Quando la genetica non è dalla parte del cane

di Carlotta Fassina*

Caro Sciliar,

ho sempre ammirato la vostra capacità nel riconoscervi collettivamente come cani, indipendentemente da taglia, aspetto e presenza di eventuali problemi fisici. È notevole il fatto che l’uomo, nei millenni della domesticazione, abbia prima “ammansito” il lupo per adattarlo alla vita nel nuovo branco umano e poi abbia favorito inclinazioni attitudinali e spiccate differenze somatiche attraverso le razze.

Tu sai che per me un cane è sempre bello, sia esso un vivace cagnolino “da pajaro” o un grosso Terranova dall’aria placida. Quel che mi preoccupa è quando, per un opinabile gusto estetico, si vogliono avvantaggiare caratteri fisici che in natura sarebbero dotazioni non funzionali alla sopravvivenza o che, di fatto, non permettono la piena funzionalità corporea provocando disagi nei nostri compagni a quattro zampe.

Al riguardo voglio fare a te e ai lettori un esempio concreto, quello di Hellen, la nostra comune amica di razza Australian Shepherd, o Pastore australiano, che vive nella nostra insolita famiglia. Tu hai capito benissimo da solo che questa bella pastorina dagli occhi azzurro-cielo ha qualcosa di strano, ciò nonostante è la tua compagna di giochi preferita.

Hellen è sorda e ipovedente perché geneticamente è un “doppio merle” o un “omozigote merle/white” o  un “letal white”, termine quest’ultimo che non mi piace proprio perché richiama l’uccisione che probabilmente un tempo veniva fatta dei cuccioli troppo bianchi alla nascita, allo scopo di non inquinare la razza e di non avere soggetti con problemi. Sei spaventato e non ci stai capendo niente? Non ti preoccupare, ti spiego solo l’essenziale per aiutare chi legge nella comprensione.

Il pastore australiano, o Aussie, è un cane diventato molto di moda negli ultimi anni; quando dieci anni fa mi regalarono Hellen, perché appunto portatrice di un difetto, non avrei pensato a una diffusione così rapida della razza. In sostanza ci sono 4 colori base: nero tricolore, rosso tricolore, nero merle e rosso merle, che rientrano tutti nello standard ammesso; le combinazioni possibili sono però 16. Il carattere colore nero è dominante, mentre il rosso è recessivo. Ci sono poi altre due varianti genetiche che consideriamo da sole nel nostro ragionamento perché legate alla questione del doppio merle: sono il solido (m) e il merle (M). Un cane che discende da due genitori m, quindi un omozigote mm, e un eterozigote Mm,  sono normali e con colori previsti nello standard; un cane MM è invece omozigote dominante del doppio merle e quindi sarà portatore di difetti estetici come il troppo bianco nel manto (non avrà almeno un occhio bordato di colore diverso dal bianco come ammesso nello standard) e soprattutto problemi di udito o persino occhi mal sviluppati. La probabilità di avere doppi merle (MM) da un incrocio tra due genitori merle è del 25%, significa che ben un quarto dei cuccioli avrà problemi. I deficit uditivi e visivi potranno avere effetti lievi oppure, al contrario, arrivare fino alla cecità, all’assenza degli occhi e alla sordità. La diminuzione della vista e dell’udito può inoltre progredire con l’età.

Sono queste situazioni geneticamente determinate, ma non del tutto prevedibili a livello di espressione fenotipica, le quali dovrebbero essere sufficienti a rigettare con fermezza l’idea di incrociare due merle tra di loro. Purtroppo, soprattutto in passato, questa dinamica non era nota e ancora oggi alcuni privati, divenuti all’occorrenza allevatori improvvisati per vendere i loro preziosi cuccioli nati in casa, commettono questo grave errore perché il colore merle è il più richiesto. La ricorrenza del fenomeno è testimoniata dalle richieste di adozione di doppi merle da parte di lodevoli associazioni che operano in vari Paesi, compresa l’Italia.

Sono questi cani ingestibili? Di solito no. Hellen, per esempio, è un cane amorevole e fidato, che mi ricorda molto il cane tata di Peter Pan. Ha tuttavia delle peculiarità come la maggiore propensione a spaventarsi di fronte agli estranei e ai cani che non conosce e in conseguenza di ciò ha la tendenza ad abbaiare; probabilmente avremmo dovuto, a suo tempo, mitigare questi comportamenti affidandoci a un educatore cinofilo specialista di cani sordi. Hellen ha una percezione di quello che la circonda più basata sull’olfatto che sugli altri sensi e dimostra una buona capacità di capire quando varchiamo il cancello di casa, fiutando semplicemente il nostro odore…e quello dell’eventuale spesa. Fino a qualche anno fa contavamo di più sulla sua vista e la richiamavamo ad ampi gesti, mentre ora che essa è sensibilmente diminuita ricorriamo più spesso alla carezza, al contatto, proprio come fai tu Sciliar. Mi chiedo spesso come possa vivere in tale condizione, penso che comunque per lei stare con altri cani e con te sia fonte di maggior serenità e sicurezza.

In conclusione Sciliar, credo che ognuno di noi bipedi dovrebbe poter scegliere il cane che sente più vicino a sé e con cui convivere responsabilmente per molti anni. Prima di ogni scelta è doveroso però informarsi bene, capire che cosa è veramente importante per noi nella relazione affettiva che vogliamo instaurare con lui, nel rispetto della sua natura, della sua salute, delle sue inclinazioni e della nostra reale capacità di prendercene cura.

Tu queste cose non hai bisogno di ricordarle, quindi va’, corri a giocare con Hellen.


carlotta fassina*Laurea in Scienze Naturali

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