ARTE / RETROSPETTIVA. A Venezia Bevilacqua La Masa 1901-1965. Il “saranno famosi” della duchessa Felicita

di Maurizio Cerruti*

Per far quadrare i conti pubblici le istituzioni da tempo vendono gli storici “gioielli di famiglia”. A Venezia negli ultimi decenni sono passati in mani private antichi palazzi in Canal Grande appartenuti al Comune e ad altri enti e aziende pubbliche, nonché intere isole della laguna che per secoli erano state conventi, caserme e ospedali. Strano ma vero, centoventi anni fa succedeva l’opposto.
Una donna dal temperamento impetuoso e dalla vita avventurosa, la duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, un anno prima di morire scrisse nel 1898 un testamento che sorprese tutti, parenti compresi. Vedova, senza figli, senza aver mai dimostrato particolare interesse per il collezionismo, donna Felicita lasciò al Comune di Venezia il proprio palazzo in Canal Grande allo scopo di crearvi un atelier/ostello per giovani artisti “indigenti e meritevoli”.
FUCINA DI ARTISTI. Oggi quel palazzo – Ca’ Pesaro, una delle più sontuose dimore nobiliari veneziane, costruita per i Pesaro da Baldassarre Longhena negli anni a cavallo tra il Sei e il Settecento – è diventato uno dei principali musei civici dedicato all’arte moderna e all’arte orientale; mentre alla promozione dei talenti artistici continua a dedicarsi la Fondazione Bevilacqua La Masa. I centovent’anni di quel lascito lungimirante – in un Paese ormai purtroppo disabituato al disinteressato mecenatismo artistico e culturale – sono ricordati dalla mostra “Atelier Venezia. Gli studi della Bevilacqua La Masa 1901-1965”, che riunisce le opere di una quarantina dei più celebri artisti fra le centinaia che dai primi del Novecento ad oggi hanno beneficiato della generosa ospitalità postuma della duchessa, negli studi allestiti in un primo tempo all’ultimo piano di Ca’ Pesaro e poi a Palazzo Carminati.
DA DE PISIS A VEDOVA. La mostra curata da Stefano Cecchetto espone dal 4 marzo al 29 aprile 2018 una selezione di lavori di pittori e scultori diventati tra gli artisti più significativi del Novecento veneziano e veneto, come De Pisis, Seibezzi, Borsato, Marussig, Eulisse, Messina, G. Boldrini, Schweizer, Zotti, Vedova. Le opere esposte vengono dalla Galleria
Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dalla Fondazione di Venezia e da collezioni private. Scopo della rassegna è sottolineare il ruolo determinante della Fondazione Bevilacqua La Masa nella promozione dell’arte veneta, e inoltre far conoscere ai giovani artisti che oggi abitano quegli studi, dove sono arrivati i loro più illustri predecessori.

INFO MOSTRA. “Atelier Venezia. Gli studi della Bevilacqua La Masa 1901-1965”, DAL 4 marzo al 29 aprile 2018, nella sala espositiva della Fondazione Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco 71/C (all’angolo del porticato delle Procuratie Nuove). Apertura da mercoledì a domenica, dalle 10.30 alle 17.30 (chiuso lunedì e martedì). Ingresso: intero 5 euro; ridotto 3 euro.
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DUCHESSA PATRIOTA. Felicita Bevilacqua (Verona 1822, Venezia 1899) ha avuto una vita avventurosa. Apparteneva ad un’antica famiglia originaria di Ala, in Trentino, che nel Veronese possedeva un castello a Bevilacqua (oggi hotel e ristorante, aperto anche per visite e mostre). Orfana di padre a 13 anni Felicita trascorre l’adolescenza a Brescia, città natale materna, con la madre e i due fratelli. Nella città lombarda, fucina dell’irredentismo italiano, diventa una fervente patriota, partecipa ai moti del 1848 e nella prima guerra d’indipendenza organizza con la madre un ospedale da campo per le truppe risorgimentali a Valeggio sul Mincio. Nella battaglia di Pastrengo perde il fratello Girolamo, ufficiale dell’esercito piemontese. Nel 1849 partecipa alle Dieci Giornate di Brescia contro gli austro ungarici.
COLPO DI FULMINE. A 23 anni, nel 1845, donna Felicita conosce un affascinante patriota siciliano, Giuseppe La Masa (Trabia 1819, Roma 1881) in prima linea nelle rivolte antiborboniche e per questo costretto all’esilio al Nord. E’ un colpo di fulmine politico e sentimentale. Giuseppe, nel suo peregrinare tra guerre e insurrezioni quarantottine, è ospite a casa Bevilacqua per un mese. Con Felicita lo ritroviamo l’anno dopo a Roma, sulle barricate della insurrezione repubblicana del 1849 contro lo Stato pontificio. Quella che oggi chiameremmo coppia di fatto, ma che allora era semplicemente clandestina, troverà tempo e modo di sposarsi solo nove anni più tardi, nel 1858 a Torino. La Masa è ormai un veterano e sta per partecipare alla seconda guerra d’indipendenza (1859) e alla spedizione dei Mille (1860) col grado di generale. Felicita rimane a Torino, raccogliendo fondi per le camicie rosse e coordinando il soccorso ai feriti.
NINO BIXIO DIXIT. Il generale Guseppe La Masa è autore di diversi trattati militari e passa per un teorico della guerra insurrezionale alla garibaldina, con azioni mordi-e-fuggi di reparti coordinati ma sciolti; è anche un sostenitore delle milizie civiche. Sul piano storico è ricordato per la reciproca antipatia e disistima col braccio destro di Garibaldi, Nino Bixio: ” Macché La Masa, voi siete il generale La Merda” gridò in faccia al collega lo scorbutico generale ligure il 27 maggio 1860, nelle giornate decisive dopo lo sbarco dei Mille. La Masa sguainò la spada ma il duello fu scongiurato dall’intervento di altri ufficiali garibaldini. Dopo l’unità d’Italia Felicita riesce a riassestare le proprie finanze e la Masa è eletto per tre legislature al Parlamento nazionale; con la moglie – non hanno figli – vive per lo più nella capiale del Regno. Quando muore nel 1881 Felicita si ritira a vivere a Venezia, a Ca’ Pesaro. Verrà sepolta nel 1899 accanto al marito nel castello Bevilacqua.

 


thumbnail_M Cerruti (3)*Giornalista*

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