Elezioni2018: Tutto previsto… tranne il futuro

di Corrado Poli*

Non è successo niente di imprevisto. Sollevata la coperta del voto, s’è trovato esattamente quel che ci si aspettava, sebbene alcuni si rifiutassero di crederci. Queste elezioni hanno abbondantemente rimescolato le rappresentanze nelle istituzioni, ma qualsiasi governo si formerà – se si formerà – non trasformerà radicalmente e immediatamente l’Italia.

Grazie a Dio e al Rosatellum – che pure resta una schifezza di legge elettorale – nessuno ha davvero eliminato gli avversari. Ci attende una lunga fase di transizione durante la quale si dovranno stabilire nuove alleanze e convergenze, alcune delle quali saranno – queste sì – inattese. Purtroppo, mancano i mezzi culturali per aggregarsi attorno a progetti di lungo corso. Si parla ancora di destra e sinistra, di conservatori e progressisti, di proletariato e borghesia, applicando le obsolete categorie dell’otto-novecento. In particolare la sinistra, che si sente ancora progressista e popolare, ma vince solo ai Parioli invece che nelle borgate. Per questo oggi, in tutta Europa, è conservatrice e in via di dissoluzione, incapace di risolvere problemi per i quali non è attrezzata. Se la sinistra è culturalmente scomparsa, la coalizione tatticamente vincente di centrodestra è debole poiché manca di unità e strategia. Come possono convivere il Presidente del Parlamento europeo, il popolare Tajani espressione di “questa” Europa, con il LePeniano nazionalista Salvini che, abbandonato il Nord e il federalismo, guarda a Visegrad piuttosto che a Bruxelles? C’è un’Italia trasversale agli schieramenti che non si sente inferiore e non teme di confrontarsi con Francia e Germania nell’economia globale; e ce n’è un’altra querula e lamentosa che cerca sicurezza in compagnia di paesi economicamente e democraticamente arretrati quali Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. I primi vorrebbero un’economia avanzata, solida e colta; i secondi difendono il modello antico della rete di artigiani e piccole imprese marginali che può funzionare in un Paese insicuro che sente di somigliare più alla Romania e alla Grecia che alla Germania. Gli sconfitti del PD non si identificano né negli uni né negli altri sebbene, abbiano portato l’Italia fuori dalla crisi, con un’apprezzabile seppur presuntuosa “aurea mediocritas”. Hanno procrastinato la morte del vecchio, ma grettamente hanno cercato di impedire il progresso del nuovo, rimanendone travolti. Il PD non aveva più nulla da offrire a un popolo che disprezza platealmente definendo “populisti” coloro che ne interpretano i sentimenti. Churchill vinse la guerra e perse le elezioni. Allo stesso modo il PD ci ha portato fuori dalla crisi, ma invece di osare il mare aperto ha riproposto il piccolo cabotaggio di abili nostromi cercando di reprimere il coraggio di capitani alla ricerca di nuove rotte. Un terzo degli italiani ha votato per il Movimento 5stelle che, pur tra le contraddizioni, è il fenomeno politico europeo più moderno e innovativo. Da qui vale la pena ripartire creando attorno ai pentastellati una rete di protezione che impedisca pericolose fughe in avanti e allo stesso tempo lo aiuti a crescere nei contenuti per ora appena abbozzati.

L’auspicio è che alcuni sbandati del PD vadano a Canossa a incontrare Mattarella il quale li aspetta in compagnia di Di Maio. Chissà che nell’anticamera non incontrino alcuni rappresentanti del centro destra europeo. La posta in gioco è il rinnovamento del Paese richiesto da gran parte degli italiani. Il voto ha detto che si potrà realizzare con un governo a guida 5stelle con il sostegno del PD che “c’entranienteconlasinistra” e di una FI che “nonc’entraffattoconladestra”. Si potrà realizzare anche per mezzo di nuovi movimenti autonomisti nelle regioni più insofferenti a un centralismo generatore del degrado della politica. Un’alleanza di giovani entusiasti e innovatori con persone esperte, responsabili e oneste. A Mattarella il compito di fare il suo; agli intellettuali di comprendere e buttare nella spazzatura le vecchie categorie che ormai sono un ostacolo alla comprensione della realtà; ai politici di inventare formule e alleanze innovative.


s200_corrado.poli*Docente – Scrittore

 

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