La pittrice Rosalba Carriera rivive a Venezia a Ca’ Rezzonico

di Maurizio Cerruti*
Far rivivere Rosalba Carriera nei saloni di uno dei palazzi più sontuosi del Canal Grande, Ca’ Rezzonico. La Fondazione Musei Civici di Venezia ha pensato di valorizzare così, con un originale evento cultural-teatrale a cura di Arte Mide, la figura di una delle artiste più significative del Settecento veneziano, nell’ambito del progetto culturale “Venezia Città delle Donne”. Nell’attuale Museo del Settecento (che ospita uno dei suoi ritratti più famosi, quello della cantante lirica Faustina Bordoni Hasse) l’immenso salone da ballo affrescato fa da cornice a “Rosalba Carriera una vita per la pittura” (10 aprile 2018). L’attrice Chiarastella Seravalle, per la regia di Alberta Toninato, veste i panni della famosa artista del primo Settecento, famosa per i delicati ritratti a pastello, per ripercorrere alcuni episodi della vita di una donna di eccezionale talento, protagonista della stagione del rocorò, celebrata come la raffinata interprete della vita mondana del suo tempo. L’evento attinge da lettere e dal diario dell’artista per ricostruire anche aspetti inediti della vita avventurosa e intraprendente, in uno spaccato di vita tipico di Venezia e delle grandi Corti europee del ‘700. La colonna sonora sono i canti da battello eseguiti da Rachele Colombo sullo sfondo delle proiezioni di alcune opere di Rosalba per suscitare nello spettatore le suggestioni di un’epoca d’oro della pittura veneziana.
COLORI ASSASSINI. L’arte dei pastelli di cui la Carriera era maestra insuperata, viene riscoperta attraverso alcuni segreti tecnici che la pittrice serbava gelosamente nel suo taccuino. Alla continua ricerca di nuove sfumature Rosalba inventò e sperimentò fino alla fine vernici e composti chimici per ‘fissare’ il pastello, per sua natura evanescente, lasciandoci capolavori che si sono mantenuti intatti e brillanti fino a oggi. Ma furono proprio i suoi amati colori a tradirla: il bianco di piombo – la biacca di allora – velenoso, finì col renderla cieca: nell’ultimo autoritratto si rappresenta come Melpomene, musa di una tragedia ineluttabile. Gli esordi artistici di Rosalba sono con le miniature su avorio: un’arte minore tipicamente femminile che veniva equiparata alla scultura dei cammei. Lei comunque eccelle tanto da essere accolta nel 1705 nella prestigiosa Accademia di San Luca a Roma. E’ il suo grande trampolino di lancio verso la ritrattistica vera e propria. L’abilità di Rosalba nel delineare alla perfezione i tratti dei volti – in genere ingentilendoli – ma anche la sua capacità di introspezione psicologica dei soggetti ritratti, ben presto attirano su di lei l’attenzione della nobiltà veneziana.
UNA STAR A PARIGI. La sua è una carriera rapida, al pari della sua notorietà. Tra il 1720 e il 1721 la troviamo a Parigi, ospite di Pierre Crozat che la introduce nei palazzi e alle teste dei personaggi della Corte di Francia. La “veneziana” suscita curiosità e ammirazione della capitale francese, dove i Borbone – regnante Luigi XV, il re bambino – stanno vivendo un periodo fulgido, ancora ben lontani del disastroso tracollo con la Rivoluzione di fine secolo. Rosalba non solo dipinge, ma ha successo anche come concertista. Nell’ottobre del 1720 viene ammessa all’Académie Royale de Peinture et Sculpture. Il fatto di essere un’artista donna, un fatto piuttosto raro, accresce la sua fama nella Ville Lumière, dove si trova al centro di curiosità e attrazione. E lei, da abile imprenditrice di se stessa, sa sfruttare l’interesse di nobili e regnanti di tutta Europa chiedendo cifre astronomiche per i suoi ritratti. Metodica e instancabile, libera ed emancipata, con la sua arte raggiunge mete impensabili per una donna del suo tempo.
LIBERA E FAMOSA. Grazie alla sua intelligenza intesse relazioni di lavoro e d’amicizia con i ricchi e potenti dell’epoca, trasforma i suoi atelier in salotti culturali affollati da aristocratici che pur di ottenere un suo ritratto sopportano liste di attesa di mesi o addirittura anni. L’evento ripercorre viaggi di Rosalba Carriera a Vienna e Parigi, i rapporti di stima e le reciproche confidenze con Anton Maria Zanetti, collezionista e intermediario di opere d’arte, l’amico Christian Cole che la introdusse come maestra accademica all’Accademia di San Luca di Roma, le allieve Luisa Bergalli (moglie di Gaspare Gozzi, pioniera dell’editoria femminile) Margherita Terzi, Felicita Sartori la cantante Faustina Bordoni, il pittore Antoine Watteau.


*Giornalista

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