Sono un rospo e m’innamoro: inizia la stagione dei sensi

di Carlotta Fassina*

Caro Sciliar,

appena la morsa del freddo si attenua, ci vedrai uscire più spesso la sera e come sempre mi guarderai curioso e ti domanderai se ti porteremo con noi. Sappi che andremo sui Colli Euganei alla ricerca di rospi. Se scalpiti all’idea di passeggiare al nostro fianco, ti avviso già che lo faremo, muniti di torce e giubbino segnaletico, lungo alcune strade asfaltate e non nei sentieri tra i prati. Nostro scopo sarà proprio quello di spostare i rospi che si muovono sulle strade, in modo che non finiscano investiti dalle auto.

Ti ricordi quegli strani animali che trovi talvolta nelle notti d’estate sotto il portico o sotto la  la tua ciotola dell’acqua e che, quando sono spaventati, o s’immobilizzano come sassi o saltano all’improvviso? Quelli sono i rospi smeraldini, mentre questi, che andiamo ogni anno ad aiutare sui Colli, sono i rospi comuni, Bufo bufo. Più grossi, senza le macchiette verdi su sfondo chiaro degli smeraldini, escono dal bosco e dalle loro tane sottoterra per iniziare la migrazione riproduttiva e raggiungere le pozze d’acqua perenne in cui depongono i loro cordoni di uova nere, da cui nasceranno girini scuri. Sai che le femmine sono più gradi dei maschi e che questi talvolta le abbracciano per tenere alla larga i rivali e farsi trasportare fino al luogo in cui feconderanno le loro uova?

Il problema è che oggi le popolazioni di rospo comune sono sempre più rarefatte nella nostra pianura, sia per effetto della scomparsa delle pozze, delle siepi tradizionali e dei boschetti, sia perché sono falcidiate durante l’attraversamento delle sempre più numerose e trafficate strade che separano le zone di svernamento o alimentazione, da quelle acquatiche  riproduttive.

Immaginati una macchina che arriva con i suoi fari accesi e un rospo che attraversa: è difficile che il conducente si accorga della sua presenza, marrone marezzato com’è, soprattutto se questo rospo per paura s’immobilizza. Il rischio d’investimento è alto.

Per evitare stragi e sparizioni di questi simpatici animali inclusi nell’allegato III della Convenzione di Berna, in molte zone collinari o poste alla base delle colline (dove i flussi si concentrano e l’attraversamento stradale è più pericoloso) stanno comparendo retine anti-attraversamento che dovrebbero convogliare i rospi in speciali sottopassi. Questi ultimi permettono un attraversamento in sicurezza, sotto al manto stradale. Non sempre però si hanno le risorse economiche per realizzarli e in Italia, spesso, non viene ancora universalmente riconosciuta l’importanza di proteggere tutti i loro utilizzatori: rospi, ma anche salamandre, rettili, ricci e altri piccoli mammiferi. Così, se non ci sono i sottopassi o questi sono poco efficaci a fronte di un movimento intenso, servono braccia di volontari che raccolgano nei secchi i rospi, sbarrati nel loro transito dalle retine, e che li accompagnino oltre il manto stradale. Capisci anche tu, caro Sciliar, che se non ci sono nemmeno le retine, l’intervento dei volontari è ancora più importante.

Mi chiedi se saremo via tutte le sere; no, se ci saranno abbastanza volontari che si turneranno con noi, anche perché comunque i rospi si muovono in massa soprattutto nelle serate piovose o dopo giorni di pioggia, molto difficilmente invece se la temperatura si avvicina allo zero. Vuoi venire anche tu a vedere i rospi? Sai perché non ho ancora deciso se ti porterò? Perché, visto che non hai mani per aiutarci, dovresti accontentarti davvero di guardare e non toccare. Sarai bravo come lo sei con i rospi smeraldini?  Magari non me lo dici, ma hai già capito da solo che i rospi non sono da mettere in bocca, forse perché hai  imparato la lezione con un assaggio. Anche i rospi comuni, come molti altri anfibi e come una ventina di altre specie di rospi, possiedono una sorta di veleno racchiuso entro le ghiandole parotoidi, poste in quei rigonfiamenti allungati che si vedono dietro ai loro occhi. Se sono presi in bocca da possibili predatori, proprio come voi cani o altri mammiferi, queste ghiandole cominciano a secernere il loro contenuto per effetto dello schiacciamento. Si tratta di un mix di molecole diverse, principalmente alcaloidi tra cui la bufotenina, che è un allucinogeno afrodisiaco, la bufotoxina e la bufotalina, che in dosi ridotte hanno un effetto cardiotonico altrimenti provocano scompensi cardiaci, la bufotenidina che è un vasocostrittore. Non tutte le specie di rospo hanno la stessa composizione del loro “cocktail difensivo”, che può essere più o meno potente anche a seconda della zona geografica in cui la stessa specie vive. Non metterti in allarme, il rospo comune non ha un veleno molto concentrato rispetto ad altre specie, tuttavia non bisogna assolutamente che tu e i tuoi amici cani veniate a contatto con esso attraverso le vostre mucose buccali. Bocca sigillata insomma. In caso contrario, di solito i sintomi sono quelli di un’irritazione cutanea, associata a infiammazione e dolore, sufficienti, il più delle volte, a far… sputare il rospo! Se però, soprattutto in seguito a morso prolungato o addirittura a ingerimento, compaiono diarrea, vomito, attacchi epilettici o convulsioni, scompensi cardiaci e neuromuscolari, significa che le diverse tossine contenute nelle ghiandole parotoidi stanno facendo effetto e occorre subito rivolgersi a un veterinario per le cure adeguate.

Maneggiando un rospo invece non accade nulla perché le tossine non sono disperse sulla pelle di questi anfibi e in ogni caso non entrerebbero in contatto diretto con le mucose. Quando si partecipa ai salvataggi, di solito coordinati da persone esperte, è meglio indossare guanti usa e getta che possano proteggere la delicata pelle dei rospi ed evitare di trasportare, inavvertitamente, le spore di un fungo micidiale che sta provocando la moria di molti anfibi a causa della chitridiomicosi, la malattia che trasmette. Di questa magari ti parlo un’altra volta, intanto vieni?


carlotta fassina*Laurea in Scienze Naturali

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