Autonomia. Zaia chiama tutti i neo parlamentati: “Facciamo squadra” Camera: nasce l’intergruppo

di Giorgio Gasco*

“Andremo avanti, e spero che voi vi facciate sentire per rendere il cammino più rapido. Domande?”. Nessuna. Quindi, chi tace acconsente. Infatti, presi uno ad uno, tutti sono propensi a dare il proprio contributo. Il che rafforza l’azione del governatore Luca Zaia. O meglio, come dice lui, l’azione dei veneti al fine di ottenere per la Regione, maggiore autonomia.

Parla di “no fly zone” il leghista, davanti ad una platea di neo parlamentari del Veneto, per l’esattezza 47 (cinque assenti giustificati: Massimo Ferro, Renato Brunetta, Massimo Bitonci, Roberto Caon e Luca De Carlo) sul totale di 80 tra deputati e sanatori sbarcati a Roma. Al tavolo regionale,a fianco di Zaia, i componenti della cosiddetta commissione trattante nel negoziato con il governo: i professori Mario Bertolissi, Luca Antonini, Dario Stevanato, Andrea Giovanardi, Ludovico Mazzarolli e i dirigenti regionali Mario Caramel, Maurizio Gasparin e Ezio Zanon.

Una “zone”, spiega Zaia, dove non ci si spara a vicenda (metafora per dire, dove non si continua solamente a legittimarsi per appartenenza partitica ma dove si lavora per… insieme). A loro, “alla classe dirigente del Veneto” il governatore ha affidato due tomi, rispettivamente di 197 e 213 pagine, dove sono elencate le tappe (e gli scontri con il governo nazionale) che hanno portato al referendum del 22 ottobre scorso per la richiesta di maggiore autonomia con tanto di leggi regionali spedite a Palazzo Chigi; quelle percorse per giungere alla pre-intesa con l’esecutivo uscente (politiche del lavoro, tutela dell’ambiente, istruzione, tutela della salute e rapporti con l’Unione Europea) compreso l’impegno a non tornare indietro; quelle che ancora separano il Veneto dal tagliare il traguardo e ottenere la responsabilità diretta, come previsto dagli articolo 116-117-117 della Costituzione, su 23 materie (oggetto del referendum).

Una cosa intanto è certa: “E’ iniziata la stagione referendaria – sentenzia Zaia – Dopo la consultazione in Veneto (2 milioni 328mila votanti, 2 milioni 273mila sì) e in Lombardia, e il contestuale avvio delle trattative del governo con l’Emilia Romagna che ha preferito evitare il referendum, altre regioni hanno deciso di iniziare il nostro stesso cammino: Piemonte, Puglia, Campania e Toscana”. Eccola “l’ossatura sulla quale sta prendendo forma l’Italia federata”. E anche se per ora “non ci sono i numeri per fare il nuovo governo” ci sono quelli “per fare l’autonomia”. Arte l’accorato appello del governatore: poiché l’arbitro finale sarà il Parlamento, entrambe le camere, “dove si concluderà questo importante percorso istituzionale, sino ad ora unico nella storia italiana, innovativo e di grande impatto, da noi avviato nel giugno del 2014”, gli eletti avranno un ruolo fondamentale “e i veneti si aspettano dai loro parlamentari che facciano squadra, superando le appartenenze di partito, nell’esclusivo interesse dei nostri corregionali”.

Zaia lo aveva già rimarcato durante la campagna referendaria, e lo ha ripetuto ai neo eletti: la Regione mette al primo posto del suo programma e delle sue aspettative la conquista dell’autonomia, un’autonomia a geometria variabile, realizzata come “un abito sartoriale” secondo le esigenze e le specificità dei territori. E non ci saranno intoppi di sorta. Ancora il leghista: “Il Veneto continuerà a chiedere la competenza diretta su 23 materie, come previsto nei 66 articoli della legge statale, approvata dal Consiglio regionale del Veneto lo scorso novembre. La pre-intesa su cinque capitoli è solo di un primo assaggio: noi le vogliamo tutte e 23”.

In fine, ancora un’esortazione: “Il Parlamento è sovrano, ma al di là delle appartenenze e delle diverse sensibilità politiche, vi chiedo di lavorare insieme (“no fly-zone”, ndr.) per il raggiungimento di questa meta storica, facendo sentire la voce del nostro territorio alla Camera e al Senato”.

Un appello subito raccolto da due neo-deputati di Forza Italia, vecchie conoscenze del Consiglio regionale del Veneto. Dario Bond, bellunese, e Piergiorgio Cortelazzo, padovano, hanno presentato a Montecitorio un intergruppo allo scopo di sostenere in Parlamento gli interessi del Veneto. “L’intergruppo non ha strutture proprie – spiegano i due – l’adesione è personale e libera. L’obiettivo è catalizzare, oltre gli steccati di partito, quanti hanno a cuore il futuro del Veneto e intendono spendersi per temi specifici. Chi vuole è ben accetto”.

bond (1)Dario Bond

lazzoPiergiorgio Cortelazzo

COMMENTI – “Il tema dell’autonomia e del federalismo mi stanno particolarmente a cuore. Grazie al governo Gentiloni è stata sottoscritta la pre-intesa
Stato-Regione che ora va difesa in Parlamento”. Il deputato veneziano del Pd Nicola Pellicani, consigliere comunale, è certo che il suo partito “farà la sua parte ma il pallino è ora in mano al centrodestra e al Movimento Cinquestelle che hanno vinto le elezioni. L’applicazione dell’autonomia differenziata, all’interno delle prescrizioni costituzionali, va difeso nell’interesse di tutti i veneti”. Qualche dubbio sul centrodestra: “Mi auguro faccia la sua parte. Nel Veneto ho lasciato una Lega federalista ma a Roma ho trovato una Lega sovranista che mi pare abbia cancellato dall’agenda delle priorità il tema dell’autonomia”. Quindi l’invito: “Su questo tema bisognerebbe recuperare lo spirito di collaborazione che 45 anni fa animò i partiti dell’epoca a Venezia consentendo di approvare quella Legge Speciale che è ancora alla base degli interventi per la salvaguardia della città”.

incaFederico d’Incà

“Il Movimento 5 Stelle continuerà a rafforzare il processo di autonomia del Veneto come volontà espressa dalla popolazione il 22 ottobre del 2017” parola di Federico d’Incà, bellunese neo deputato grillino. E spiega: “Vogliamo che sia data al Veneto la possibilità di dimostrare le capacità di poter gestire in autonomia il percorso con queste nuove materie che rispetto a quanto fino ad oggiaffermato, deve crescere di numero andando così nel corso del tempo a rafforzare il sistema di autonomia locale e dimostrare che il Paese può essere governato in modo decentrato e non concentrato con tutti i suoi poteri nella capitale”. Un governo “a trazione centrodestra può essere una garanzia per tagliare questo importante” commenta il senatore padovano di Forza Italia Antonio De Poli. Confermando che “la battaglia per l’autonomia del Veneto va al di là dei colori politici” il senatore, questore anziano del Senato, invita a “fare presto per concludere il percorso e poi farlo ratificare dal Parlamento”.


gasco*Giornalista

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