin, facendo il punto della situazione insieme ai tecnici della Regione e al direttore generale di ARPAV, ha evidenziato con soddisfazione che, a tre anni di distanza, la Commissione bicamerale mette finalmente un punto fermo alle polemiche su chi doveva fare cosa in materia di inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas): la competenza nella fissazione dei limiti è del governo, non della Regione, come del resto previsto dagli articoli 75 e 101 del decreto legislativo 152/2006.

“Non per questo siamo stati fermi – ha aggiunto – e siamo intervenuti immediatamente per far fronte a questa forma di inquinamento che rappresentava una novità. Ora siamo all’avanguardia a livello nazionale ed europeo, grazie all’enorme lavoro messo in campo in questi anni. Stiamo procedendo su più fronti: acque potabili, scarichi industriali, caratterizzazione del sito della Miteni in vista della bonifica. L’obiettivo unico della nostra azione è la salvaguardia ambientale e la tutela della salute dei cittadini, anche se per la soluzione definitiva del problema ci vorrà ancora tempo”.

Da parte sua il direttore generale di ARPAV a coordinatore della Commissione regionale “Ambiente e Salute” ha illustrato due dei fronti aperti: da un lato, la relazione della Commissione bicamerale rafforza le considerazioni già all’esame della Protezione Civile nazionale e del Ministero dell’Ambiente con cui è stata accompagnata la richiesta dello stato di emergenza, in accordo con i due consigli di bacino degli enti gestori del servizio idrico. Dall’altro, l’Agenzia ambientale del Veneto è divenuta il punto di riferimento della rete nazionale delle ARPA su questo tema e sulle modalità con cui affrontare altri inquinanti emergenti.

I tecnici della Regione hanno poi fatto presente che, a seguito dell’accordo raggiunto qualche giorno fa in sede di conferenza dei servizi, sono state avviate indagini e analisi integrative dei terreni nello stabilimento Miteni di Trissino con carotaggi a maglia stretta, per consentire di individuare i punti cruciali della fonte inquinante e intervenire con la bonifica. Modifiche idrogeologiche del sottosuolo hanno provocato di recente un abbassamento della falda che, avendo modificato in parte il suo percorso, ha fatto registrare un leggero peggioramento per quanto riguarda la presenza di Pfas. La barriera bloccante a valle comunque funziona perfettamente e dagli acquedotti, grazie ai filtri a carboni attivi, esce acqua senza tracce di inquinanti. Su questo aspetto specifico dell’assetto idrogeologico dell’area è stata chiesta la collaborazione di un esperto dell’Università di Milano, che andrà ad aggiungersi a quelle già in atto con gli atenei di Padova e Verona e, tramite quest’ultima, anche con l’Università La Sapienza di Roma.

Il problema Pfas viene quindi analizzato a 360 gradi coinvolgendo i migliori ricercatori a livello nazionale, per arrivare a rimuovere completamente la fonte di pressione dell’inquinamento. La rete di monitoraggio regionale tiene sotto controllo anche i siti per lo stoccaggio dei rifiuti, per l’eventuale presenza di Pfas.

Insieme al Ministero dell’ambiente si sta facendo ora gioco di squadra per fare pressione sull’Unione Europea – ha concluso l’assessore – perché è quella la sede deputata a prendere decisioni per inibire del tutto l’uso di queste sostanze nei cicli produttivi.


 

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