Le mostre parallele di Pinault a Venezia: Dancing with myself e Albert Oehlen

di Maurizio Cerruti*

Due mostre per un unico biglietto. La collezione Pinault a Venezia per la stagione primavera-inverno (dall’aprile 2018 al dicembre-gennaio 2019) propone “Dancing with myself” a Punta della Dogana e “Cows by the water” a Palazzo Grassi. Il primo appuntamento nella grande sede espositiva protesa come una prua pietrificata nel Bacino di San Marco vicino alla Basilica della Salute, è una rassegna di oltre trenta artisti sul tema della auto-rappresentazione. Il secondo appuntamento, nel grande palazzo settecentesco sul Canal Grande a San Samuele, presenta circa 80 lavori di Albert Oehlen: è la più importante rassegna in Italia sul famoso artista tedesco 64enne e si inquadra nelle personali di artisti contemporanei che Palazzo Grassi ha dedicato dall’aprile 2012 a Urs Fischer e poi a Rudolf Stingel, Irving Penn, Martial Raysse, Sigmar Polke e Damien Hirst.
DANZANDO CON ME STESSO. Il titolo, vagamente ironico, allude all’autorappresentazione che non è semplicemente autoritratto come sottolinea Martin Bethenod, direttore generale della Collection Pinault ed uno dei curatori della mostra insieme con Florian Ebner che dirige il centro fotografico del Centre Pompidou di Parigi. “Dancing with Myself” – prosegue Bethenod – indaga la rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 ad oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera. Delle circa 140 opere esposte, 116 appartengono alla Collezione Pinault – che in tutto ne possiede tremila – e le altre vengono dal Museo Folkwang di Essen. La rassegna su basa sul confronto tra un’ampia varietà di linguaggi – foto, video, scultura, pittura, installazioni – di culture, di esperienze e di provenienze, giocando sulle assonanze fra artisti ma anche sui contrasti: malinconia, vanità, ironia, identità, autobiografia politica, riflessione esistenziale e – sopra tutto – il corpo come scultura, effigie o frammento, e la sua rappresentazione simbolica.
MARGINALITA’ E PROVOCAZIONE. Sui due piani di Punta della Dogana, negli ampi spazi che si aprono alla vista sulla riva di San Marco e sul Canale della Giudecca tra pareti a mattone vivo, colonne e inserti in pietra d’Istria, moderne superfici di cemento grigio lucide e liscie come marmo, quattro temi accompagnano il visitatore: Melancolia, Giochi d’Identità, Autobiografie Politiche, Materia Prima. Gli artisti rappresentati sono 32, tra cui Damien Hirst, Giulio Paolini, Maurizio Cattelan, Rudolf Stingel. Molte le opere esposte del duo Gilbert & George “sculture viventi” che incarnano l’identificazione artista/opera d’arte (in mostra c’è anche il loro film The World of Gilbert & George) e di Cindy Sherman con le sue graffianti rappresentazioni postmoderne di critica sociale. Tra le presenze più significative ci sono quelle di Adel Abdessemed rifugiato in Francia per sfuggire al terrorismo islamista che si ispira alla violenza del mondo; di Marcel Bascoulard, artista marginale, senzatetto e travestito, che adolescente fu segnato dall’assassinio del padre da parte della madre e che nel 1978 morì a sua volta ucciso; dell’afroamericana LaToya Ruby Frazier (nata nel 1982) fotografa, e della performer francese LiliReynaud Dewar che usa le sue danze nude e le immagini provocatorie per una radicale critica sociale. O come Robert Gober (classe 1954) che dagli anni 80 esplora i confini fra realismo e alienazione, intimità e politica, feticismo e vanità; e come la svizzera Urs Lüthi (1947) che dagli anni 70 fa del travestimento un’espressione della pop art con un’auto-drammatizzazione davanti alla macchina fotografica. Nelle prime grandi sale espositive i visitatori sono immediatamente catturati dagli autoritratti giganteschi del meranese Rudolf Stingel (1956) e dall’uomo di cera di Urs Fischer che si scioglie come un’enorme candela.

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COWS BY THE WATER. Ottanta opere di Albert Oehlen, tedesco di Krefeld (1954) che vive e lavora in Svizzera, sono state selezionate dalla curatrice Caroline Bourgeois per ripercorrerne la produzione artistica dagli anni ’80 del secolo scorso. Provengono dalla Collezione Pinault, da collezioni private e da musei. Il percorso espositivo, concepito con l’artista appositamente per gli spazi di Palazzo Grassi, non segue un ordine cronologico ma una miscellanea tra i diversi generi per sottolineare il ruolo della musica nella produzione di Albert Oehlen, metafora del suo metodo di lavoro dove contaminazione e ritmo, improvvisazione e ripetizione, densità e armonia dei suoni, diventano atti pittorici. “Albert Oehlen è un artista che persevera. I suoi temi ritornano per approfondire il suo lavoro, rimetterlo in discussione e trattarlo ogni volta in modo diverso” commenta Caroline Bourgeois.
MAGIA DEL BELLO. Oehlen in un’intervista del 2005 racconta che quando lavora su un dipinto si confronta col quadro più brutto del mondo. “Nel mio lavoro sono circondato da dipinti più spaventosi. Vedo solo brandelli di una bruttezza insopportabile che all’ultimo momento per magia si trasformano in qualcosa di bello”. Dagli anni ’80 l’artista che si definisce “debitore del surrealismo” abbandona la rappresentazione figurativa, salvo poi riscoprirla e rielaborarla e dal 1992 lavora col computer anche attraverso il collage e il montaggio. Il titolo “Cows by the Water” (mucche dall’acqua) si ispira a Venezia e al surrealismo: pure Magritte, ricorda l’artista, ebbe il suo periodo “vache”.
INFORMAZIONI. “Albert Oehlen, Cows by the water” a Palazzo Grassi dall’8 aprile 2018 al 6 gennaio 2019; aperto tutti i giorni 10-19 (ultimo ingresso alle 18). Vaporetti: linea 2 fermata San Samuele; linea 1 fermata Sant’Angelo. “Dancing with myself” a Punta della Dogana dall’8 aprile 2018 al 6 gennaio 2019, tutti i giorni 10-19. Vaporetti: linea 1 fermata Salute. Biglietto unico per le due mostre 18 euro, gratuito fino a 19 anni. Previste riduzioni. Prenotazioni e visite guidate www.ticketlandia.com

Foto: Fischer e Scherman si riferiscono alla mostra Dancing with myself”  Punta della Dogana

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