Lassù dove osano i falchi pellegrini

di Carlotta Fassina*

Una parete rocciosa a strapiombo è quasi una barriera insormontabile, Sciliar, per noi che, senza la tecnologia, saremmo condannati a muoverci sulla sottile pellicola che avvolge la Terra; ma per un’aquila, un falco, una rondine montana rappresenta una casa sicura da molti predatori. Idealmente bella quando immaginiamo scenari di sole e panorami tersi al di sotto di essa, molto più severa nella realtà fatta anche di giornate di vento e pioggia battente su corpi di piume che resistono alle intemperie per proteggere il loro bene più grande: uova e pulcini. Una falesia non è inespugnabile per i malintenzionati, visto che ancora oggi perdura il prelievo illegale di uova di specie ormai rare presenti al Sud, come l’Aquila di Bonelli e il Lanario, e dello stesso Falco pellegrino, una vera minaccia alla loro conservazione. La ragione di un tanto ignobile furto è l’elevato valore sul mercato, specie mediorientale, dei pulli nati in cattività e quindi imprintati sull’uomo.

Nelle nostre zone, forse più del prelievo delle uova e del bracconaggio, è il disturbo durante la cova a rappresentare l’elemento di maggior criticità, sia esso provocato da attività molto rumorose e reiterate nei pressi del nido (concerti a tutto volume, gruppi numerosi in transito sopra la parete, lavori in cava ecc.), sia dagli amanti del parapendio e dagli scalatori troppo intrepidi che non riconoscono nelle urla e nei sorvoli minacciosi dei pellegrini la loro angoscia di genitori. E quando il nido non è percepito come sicuro viene abbandonato. Da qui l’origine delle ordinanze di limitazione alle arrampicate, come quella già in vigore per la monumentale falesia naturale in trachite di Rocca Pendice, entro il Parco Regionale dei Colli Euganei. Ma sfidare la gravità e la fatica per raggiungere le altezze non è un po’ sentirsi parte di questo mondo di creature d’aria, di roccia e di vento? Il rispetto non dovrebbe allora scaturire dall’anima come elemento connaturato in questa elevazione?

Non è così scontato volare, anche gli uccelli che devono confrontarsi per la prima volta con quest’avventura ne hanno paura. Non a caso i genitori di Falco pellegrino vincono spesso l’incertezza dei loro figli offrendo cibo a distanza dal nido, per indurli a uscirne. Ogni slancio verso una realtà inesplorata comporta esitazione e timore, utili strumenti per soppesare le proprie forze e le possibilità di successo. I giovani falchi sono strutturati per un volo potente, intervallato da picchiate e rapide riprese di quota, e ciò nonostante si preparano per tempo al battesimo dell’aria esercitando le ali sul posto, su davanzali di pietra che si affacciano sul vuoto. Abbandonata la limitante condizione terrestre, impareranno dai genitori e attraverso il gioco in aria tutte le manovre che serviranno a cacciare le loro prede e a governare le raffiche di vento.

Cosa vedranno quegli occhi gialli incredibilmente acuti? Certamente anche noi, che siamo qui a goderci il sole e i suoi riflessi sulla roccia illuminata e tra il fogliame del bosco. Finché i pellegrini se ne stanno immobili e così distanti serve molta pazienza e un buon cannocchiale per vederli. In questi giorni è importante capire se e dove hanno deciso di porre il loro nido, in modo da organizzare poi i monitoraggi dei volontari e chiedere la sorveglianza del personale del Parco…Sciliar sei un irriducibile, ti avevo forse detto di rotolarti nell’erba?


carlotta fassina*Scienze Naturali

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