La nostra storia. La Mostra del Cinema fiore all’occhiello della stagione culturale

di Leopoldo Pietragnoli*

Dopo la Biennale d’arti visive, il Sessantotto e l’abolizione dei premi colpirono la Mostra internazionale d’arte cinematografica, che era stato il secondo – in ordine cronologico – obiettivo della contestazione. Anche in questo campo Venezia era stata una città capitale (non per niente aveva “inventato” la prima mostra del cinema al mondo), e questo, come si è già annotato, per un circuito virtuoso tra l’essere vetrina della cultura internazionale e insieme sede di attività cittadina, a sua volta in circuito altrettanto virtuoso tra le esperienze elitarie e quelle più popolari: era una città internazionale e stra-paesana insieme.

 La ripresa della Mostra del Cinema era stata l’evento culturale di maggior rilievo del 1946, con le proiezioni al cinema San Marco, al teatro Malibran, ai Giardini della Biennale, di film di otto Paesi vincitori della guerra, e dell’Italia. Nonostante le gravi difficoltà, la Mostra aveva mantenuti intatti vitalità, prestigio, e richiamo di pubblico (90 mila spettatori); nel 1947, nella sede prestigiosa del Cortile di Palazzo Ducale, ebbe la durata eccezionale di 24 giorni, presentò 179 film, i Paesi partecipanti furono tredici, ritornarono i premi e si scrisse – esagerando – di mezzo milione di spettatori (in realtà furono circa 70 mila). Con questa Mostra riprese il dialogo internazionale del cinema italiano, della Biennale, di Venezia, con i cineasti di tutto il mondo. 

 Ritornata nel 1948 al Lido, la Mostra del Cinema affiancò alla rassegna maggiore quelle dei film scientifici, dei film didattici, dei film per ragazzi; nel 1949 potenziò le strutture con la costruzione di una Arena all’aperto da 1.800 posti; nel 1951, con il Leone d’oro a Rasho-mon di Kurosawa, rivelava al mondo un regista e una cinematografia «lontana»; intanto ritrovava la mondanità e l’eleganza di un pubblico cosmopolita, e nel 1950 superava i centomila spettatori. Nel 1952, per la cerimonia di apertura, si ebbe in città il primo esperimento in Europa di telecronaca diretta. 

 La Mostra del cinema rimase per vent’anni il «fiore all’occhiello» della stagione culturale (e turistica) veneziana. Nel 1953, in pieno clima di guerra fredda, aveva accolto l’Urss e altri Paesi dell’Est Europa; con il Leone d’oro del 1957 ad Aparajitodell’indiano Satayt Ray ancora una volta rivelò una cinematografia di paesi lontani, sconosciute e non commerciali:una delle grandi caratteristiche della Mostra, assieme alla esplorazione delle frontiere tematiche e linguistiche più avanzateAnni dopo, avrebbe proposto per prima le opere del disgelo sovietico e consacrato quelle della nouvelle vague francese (Pace a chi entra di Alov nel 1961, L’Infanzia di Ivan di Tarkovskij e Vivre sa vie di Godard nel 1962) e più tardi, proprio nel 1968, il cinema tedesco, con Artisti sotto la tenda del circo: perplessi di Kluge. L’attenzione all’avanguardia linguistica e ai temi più difficili e scottanti si confermava con premi quali quelli Jour de fète di Tati nel 1949, Les amants di Malle nel 1958, La grande guerra di Monicelli nel 1959, Rocco e i suoi fratelli di Visconti nel 1960, L’anno scorso  a Marienbad di Resnais nel 1961, David e Lisa di Perry nel 1962, Mani sulla città di Rosi nel 1963, La battaglia di Algeri di Pontecorvo nel 1966, per rapidissime citazioni (tra i registi premiati ci furono i nomi più importanti del cinema mondiale: Pabst, Clouzot, Kurosawa, Fellini, Dreyer, Rossellini, Bergman, Antonioni, Pasolini, Bunuel, Bresson, ancora per rapida sommaria citazione) Nel 1958 toccò il diapason l’aspetto divistico della Mostra, con la presenza e la sfida di Brigitte Bardot e Sophia Loren, e la serata di gala in Palazzo Ducale, aperta dalla passerella di settecento invitati e conclusa con i fuochi artificiali in Bacino di San Marco.

 Ma non c’era soltanto la Mostra del Cinema. Lo vedremo nella prossima puntata.

 (2,continua)

(Foto archivio Leopoldo Pietragnoli)


pietragnoli*Giornalista

Rispondi